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In collaborazione con Oil –

Con una crescente apertura verso i capitali e le major internazionali il Paese si prepara ad affrontare le nuove sfide del mercato globale dell’energia. Fondamentale investire in ricerca e sviluppo

In Russia si assiste ad un cambiamento di mentalità, un’apertura a nuovi mercati così come alla collaborazione con le compagnie petrolifere internazionali e alla produzione di un’energia sempre più verde. Con un ruolo sempre più prezioso svolto dal gas, considerato “la scelta perfetta per i prossimi decenni”. La Russia sembra avviarsi verso nuove sfide nel campo dell’energia e pensa a investimenti di una certa consistenza. Ma le compagnie russe devono puntare di più su ricerca e sviluppo “se vogliono essere competitive a livello internazionale”, anche con il contributo, se è necessario, delle grandi major internazionali. Sergey Agibalov, Senior Expert, Department of Economics, Institute for Energy and Finance a Mosca delinea lo scenario attuale e futuro dell’energia del suo Paese.

Qual è il rapporto attuale tra le compagnie petrolifere nazionali e le major internazionali e come evolverà nel prossimo futuro? Ci sarà solamente un’agguerrita concorrenza o saranno in grado di crescere insieme?

Per quanto abbiamo visto finora, in Russia la struttura societaria consiste prevalentemente di compagnie russe, alcune governative, altre private, con la maggior parte delle risorse sviluppate comunque da società nazionali. Ma recentemente si è venuto a delineare un trend crescente di apertura verso gli affari, i capitali e le compagnie estere, e l’esempio più significativo è rappresentato dagli scambi fra le reti dei colossi internazionali, come ExxonMobil.

E come con BP?

Con BP e altri, e prima ancora con Exxon per lo sviluppo indiretto in svariate regioni. Perciò sembra che vi sia una tendenza ad aprire il mercato russo e spostarsi all’estero, insieme alle major internazionali. E ovviamente c’è anche la questione, altrettanto significativa, dello sviluppo della regione russa dell’Artico. È indubbio che vi sia un forte bisogno di tecnologia d’avanguardia per lo sfruttamento di queste risorse e pertanto è possibile prevedere un ulteriore incremento della collaborazione con le major internazionali, proprio nella regione dell’Artico.

A proposito di Artico, quali sono le prospettive della Russia in termini di esplorazioni geologiche ed estrazione di petrolio in questa regione?

La tendenza principale evidenzia un persistente aumento del costo delle risorse, accompagnato, quindi, da un continuo incremento delle spese. Pertanto, se è vero che sono stati fatti alcuni cambiamenti in questo ambito, riteniamo al contempo che il prezzo di petrolio e gas sia ancora piuttosto alto e che sia quindi possibile avviare un nuovo progetto nella regione Artica. Possiamo dire che l’era del petrolio e del gas a prezzi vantaggiosi sta volgendo al termine in Russia, perché la maggior parte di queste risorse proviene oggigiorno dai vecchi giacimenti di petrolio e gas, attivi ormai dai tempi dell’Unione Sovietica, quando furono fatti gli investimenti. Invece oggi le compagnie sono pronte a investire sempre di più, e un elevato livello di prezzi sosterrà sicuramente questi finanziamenti. Perciò le sfide non mancheranno ed è per questo che le compagnie russe devono investire di più in ricerca e sviluppo se vogliono essere competitive nei mercati internazionali e non solo difendere la propria quota di mercato interno. Come ho già detto, serve anche una partecipazione internazionale convinta in alcune aree per lo sviluppo di nuove risorse.

Che tipo di politica di mercato perseguirà la Russia per mantenere la sua posizione energetica dominante in Europa?

Innanzitutto va detto che la Russia è un fornitore di sicurezza energetica a livello globale ed europeo e pertanto la nostra priorità è sostenere questa sua posizione, oltre che la crescita dell’economia globale, alimentata dalle fonti energetiche russe. La Russia da parte sua sa bene che il gas, in particolare, è la scelta perfetta per i prossimi decenni. Le compagnie e le autorità russe pensano che sia fondamentale comprendere appieno l’intero processo di impiego del gas come combustibile in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, riduzione del costo degli investimenti e così via. Anche noi dovremmo adottare un approccio di ampie vedute e non restringere la nostra mentalità con scelte dettate per lo più da questioni politiche. Quindi lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili è importante, ma dovremmo anche misurare i vantaggi effettivi e i costi reali di queste energie verdi. Allora capiremo che il gas è una buona scelta in fatto di tutela ambientale e, aspetto da non sottovalutare, è vantaggioso anche in termini economici. Ecco dunque che, ad esempio in Europa, si potrebbe investire maggiormente nel gas e spendere di più per altre priorità economiche, come la lotta alla disoccupazione. Una priorità è anche il dialogo costruttivo e produttivo tra il governo russo, le compagnie russe e l’Unione Europea, la Commissione europea, le società europee. Possiamo avere opinioni diverse ma dovremmo capire le rispettive posizioni. La Russia è un importante fornitore di energia per l’UE e, ovviamente, dovrebbe esserci un equilibrio di interessi tra fornitore e provider e le decisioni dovrebbero andare a beneficio di tutti i soggetti coinvolti. Servono piani lungimiranti e lo sviluppo di questo dialogo tra UE e Russia è fondamentale, non dovremmo far altro che promuoverlo.

