Roma. 89 anni, tanto entusiasmo e tanta voglia ancora di scrivere e informare. “1943. Cronache di un anno” è l’ultima fatica di Sergio Lepri, grande giornalista e direttore per un trentennio dell’agenzia stampa Ansa. Un libro diverso dagli altri, un volume pubblicato esclusivamente on line, non stampato perché ancora in piena fase di sviluppo: un testo aperto alla collaborazione di tutti, multimediale, interattivo e ipertestuale. Attraverso l’infinita rete Web, Lepri racconta sul proprio sito Internet il 1943, anno fondamentale per la futura nascita della Repubblica italiana. Gli eventi più importanti del ’43 raccontati dallo stesso Lepri ma anche da chi, come lui, ha vissuto quell’anno che ha visto la nascita della resistenza partigiana e il corpo italiano di liberazione. Un flashback rivissuto sotto forma di diario, un lungo racconto di date e rimandi storici per rinnovare insieme ai protagonisti il terzultimo anno della seconda Guerra Mondiale.

Lepri, sergente addetto all’ufficio operazioni del Comando della quinta armata e dopo l’8 settembre 1943, con la firma della resa incondizionata dell’Italia e la successiva dissoluzione degli altri comandi, disertore per l’esercito della Repubblica Sociale di Salò, rievoca i momenti di angoscia vissuti in quei 365 giorni di guerra e di stenti: “dall’inizio del conflitto, il 10 giugno del 1940, l’inflazione è salita del 162%. Non si ha neppure il conforto di una tazzina di caffè”, si legge in un passo del primo gennaio, la prima data di questo libro interattivo. Un “work in progress”, un testo di circa sessanta capitoli (dei 110 previsti) scritto in vari momenti, sempre suscettibile di revisioni ed aggiornamenti. Un’opera che vive di vita propria, senza limiti di spazio e senza obblighi temporali di pubblicazione. È soprattutto per questo motivo che il ‘maestro’ Lepri ha deciso di non stampare l’opera ma di editarla su Internet: un testo che può cambiare e migliorare grazie all’intervento sempre tempestivo e quasi mai inopportuno dei tanti collaboratori che questo libro può avere l’onore di annoverare. Previste testimonianze di giornalisti come il compianto direttore di Media Duemila Giovanni Giovannini, documentazioni di persone sconosciute ma unite dal comune senso di appartenenza per uno dei momenti più neri della storia del Paese Italia.

Un libro in rete e non sugli scaffali di una classica libreria: l’autore ha scelto la prefazione per spiegarne i perché. “1943. Cronache di un anno” è un e-book che “non dà all’autore la gioia che si prova quando l’editore gli presenta la prima copia del libro di carta. Il libro di carta ha un peso, che si sente tenendolo nella mani. Un libro in Internet è senza peso e non lo si può toccare. Però può arrivare dovunque e per sempre”. Si perde, è vero, il fascino della prima copia ricevuta dalle mani dell’editore ma si acquista un oggettivo vantaggio di longevità per un testo sempre aggiornato e quindi sempre vivo. Dalla “cronaca” del primo gennaio, dove si racconta di un Capodanno inevitabilmente privo di festeggiamenti e “senza brindisi” al messaggio del 6 febbraio con gli ultimi colpi di coda di Mussolini che fa fuori quasi tutti i ministri del suo governo (anche Ciano e Grandi), nominandone di nuovi e tenendo in mano tutti i ministeri più importanti. Dal 25 luglio quando il re decide di far arrestare il Duce, all’8 settembre quando il generale Badoglio annuncia la firma dell’armistizio, fino al 12 settembre quando i tedeschi liberano Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso; dal 16 ottobre quando duecento ‘SS’ rastrellano 1022 ebrei nel ghetto di Roma al 28 dicembre, ultima pagina di questo straordinario libro, quando a Campegine, un paese della provincia di Reggio Emilia, sette fratelli – i sette fratelli Cervi – vengono fucilati dai nazisti per la loro attività nella Resistenza.

Un capitolo intero per ogni giorno ritenuto importante ma anche fotografie e documenti introvabili che testimoniano eventi non conosciuti ma determinanti del nostro passato. ‘1943, cronache di un anno’ è un lavoro giornalistico fatto di resoconti ma anche un’opera storiografica che ha la presunzione di raccontare cosa è effettivamente accaduto.

