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di MATTEO CIASTELLARDI –

Il centenario della nascita di Marshall McLuhan è stato un momento celebrativo estremamente fertile per tornare a confrontarsi criticamente sulle rivoluzioni culturali tracciate dal pensatore canadese e sui nuovi assetti sociali che il suo contributo intellettuale ha in vario modo anticipato. Uno dei passaggi fondamentali che McLuhan ha delineato è stato il rapporto tra l’uomo e la sfera della sua capacità di comunicare, nelle sue diverse forme di produzione e trasformazione. A tal riguardo, nel suo testo Understanding Media, emerge un’idea chiave, legata alla celebre asserzione “Il medium è il messaggio”: la comunicazione mantiene un imprescindibile rapporto con il supporto di trasmissione, mostrando quanto questo possa incidere nelle diverse epoche, qualora si tratti del vettore umano della tradizione orale, piuttosto che della chirografia, della stampa, dei media audiovisivi, fino alla rete e ai recenti modelli digitali.

Se si ripercorre brevemente l’evoluzione dei media, intesi quali supporti della comunicazione, si notano i passaggi cruciali che hanno segnato le tappe della nostra cultura. L’invenzione dell’alfabeto ha permesso la nascita di una “Mente Alfabetica” (Havelock, 1982) che, mediante la demarcazione tra parlante e parlato ha introdotto lo sviluppo della capacità critica affermando il discorso concettuale, seppur con il limite di aver fissato una soglia e creato una barriera verso le forme più emotive del mondo dei suoni e delle immagini, relegandole così al palcoscenico secondario delle arti (Castells, 2000). L’introduzione della stampa ha successivamente portato la dimensione della comunicazione e della conoscenza sulla carta grazie a un’interfaccia come il libro, che si è rivelato il mezzo più idoneo per soddisfare le esigenze di una cultura che gradualmente aveva necessità di poter archiviare, razionalizzare, trasferire, diffondere e fissare la conoscenza al di fuori della propria memoria e dei propri apparati sociali. Quella che è considerata la “mentalità-libro”, primo derivato della cultura alfabetica, ha costituito un vero e proprio “brainframe” (De Kerckhove, 1993), una geometria lineare dell’intelligenza, che ha portato a definire le pratiche della comunicazione fino a orientare mente e comportamento umano verso lo sviluppo di specifiche capacità. Oggi il progresso di una società sempre più interconnessa, la commistione di linguaggi e di modelli appartenenti all’oralità primaria e secondaria (Ong, 1982), la diffusione capillare dei mass media e del web ha nuovamente ridefinito la mentalità-libro, cambiando i ruoli tradizionali che appartenevano a lettore e autore, aprendosi a possibilità immersive di partecipazione, recuperando parte di quella dimensione emotiva e superando le costanti lineari di creazione e fruizione del pensiero.

Sono nati “supporti liquidi” che hanno alimentato nuovi scenari in cui il soggetto ha trovato un diverso spessore e una differente modalità per poter comunicare ed esprimersi. Si è passati da sistemi che trovavano nel principio di autorialità la loro cifra significativa, a strutture che trovano su supporti sempre più aleatori e su identità sempre meno marcate il canone di nuova impronta culturale. Le architetture della comunicazione sono passate da un modello gerarchico (top-down), in cui solo pochi potevano esprimersi, a un modello aperto e cooperativo (bottom-up), in cui (quasi) tutti hanno gli strumenti necessari per poter partecipare e contribuire. Questo eccesso di libertà ha portato però anche a un pluralità di informazione, spesso replicata, legata alle correnti plurali, e sostenuta dai social media, che rischia di far perdere di vista il soggetto e la sua reale matrice personale. Viene a crearsi oggi, come naturale esito del percorso fin qui descritto, la necessità di poter essere non solo prosumer con la capacità di partecipare all’ecologia della rete, ma persone digitali, cioè identità definite la cui reale cifra possa essere chiara e rispondente all’insieme di conoscenze e di coordinate che affidiamo al sistema. Se con McLuhan abbiamo compreso che il supporto è il presupposto per definire il contenuto, la sfida è aperta, tecnologicamente e culturalmente, su scenari cruciali in cui la comunicazione e il sapere digitale non possono più demandare una risposta concreta alla necessità di essere, anche, persone digitali.

Matteo Ciastellardi
media2000@tin.it

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