Il Parlamento Europeo ha riconosciuto di recente i benefici che il gas di scisto potrebbe apportare alla sicurezza energetica. Cosa pensa di questa fonte? Ritiene che in futuro potrà essere una valida alternativa al petrolio?

Sicuramente ritengo che il gas di scisto svolga un ruolo davvero rilevante nel mercato internazionale del gas. Finora è localizzato prevalentemente in Nord America, ma influenza comunque il mercato globale. Per come la vediamo noi, gli Stati Uniti diventeranno esportatori di gas e ci saranno inevitabili cambiamenti nel bilancio energetico degli USA a favore di un gas più economico. Tutti questi sviluppi avranno ripercussioni di carattere mondiale e proprio il gas di scisto è importante soprattutto in Cina, in Australia, in Ucraina, o in altre regioni ancora. Una cosa è certa: nell’insieme, sarà un tassello chiave del puzzle. Ma ovviamente si presuppone che i risultati saranno molto positivi per l’intero mercato del gas, dal momento che ci aspettiamo alcuni cambiamenti obbligati nel prezzo del gas, di pari passo con lo sviluppo e l’aumento delle vendite in tutto il mondo, sia dal punto di vista del GNL che delle nuove pipeline. Pertanto ci attendiamo alcuni cambiamenti e forse una riduzione del prezzo del gas che, a sua volta, stimolerà i consumi in modo tale che questo scenario vada a beneficio di tutti i soggetti coinvolti, come ad esempio i fornitori di gas convenzionale e non. Andrà a vantaggio dell’intero settore.

Che posto occuperanno, a suo avviso, le energie rinnovabili nel settore generale? Pensa che l’impiego di energia solare, ad esempio, possa ridurre o comprometterebbe la domanda di gas in Europa? Potrebbe addirittura interrompere la domanda?

Va detto che le energie rinnovabili occupano una fetta precisa del bilancio complessivo, ma come è risaputo, esiste una sorta di limite naturale a questo tipo di fonti. Ad esempio, le prospettive per l’energia solare sono ottime in alcune zone della Spagna, ma molto meno rosee se si parla di Germania o di altri Paesi. Tuttavia, se si pensa agli ingenti sussidi stanziati dai governi a favore delle energie rinnovabili, possiamo prevedere grandi cambiamenti, che si tradurranno in una forma di distorsione del mercato. A esempio si potrebbe ipotizzare di installare un qualsiasi tipo di risorsa rinnovabile in una località qualunque, che potrebbe anche non essere significativa rispetto alla presenza di queste fonti, me che, considerati i sussidi per le energie rinnovabili, alla fine permetterebbe comunque un guadagno. È evidente che questa situazione è piuttosto strana: la disponibilità di spazio e le risorse finanziarie non giustificano uno sfruttamento insensato. Chiaramente, in una zona molto ventosa, avrebbe invece senso installare delle turbine eoliche. Ma nel caso di venti moderati, non ci sarebbe un gran significato economico e ambientale. In ogni caso, bisognerebbe analizzare la situazione locale. Ad esempio, nel 2011 in Germania il coefficiente di utilizzazione dell’energia eolica era pari al 18 percento, vale a dire che le turbine eoliche non sono entrate in funzione per 300 giorni su 365. È sempre una questione di portata del progetto: se l’obiettivo è alimentare grandi città con quantitativi ingenti di energia, l’unica scelta fattibile sono le fonti convenzionali. Ma anche l’energia convenzionale dovrebbe essere più verde, più pulita, più sicura. Una soluzione potrebbe essere il gas o anche il carbone, purché sia quello pulito, ma se ad esempio si pensa di alimentare una grande città solo con turbine eoliche, bisognerebbe installarne una in ogni angolo del Paese e sarebbe alquanto assurdo.


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