Sergio Lepri, un uomo di 89 anni ancora smanioso di futuro: il passaggio dall’analogico al digitale sta cambiando la professione giornalistica e “1943. Cronache di un anno” è stato pensato proprio per sfruttare le nuove tecnologie come il computer, l’iPod o i cellulari di ultima generazione. Multimediale e ipertestuale perché corredato da link di siti dove è possibile trovare approfondimenti sull’argomento che interessa e interattivo proprio perché attraverso il dialogo autore-lettore si può arricchire il testo inviando personali testimonianze, contributi sulle vicende di quell’anno oppure proposte di correzione per eventuali e possibili imprecisioni all’indirizzo di posta elettronica dell’autore (sergio.lepri@rm.tws.it). Le note presenti alla fine di ogni giornata servono proprio a corredare il lavoro già sviluppato. Le testimonianze da inserire devono avere informazioni che arricchiscano il racconto dell’evento e per questo il professor Lepri tiene ad accertarsi che siano attendibili e vere.

Un libro che vive ed è infinito nello spazio e nel tempo a differenza dei libri a stampa: niente ne vieta la continuazione anche quando il professor Lepri non potrà più occuparsi della sua ultima e forse più intrigante opera.

Un libro di testimonianze di un autore sempre attento alle dinamiche del futuro ma angosciato da una costante della vita: la perdita della memoria del tempo.

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Dopo oltre 60 anni di professione giornalistica e dopo molti libri a stampa, come le è venuto in mente di pubblicare il suo nuovo libro in Internet?

La prima idea fu di scrivere un libro come gli altri, stampato; avevo trovato anche l’editore. L’idea nasceva dal desiderio di fissare nero su bianco, a futura memoria, esperienze di vita che possono essere insegnamento ed essere stimolo di riflessione. Ecco perché un libro sul 1943. Perché il 1943 è l’anno più drammatico e critico degli anni dell’ultima guerra; l’anno in cui l’Italia ha visto la fine di Mussolini, l’armistizio e il disfacimento dell’esercito, la Repubblica Sociale, l’inizio della Resistenza e della guerra civile. Volevo raccontare quegli eventi facendo parlare chi li ha vissuti; a cominciare da me, ovviamente; non come storico, ma come giornalista, come cronista.

L’idea nasceva quindi dal timore della perdita della memoria storica da parte dei giovani di oggi?

Proprio così. La mia generazione è stata, per quelli di noi che sono sopravvissuti, una generazione fortunata; spettatori e in qualche caso protagonisti di eventi eccezionali: il trionfo e la morte del comunismo, la messa in discussione del capitalismo e del libero mercato. E tutto questo ha molto da insegnare alle nuove generazioni, soprattutto a quelli che chiamate Nati Digitali.

Ma non ha risposto alla mia domanda; perché è passato dalla stampa alla Rete?

Per fare prima: io sono in là con gli anni e l’editoria tradizionale ha tempi lunghi. Il mio libro non era un ‘giallo’ dove bisognava concludere per sapere chi è l’assassino, ma un libro di cronache di eventi, ognuno con una sua fisionomia, anche se legati fra loro. Trovai allora che in Internet potevo pubblicarlo anche in corso di scrittura e senza un ordine preciso, prima quell’evento, poi l’altro.

Tutto qui?

No. Capii subito che Internet mi assicurava anche tanti privilegi che la stampa non possedeva: l’ipertestualità, la multimedialità, l’interattività. Un libro di carta è un libro finito in tutti i sensi; un libro di bit, invece, non ha confini, né nello spazio né nel tempo. Un libro stampato è condizionato dalla propria fisicità, è chiuso nelle sue pagine, è immutabile nei suoi contenuti, ha un limite nell’area dei suoi lettori, negli anni di fruizione e di consumo; con una fine certa, prima o dopo: il macero. Un libro digitale è immateriale; può estendersi in uno spazio infinito con l’ipertesto; può prolungarsi in un tempo infinito con Internet; può contare in un numero infinito di lettori, in ogni parte della Terra, grazie ai motori di ricerca. Può essere letto oggi, domani e dopodomani, dovunque, anche da chi non sa del libro e da chi non conosce né sa niente di chi l’ha scritto.

Il libro (oggi sessantacinque giornate di diario) è uscito sul suo sito Internet il 4 novembre dello scorso anno. Quali sono state le sue prime esperienze d’autore?

Esperienze appassionanti, molto più ampie di quanto si poteva immaginare. Soprattutto il dialogo con i lettori, che hanno risposto numerosi all’invito di contribuire al racconto di quell’anno e quindi alla redazione del libro. Sono arrivate testimonianze (ovviamente di ultra sessantacinquenni o dei loro figli), informazioni e suggerimenti per integrare o arricchire i testi di base e consigli per correggere qualche imprecisione. E spesso il dialogo è passato dalla posta elettronica al libro, nelle note in calce alle giornate del diario: uno scambio di idee tra autore e lettore sui particolari di una vicenda o sulle sue interpretazioni. Un lettore, figlio di un sopravvissuto alla tragica ritirata dell’Amir, in Russia, nel gennaio del 1943, ha chiesto anche, dopo aver suggerito di correggere alcune imprecisioni, di poter rivolgere un appello a qualche commilitone, ancora vivente, di suo padre defunto. È stato accontentato.

