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Una donna alla direzione di Le Monde: è Natalie Nougayrede, 46 anni, ex corrispondente da Mosca e vincitrice nel 2005 del premio giornalistico ‘Albert Londres’ per i  suoi reportages dalla Cecenia. La Nougayrede affianca idealmente Jill Abramson, direttrice del New York Times dal giugno 2011, nel ristretto circolo delle donne arrivate al vertice di grandi testate della stampa mondiale.
In Italia, in un grande quotidiano nazionale, non è ancora successo, ma accadrà presto. Per me, non sarà né una sorpresa, né uno shock: un po’ perché ho cominciato a fare questo mestiere all’inizio degli Anni Settanta, nell’unico quotidiano italiano allora diretto da una donna, La Provincia Pavese –la direttrice era Giuliana Boerchio Pirovano-; e soprattutto perché le leve di colleghi più recenti vedono una netta prevalenza femminile (in quantità e spesso in qualità).
E se le poche donne della mia generazione che avevano fatto carriera avevano dovuto superare diffidenze e ostilità che le avevano talora indurite, quelle che hanno oggi posizioni di responsabilità hanno incontrato meno ostacoli nei percorsi professionali e non hanno dovuto costantemente dimostrare di essere più brave e più toste dei colleghi maschi perché i loro meriti sono riconosciuti senza (troppe) reticenze.
Aspettiamoci, quindi, e magari auguriamoci, che l’ondata di direttrici, già sollevatasi, investa presto pure le testate più prestigiose. Non che ciò porti, di per sé e automaticamente, un cambio di passo. Ma il rinnovamento e l’adeguamento di un mestiere in trasformazione può trarne giovamento.
Non conosco la Nougayrede, eletta direttrice il 1° marzo: i membri della Società dei Redattori (SRM), attualmente circa 450, l’hanno votata a grande maggioranza, su proposta dagli azionisti. «Natalie Nougayrede diventa la prima donna a dirigere il quotidiano Le Monde. Eletta con circa l’80%» (79,4%), ha annunciato uno dei ‘patrons’, Pierre Bergé, sul suo profilo Twitter.
Sul piano della cronaca, non so nulla delle recenti vicende interne a Le Monde. E mi baso, quindi, sui dispacci dell’ANSA di venerdì scorso. Secondo gli statuti del giornale, la scelta del direttore, proposta dagli azionisti, deve essere approvata dal 60% dei membri della SRM. La Nougayrede era stata indicata dai tre azionisti di riferimento della società editrice (oltre a Bergé, il banchiere d’affari Matthieu Pigasse e il patron del web provider Free Xavier Niel) per succedere a Eric Izraelewicz, morto improvvisamente a fine novembre per un attacco cardiaco.
La Nougayrede era una vera e propria outsider: in 15 anni di lavoro per Le Monde, non ha mai ricoperto posizioni gerarchiche di spicco. E’ stata preferita ad almeno tre colleghi di chiara fama, tutti uomini, nessuno dei quali in grado di ottenere il consenso di tutti e tre i patron della testata.
Il capo del politico Arnaud Leparmentier, ex corrispondente da Berlino e Bruxelles, sarebbe stato ritenuto troppo ‘a destra’ per le posizioni del giornale. Il direttore dello sviluppo Franck Nouchi, sostenuto da Bergè, non sarebbe stato gradito a Piegasse e Niel perché troppo vicino al transfuga Edwy Plenel, l’ex direttore che lasciò Le Monde nel 2008 per fondare il sito di informazione Mediapart. Quanto allo specialista di macroeconomia internazionale Alan Faujas, il cui nome era circolato come successore di Izraelewicz, perché ne condivideva il profilo economico, non sarebbe mai stato realmente in gara.
La scelta non è stata semplice: l’interim del vicedirettore Alain Frachon sarebbe dovuto durare solo qualche settimana, ma per mesi i tre azionisti non si sono messi d’accordo su un nome. Alla fine, l’ha spuntata, con il gradimento dei colleghi, Natalie Nougayrede.
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