Ho detto più volte, e ne sono convinto, che la Pubblica Amministrazione è il settore dal quale poter riavviare la crescita della nostra economia. Del resto, anche in Inghilterra il primo ministro Gordon Brown ha lanciato il progetto “Digital Britain” per ridare slancio all’economia inglese, tramite l’obiettivo concreto di dotare tutte le case di banda larga entro il 2012. La nostra strada per il 2012 digitalizzato passa per 80 progetti, raccolti intorno a 4 ambiti di intervento prioritari: settoriali, riferiti alle amministrazioni centrali dello Stato e alle università; territoriali, con riferimento sia alle regioni che ai capoluoghi; di sistema, rivolti allo sviluppo del Sistema pubblico di connettività e ai progetti per ridurre il digital divide e migliorare l’accessibilità dei servizi; internazionali, per mantenere un forte impegno sia nella rete europea delle infrastrutture che dell’innovazione e delle best practice. Il tutto con un costo totale di un miliardo e 380 milioni di euro. Si interverrà nella scuola, nella giustizia, nella sanità, a favore delle imprese, sulla sicurezza. Nella scuola uno degli obiettivi è dotare 10mila500 istituti di almeno tre aule informatizzate con lavagne digitali interattive e personal computer. Poi ci saranno mail ed sms per il dialogo tra insegnanti e genitori. Nella giustizia attiveremo comunicazioni telematiche per i processi civili, e a fine 2010 sarà possibile ottenere via Internet tutti i certificati giudiziari. Entro quest’anno nascerà l’anagrafe unitaria integrata con il catasto e i dati topografici regionali.
I miei colleghi di Governo, e in primis il presidente Berlusconi, che è intervenuto di persona alla presentazione del Piano, sono ben consci di come la completa digitalizzazione della PA possa aiutare anche il sistema produttivo a recuperare concorrenzialità. Per questo abbiamo avviato, ed entro l’anno completeremo, 60 intese istituzionali, attuando una collaborazione per obiettivi con tutte le amministrazioni centrali, le Regioni e le città capoluogo.

BrunettaRoma. Il “Piano di e-government 2012”, secondo molti osservatori, può funzionare da manovra anticiclica per contrastare la crisi in atto e stimolare la crescita del Paese, creando domanda qualificata di infrastrutture tecnologiche avanzate e d’innovazione in generale sul territorio. Quanto il tempo necessario ad avviare questo processo? E quanto gli altri ministri la seguono?

 

 

 

Da Assinform, insieme all’apprezzamento del Piano è venuta una critica: la grande molteplicità e varietà di progetti senza una precisa scala di priorità fa temere finanziamenti a “goccia” e la possibilità di ripetere esperienze fallimentari già percorse. Cosa risponde a questi timori?

 

Non commento le esperienze dei miei predecessori. Hanno pesato l’assenza di una effettiva cabina di regia, la scarsa cultura del risultato e un approccio poco orientato alle esigenze del cittadino-cliente. Le basi su cui il nostro Piano si poggia vanno nella direzione di estendere i servizi on line, verificandone la qualità attraverso meccanismi di feedback, premialità e disincentivo.

Quanto ad Assinform, il presidente Lucarelli ha dichiarato che vede nel Piano una manovra anticiclica e di innovazione del Paese, a patto che segua alcuni criteri: tempi certi di spesa e di attuazione, su progetti prioritari. Insomma, un approccio pragmatico che mi sento di condividere. Il Piano e-gov 2012 sarà monitorato e i risultati resi pubblici nel portale e nelle relazioni trimestrali di attività.

 

Chiudiamo con una curiosità. Ha destato un certo interesse il progetto “Ci mettiamo la faccia” il software grazie al quale il cittadino potrà valutare con delle “emoticons” i servizi ricevuti dalla Pubblica Amministrazione. Il servizio dovrebbe partire in questi giorni in 100 sportelli in Comuni che si sono offerti volontari per la sperimentazione. Ha qualche dato sui nostri Comuni più virtuosi? In alcuni Paesi, come la Gran Bretagna, già funziona abbastanza bene…

 

Già oggi chi si rivolge ad uno sportello pubblico può esprimere un giudizio, ma bisogna compilare un modulo, ci vuole del tempo e nessuno lo fa. È un metodo preindustriale. Invece con le faccine, una grande invenzione dell’era di Internet, bastano pochi secondi: uno smiley e via. Ad esso va collegato un sistema premiante per gli uffici con il maggior numero di valutazioni positive. Così, il cittadino giudicherà sul momento la qualità del servizio che richiede, aiutando, nel contempo, a valutare il funzionamento degli uffici, a individuare le priorità e i punti critici dei processi amministrativi, rendendo più trasparente e partecipativo il rapporto con la PA. E il fatto che ci sia la customer satisfaction imporrà al fornitore del servizio pubblico maggior efficienza e gentilezza. Lo stiamo sperimentando già con “Linea Amica”, il grande network tra i Contact Center della PA: sul sito http://www.lineamica.gov.it sono presenti emoticons cliccabili, che sono contenuti anche nelle e-mail di risposta al cittadino. Queste le percentuali di gradimento registrate fino ad oggi: valutazione positiva 80 per cento; valutazione neutra 4 per cento; valutazione negativa 16 per cento. Se, come dicevo all’inizio, la Pubblica Amministrazione deve diventare il volano di un nuovo ciclo di sviluppo, occorre anche dotarsi di strumenti di valutazione nuovi per misurare la soddisfazione dei cittadini.

 

Media Duemila