di ELISABETTA DURANTE

 

Le classifiche, si sa, vanno prese con le pinze. Anche nel caso del “Global Competitiveness Index 2010-2011” (perché poi 2011? non è chiaro) di recentissima pubblicazione, sarebbe opportuno una riflessione sui criteri adottati nell’esecuzione di questi costosi esercizi.

 

Agli autori ingaggiati dal World Economic Forum (Wef) va comunque tutta la nostra gratitudine per averci illuminato su cose che altrimenti continueremmo ad ignorare: per esempio, che l’Italia insegue l’inguaiatissima Irlanda ed altri Paesi notoriamente avanzati come Tunisia, Estonia, Bahrain, Portorico, e che la Calabria è una delle 15 migliori Regioni d’Europa in fatto di salute.

 

Il primato mondiale assoluto spetta alla Svizzera che vanta, com’è noto, un potente apparato produttivo in grado di  sbaragliare i competitori di tutto il mondo. Di sicuro, la Svizzera è il solo Paese che ha avuto l’intelligenza di inserire nella squadra che ha collaborato col Wef un esperto di Comunicazione e Media. Che non sia un caso?

 

E vengo al punto vero. I media hanno nella costruzione di tali classifiche – e in molte altre questioni – un peso importante. Un peso importante  (con relative responsabilità) nell’accreditare un’immagine positiva o negativa del territorio – locale o nazionale – e nel favorirne oppure nell’ostacolarne lo sviluppo.

 

Ebbene, di gran parte del territorio nazionale il nostro sistema mediatico si limita a riferire “unicamente” in termini di  malaffare e malavita: la qual cosa rappresenta non solo un esempio di worst practice, non un semplice disservizio ma, appunto, un grave handicap per lo sviluppo.

 

Fortunatamente c’è chi, nonostante tutto, vuol conoscere la realtà nella sua completezza e complessità, e investe energie umane e finanziarie per andare oltre la rappresentazione mediatica. È il caso di un’associazione internazionale di business – Bridges to Italy (BTI) fondata nel 2007 a Los Angeles – che riunisce imprenditori, ricercatori e venture capitalist americani accomunati dalla volontà di dialogare costruttivamente con l’Italia – e in particolare col Mezzogiorno – individuando talenti, nicchie di eccellenza, start up, progetti, idee nei settori tecnologici di punta.

Qualche mese fa BTI ha aperto una sede italiana (a Cosenza) e ha lanciato “Cervelli in movimento” (CIM), un’iniziativa realizzata anche con alcuni partner italiani (tra cui il DISTI, Distretto dell’Informazione  Scientifica e Tecnologica) e destinata a promuovere la knowledge economy. Si tratta di una bella esperienza “bi-coastal” e di un’opportunità di visibilità e formazione  “American Style” riservata alle migliori knowledge based firms: a queste l’University of California Irvine conferirà il Certificate of Managing Technology and Innovation in a Global Economy, ma soprattutto saranno offerte concrete  occasioni di finanziamento e di cooperazione.

 

Elisabetta Durante
DISTI (Distretto Informazione Scientifica e Tecnologica)
ITWIIN (Ass. ne It. Donne Inventrici e Innovatrici)
UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici)

Articolo precedente“Apprezzamento per l’operato dell’Antitrust e fiducia nel sollecito intervento del legislatore”
Articolo successivoGiornale di Brescia tra glorioso passato e Grande Mutazione