Così il libro sta crescendo non solo in lunghezza, via via con le nuove giornate in corso di scrittura, ma anche in larghezza, con l’ampliamento delle giornate già scritte.

Con le aggiunte dell’autore e con quelle dei lettori, il libro in tre mesi è cresciuto, senza contare le giornate in più, di almeno il 5-6%. E devo stare attento a contenere i contributi esterni; non vorrei che il libro sul 1943 diventasse una wiki-enciclopedia su quell’anno. Un lettore mi ha dato un capitolo di un suo libro che sta per uscire; è stato già inserito. Un altro mi ha autorizzato a riprendere un suo cd non in commercio, bellissimo, sulla difesa di Roma del 9 e 10 settembre 1943. Ci sto pensando; pesa 450 megabytes.

Suppongo che i lettori le abbiano espresso anche opinioni. Che cosa li ha maggiormente colpiti?

Sicuramente l’ipertesto, con la possibilità, cliccando, di andare immediatamente in altri siti per maggiori possibili approfondimenti; ma soprattutto la multimedialità, cioè il sonoro, il filmato. Fa effetto, per esempio, leggere il comunicato col quale il generale Badoglio annuncia l’armistizio, l’8 settembre, e potere sentire anche la sua voce che lo legge (dall’audio sembra che proclami una vittoria invece della resa incondizionata dell’Italia). Oppure leggere che i soldati tedeschi in ritirata cantano ‘Lili Marleen’ (la intonano malinconicamente, per l’ultima volta; poi sarà proibita perché considerata dai loro capi, comprensibilmente, una canzone disfattista) e allo stesso tempo sentire la voce della grande cantante e attrice Marlene Dietrich.

Quali altri vantaggi ha trovato scrivendo in Internet rispetto ad un libro stampa? Lo schermo del PC non fa perdere il fascino della pagina cartacea?

Primo; il libro è stato conosciuto rapidamente e ampiamente nel mondo di Internet: se su Google digito la frase “Sergio Lepri 1943 cronache di un anno”, il risultato sono 491 pagine, cioè 491 siti che in un modo o nell’altro parlano del libro. Secondo; una particolare struttura alla quale mi sono abbonato (11 euro l’anno) mi trasmette ogni giorno i dati di quanti lettori hanno visitato il mio sito per una volta e quanti ci tornano (in media 250 visitatori al giorno, anche da fuori Italia; nell’ultima settimana anche da Israele, Finlandia, Moldova), mi dice anche quali pagine del libro leggono (complessivamente 1063 sono le pagine lette negli ultimi sette giorni). Inoltre mi fanno capire quali sono gli eventi che devo ancora raccontare. Terzo; ho così avuto la conferma che il PC ha cambiato e sta cambiando il criterio di lettura. Un libro (ovviamente un libro come questo – di racconto storiografico – o analogo a questo) non lo leggiamo dalla prima pagina all’ultima, ma leggiamo questa pagina o quella, secondo le nostre esigenze conoscitive e le nostre curiosità. Così succede, del resto, anche per i libri a stampa di questo tipo: raramente li leggiamo tutti di seguito; non ne abbiamo la voglia e il tempo.

In questo modo di leggere siamo condizionati dallo schermo del PC; è diverso che leggere un libro a stampa seduti in poltrona.

Il PC, insieme a Internet, ha cambiato i modi di comunicare e di fare informazione, sia nei contenuti, sia nella loro redazione e la videoscrittura ha portato a una semplificazione lessicale e sintattica del linguaggio. Tutto è diverso tra carta e Web. Così è oggi, domani chissà. Stiamo aspettando che arrivi il foglio di plastica flessibile su cui potremo vedere e leggere, seduti in poltrona, quello che ora vediamo e leggiamo seduti su una sedia, sullo schermo del PC; e tutto potrò cambiare ancora una volta. Ma sempre senza carta.

Ma dica la verità: non ha nostalgia della carta? Del libro stampato, con una bella copertina?

Si. È la nostalgia dell’autore a cui l’editoria consegna la prima copia del libro e l’autore lo prende in mano, lo accarezza, lo sfoglia, lo guarda come una sua viva creatura. Ma qui l’autore ha un’altra soddisfazione: quella di sentirsi protagonista di una rivoluzione nel campo dell’editoria libraria, autore di un libro che continuerà a vivere anche quando lui non ci sarà più, affidato a qualcuno che lo curerà e lo aggiornerà. Un libro infinito non soltanto nello spazio ma anche nel tempo.

R.B.

(Da: Media Duemila n° 263, febbraio 2009)

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