Lettera aperta di Paolo Lutteri – 8 febbraio 2024
Cara Elvira,
a te che hai studiato filosofia cinese e che vuoi sapere come il governo cinese ha impostato la gestione della conoscenza attraverso l’intelligenza artificiale, racconterò in breve quel che so in proposito. L’approccio filosofico è totalmente pragmatico. Non c’è traccia di Confucio o di Laozi, come forse speravi, piuttosto qualche spunto legista di Hanfeizi (3° sec. a.C.), il quale suggeriva che il mondo senza un governo forte è destinato alla rovina.
In Cina le normative statali guidano la ricerca tecnologica, mentre perlopiù in Occidente l’innovazione precede ampiamente la regolamentazione. Il Governo cinese ha come obiettivi principali la sicurezza interna e una leadership internazionale sui dati. In parole semplici: la tecnologia deve essere utile all’agenda sociale del Partito, gestire gli impatti economici ed etici della popolazione e delle istituzioni, competere con le grandi potenze mondiali sui primati scientifici e geopolitici.
Nel 2021 è stato pubblicato il Regolamento sugli algoritmi di raccomandazione, che ha prodotto il Registro degli Algoritmi, un database online sulle capacità di un’intelligenza artificiale per la mobilitazione sociale. Nel 2022 sono state varate le Norme affinché i contenuti generati sinteticamente (deep synthesis) siano etichettati come tali, siano conformi ai controlli, non generino notizie false e evitino usi impropri. Nel 2023 sono uscite le Misure provvisorie sull’intelligenza generativa, che esigono dai provider di sostenere i valori fondamentali del socialismo alla cinese, garantire proprietà intellettuale, trasparenza, accuratezza e affidabilità, senza discriminazioni. Lo Stato promuove l’innovazione e lo sviluppo nell’intelligenza artificiale generativa attuando una gestione graduale tollerante e cauta (http://www.cac.gov.cn/2023-07/13/c_1690898327029107.htm). L’Accademia cinese delle scienze sociali ha pubblicato anche un documento integrativo con un elenco degli argomenti da evitare (oscenità, violenza, terrorismo, critiche al socialismo o all’unità nazionale). Sono previste sanzioni amministrative e penali per le violazioni. Il 17 gennaio scorso sono state pubblicate dal Ministero dell’Industria le grandi Linee guida del settore dell’intelligenza artificiale. Si tratta di standardizzare 50 soggetti nazionali, ovvero applicare specifiche comuni per garantire uniformità e coerenza in certi settori, mantenendo controlli efficaci senza schiacciare le emergenti iniziative industriali collegate con l’intelligenza artificiale. Prevenzione e protezione sono i due concetti della sicurezza.
In sostanza il governo reclama un ordine tecnologico per uno sviluppo vivace, ma moderato dal Partito, nell’interesse di tutta la collettività. Dopo gli sviluppi incontrollati dei neocapitalisti cinesi degli scorsi anni stavolta il governo vuole gestire dall’inizio le iniziative tecnologiche più significative e potenzialmente più discriminanti.
L’equivalente della ChatGpt di OpenAi in Cina è stata sviluppata dagli ingegneri di Baidu (gigantesco motore di ricerca) e si chiama Wénxīn yī​yán (文心一言) o ERNIE (Enhanced Representation trought Knowledge Integration) con linguaggi LLM (Large Language Model). A dicembre 2023 aveva già 100 milioni di utilizzatori. Anche Alibaba e Tencent sono al lavoro sulle chat bot. Ovviamente le imprese sono supervisionate dal governo al quale spetta il compito di stabilire quel che sia lecito e quel che no, forse esaltando o sminuendo eventi o persone secondo opportunità. Sfida tra tecnicalità e ideologia?
A noi, da curiosi della cultura cinese e appassionati della scrittura ideografica, piacerebbe conoscere se anche l’organizzazione degli algoritmi da parte dei Team creativi cinesi è concepita per gli ideogrammi e tiene conto di una logica ‘orientale’ che nei sillogismi e nella sintassi è un po’ diversa da quella aristotelica. Perfino nella morfologia i vocaboli cinesi, ognuno dei quali indica un concetto (che può essere sostantivo, attributo, verbo, avverbio o altro) non hanno genere, numero, coniugazione, declinazione. Per la lettura e le relazioni digitali tra i concetti (o vettori) non c’è una base alfabetica di una trentina di lettere, ma di almeno 50.000 disegni semantici. Sarà come il riconoscimento facciale o delle impronte digitali? Come sai c’è poi un mondo metaforico nella scrittura ideografica, nel linguaggio e nella letteratura dei cinesi, che è tutto da interpretare. Allusioni e allegorie, che tu hai studiato sui classici o sui quotidiani odierni, spesso inducono interpretazioni ermetiche; come saranno trattate dalla burocrazia tecnologica? Approfondiremo anche questo argomento appena possibile. Se hai suggerimenti, non esitare a metterli in comune. Da sempre sono grato dei tuoi insegnamenti. Intanto un forte abbraccio
Paolo
Articolo precedenteNASTARTUP spegne 100 candeline per i 100 appuntamenti mensili gratuiti e aperti a tutti
Articolo successivoIl Mondo Nuovissimo di Fabio De Felice e Roberto Race
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it