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Sarò sincerò: io questo libro non l’avrei mai scritto. Voglio dire che, se non fossero intervenute considerazioni, fatti, circostanze, persone e quanto di altro tenterò di spiegare in questa specie di proemio, non mi sarei messo a scrivere attorno a un argomento al quale ho dedicato il primo libro che ho pubblicato

Tratto dal libro Ricucire la vita

Ugo Riccarelli non avrebbe voluto scrivere questo libro, una storia che in qualche modo lo porta a rivivere la sua condizione di trapiantato e a ripercorrere i meandri inconsci, un po’ scomodi e spesso insicuri, di quel territorio dai confini incerti che, soprattutto nei casi come il suo, sta tra la malattia e la guarigione. Poi l’incontro con un centro d’eccellenza, l’ISMETT di Palermo, l’hanno convinto a ridare voce alle molte storie che gravitano attorno a una condizione estrema come quella dei trapianti. L’autore racconta le vicende di un territorio poco esplorato, e forse la premessa indispensabile per percorrerlo è capire che cos’è un trapianto: non il frutto del lavoro di un chirurgo, ma una storia complessa in cui converge un’incredibile quantità di conoscenze, di variabili, di opportunità, di organizzazione, della quale l’operazione chirurgica è solo l’atto finale. Cosa significa vivere l’esperienza del trapianto d’organi? E prima ancora: cosa significa vivere l’attesa di un trapianto? Una condizione in bilico tra la vita e la morte: propria e altrui. Uno stato psicologico difficile, come quelli che chiamano in causa l’etica, la scelta, il dolore. Ugo Riccarelli racconta se stesso in Ricucire la vita, in cui le storie dei singoli si intrecciano in un’unica grande storia che esplora il senso della vita stessa, in un interscambio di sofferenza, speranza, allegria, fortuna, sfortuna, voglia di vivere.

Autore.
Ugo Riccarelli è nato a Ciriè (Torino) nel 1954 da famiglia toscana. Ha studiato Filosofia presso l’Università di Torino e si è occupato per anni di azioni culturali in campo scolastico, cinematografico e teatrale, diplomandosi come Operatore Culturale nel 1976, lavorando anche presso l’ufficio stampa del comune di Pisa. Nel 1995 è stato tra i vincitori del premio del concorso RAI-Corriere della Sera “Sette per sette” con il racconto breve: Come ti faccio impennare l’audience dal quale è stato realizzato un radiodramma. Con Le scarpe appese al cuore ha vinto il premio “Chianti” 1996, con Un uomo che forse si chiamava Schulz, ha vinto il premio “Selezione Campiello” 1998 e infine il premio “Strega” nel 2004 con Il dolore perfetto.

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