Italia Creativa non è solo un aggregatore di numeri ma un primo passo di fare squadra” sono le parole con cui Andrea Bassanino, Partner EY, ha dato inizio alla conferenza tenutasi nella giornata del 20 gennaio presso il Salone d’Onore della Triennale di Milano.

Italia Creativa è il primo studio che presenta l’Industria della Cultura e della Creatività italiana attraverso una visione globale: quantitativa e qualitativa, di situazione e di prospettiva.
L’obiettivo della ricerca è quello di sensibilizzare il pubblico sull’importanza di questo settore purtroppo non sufficientemente valorizzato. Cultura e creatività sono i principali motori di sviluppo presente e futuro del Paese, costituendo al contempo la ricchezza della società sia in termini di profitto che di occupazione.
Dalle considerazioni appena citate e dal coinvolgimento delle principali associazioni del settore nasce il progetto Italia Creativa.
Il valore economico dell’Industria della Cultura e della Creatività emerso dal calcolo delle cifre dell’anno 2014 è di 46,8 miliardi di euro. Di cui, l’86% sono diretti, cioè derivanti da attività legate direttamente alla concezione, produzione e distribuzione di opere e servizi culturali e creativi. Il rimanente 14% è costituito dai ricavi indiretti ottenuti da attività collaterali.
Il secondo dato importante arriva dall’occupazione di quasi un milioni di persone posizionando, così, la filiera creativa tra i primi settori in Italia per numero di occupanti.

La presentazione di Andrea Bassanino, ha aperto un’interessante tavola rotonda che ha visto partecipi, Donato Iacovone – AD di EY in Italia e Managing Partner dell’area Med, Ernesto Mauri – AD Gruppo Mondadori, Filippo Sugar Presidente SIAE, Andrea Zappia – AD SKY Italia, Francesca Cima – Produttrice Indigo Film e Presidente Produttori ANICA, Sergio Escobar – Direttore del Piccolo Teatro di Milano, Christian Greco – Direttore del Museo Egizio di Torino. Moderatore del Panel Sarah Varetto – Direttore di SKYTG24

“La fotografia di oggi ci dice che non siamo poi così indietro” secondo Filippo Sugar, ciò che è importante è valorizzare la Creatività e la Cultura e portare questo settore al centro dello sviluppo del Paese. Fondamentale per il presidente della SIAE è anche la tuteta del diritto d’autore e il potenziamento degli investimenti nell’Industria della Cultura e della Creatività.
Riguardo la tutela del diritto d’autore, Ernesto Mauri si è espresso chiarendo il ruolo occupato da Google che non è quello di autore ma di semplice aggregatore di contenuti. Molto spesso questa distinzione viene confusa e gli autori passano in secondo piano. Un altro concetto esposto dall’amministratore delegato del gruppo Mondadori, è quello di promuovere la lettura. Il mercato dei libri italiano è a un terzo di quello francese. Il 58% degli italiani non leggono libri e il 39% riguarda la classe dirigente. I libri sempre più spesso danno spazio ai film, rendendo maggiori gli ingressi nei cinema e nei teatri.
Andrea Zappia parla del ruolo sempre più importante dell’audiovisivo, il quale grazie alle tecnologie digitali, ha dato inizio ad una serie di nuovi prodotti tra cui il documentario 3D della Galleria degli Uffizi di Firenze che è stato proiettato in più di duemila sale nel mondo. Le piattaforme sono in aumento così come le audience che raggiungono numeri giganti in tempi immedianti. Per questo motivo un altro elemento dannoso a cui porre rimedio è quello della pirateria. Il primo passo è creare un contesto di fruizione basato su una regolamentazione chiara che tuteli gli investitori. Filippo Sugar ribadisce che per crescere dobbiamo difendere l’Industria Creativa e Culturale tutelando il diritto d’autore e combattendo la pirateria.
Ritornando al confronto con la Francia, Donato Iacovone parla della possibilità per il mercato italiano di eguagliare i numeri fracesi esprimendo meglio il valore dei nostri prodotti. Un risultato ottimale sarebbe facilmente raggiungibile creando collaborazioni tra pubblico e privato e dando spazio ai giovani che sono i maggiori interessati a lavorare in questo settore. Iacovone esprime la necessità di creare contenuti innovativi utilizzando il digitale come guida per semplificare la complessità, aumentando così il numero dei fruitori. Agire sulla città metropolitana, creare le smart city in cui avere un’esperienza quotidiana diretta è un altro grande passo.
Francesca Cima si pone la domanda sul perché parlare di questo. La produttrice di Indigo Film fa riferimento ai paesi esteri che sanno benissimo come rendere redditizia la cultura. Il punto centrale sta nel creare identità forti che elimino a priori queste domande. Riportare e dare valore alle cose partendo dall’educazione scolastica è il metodo migliore per evitare il rischio che il prodotto italiano venga acquisito da altri paesi, sia con l’emigrazione degli italiani sia con l’acquisto da parte di aziende estere.
Contributo importante anche quello del direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, sulla programmazione delle attività facendo un confronto con l’organizzazione olandese a lungo termine e il ruolo fondamentale della comunicazione.
Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano, parla di PIL possibile non esistente. Creare curiosità che stimolino gli investitori. Investire nel teatro non porterà mai ad un profitto migliore con i criteri attuali. È necessario riaffermare il valore della nostra cultura.

A conclusione della tavola rotonda la parola passa al Ministro dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.
“In Francia avrebbero orgogliosamente vantato i numeri, noi dobbiamo vendere l’orgoglio”, il ministro Franceschini dopo aver elencato una serie di soddisfazioni che arrivano dall’operazione dei musei, dalle occupazioni e dalla crescita delle risorse, parla di orgoglio del prodotto culturale italiano. Il patrimonio italiano deve essere tutelato e valorizzato ma la grande carta italiana è quella del presente, del contemporaneo. È necessario aiutare gli investimenti nell’industria culturale e creativa.
La battaglia non può essere svolta a livello nazionale ma secondo Franceschini la collaborazione va estesa ad altri paesi europei. È importante creare un mercato europeo competitivo a livello mondiale. Per fare questo dobbiamo essere orgogliosi dei nostri prodotti.