Essere donna ed essere innovatrice: due realtà una sola persona, Paola Colombo. Come lei, sono molte le donne che si impegnano quotidianamente per sfondare il soffitto di cristallo. Paola Colombo è General Manager Adtech & Business Development in Publitalia ’80, parte del gruppo Mediaset, si occupa di tecnologia e sviluppo delle piattaforme digitali come la TV addressable, il programmatic e l’audio digitale.

Abbiamo intervistato Paola in vista dell’evento di Donna è Innovazione, per il quale siamo impegnati a raccontare storie di donne che, attraverso il loro impegno, stanno facendo la differenza nella società. Grazie alle loro idee innovative, sono d’esempio per altrettante donne e mostrano che il soffitto di cristallo c’è, ma è possibile superarlo e ottenere una carriera di successo.

Durante l’intervista, Paola ci ha raccontato le esperienze che le hanno permesso, finora, di lavorare in Publitalia ’80. Ha frequentato un liceo femminile e quegli anni furono caratterizzati dalla convinzione che la discriminazione di genere non fosse un problema, piuttosto una giustificazione. Tuttavia, finito il liceo scoprì la realtà: scelse Ingegneria Chimica e si ritrovò in un ambiente per la maggioranza frequentato da uomini, che avevano in taluni casi forti pregiudizi nei confronti delle donne. «Era veramente duro: le donne erano una rarità» – afferma Paola – «ma è stata una esperienza formativa, perché devi faticare più degli altri, trovare il modo per andare avanti».

Finiti gli studi, Paola aveva ben chiaro come sfruttare i suoi talenti per raggiungere i risultati desiderati. Lasciandosi alle spalle un’esperienza all’Agenzia Spaziale Europea (ESA), decise di trasferirsi a Londra dove, dopo varie esperienze, iniziò a lavorare come Web Analyst. Questo percorso la riportò in Italia a lavorare, prima per il centro media WPP, con un’importante esperienza in Xaxis, per poi approdare, dopo dieci anni, in Publitalia ’80. In questi anni ha lavorato in ambienti professionali impegnativi, per cui viene naturale chiedersi se, da donna, abbia mai dovuto fare rinunce: «Rinunce non he ho fatte, ho voluto fare tutto sempre, ma per arrivare agli obiettivi bisogna avere molta forza di volontà» sostiene.

Questo particolare momento storico, aggiunge Paola, nonostante tutte le difficoltà che porta con sé, ha aiutato le donne a combinare meglio vita professionale e privata: maggiore flessibilità, orari di lavoro più elastici e tipologie di smart working adottate in modo efficace, anche se con leggero ritardo rispetto ad altri paesi.

Le barriere non si basano però solo su limiti culturali, che devono essere affrontati e risolti. A tal proposito, Paola ci confida di aver lavorato su sé stessa, «per capire quanto alcune situazioni nel contesto lavorativo siano dovute all’ambiente stesso o anche ai comportamenti delle donne, dovuti a bias educativi, sociali e culturali». Ha così constatato che in alcune occasioni sono proprio le donne a doversi fare avanti e far valere le proprie idee, prendendo coscienza delle loro capacità e mostrandosi consapevoli e sicure delle proprie competenze.

Per poter raggiungere i propri obiettivi, le donne devono anche fare un lavoro su sé stesse per scoprire le proprie capacità ed enfatizzarle per ottenere ciò che desiderano. Paola sorride: «il mio primo passo l’ho fatto riconoscendo che se non ho gli atteggiamenti degli uomini, sono comunque in grado di ottenere risultati, magari con percorsi diversi».  

Ma come possono le donne riuscire a farsi strada in un ambiente lavorativo in cui gli uomini costituiscono la maggioranza? «Non lavorare da sole, cercare degli alleati, donne e uomini, per fare gruppo, poiché solo attraverso il supporto reciproco è possibile far sentire la propria voce».

Ciò vale soprattutto in settori come quello della digital transformation, oggi fondamentale per la sopravvivenza delle aziende, ma ancora sottovalutato. Tuttavia, lavorare con le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale (IA) non è semplice, e molto spesso si rischia di sollevare problemi etici e di privacy. Infatti, si parla già di nuove figure professionali, come il Chief Ethics Officer, che deve sovraintendere all’uso etico della IA nelle aziende, garantendo il rispetto delle normative vigenti. Chi ricopre questo ruolo dovrebbe garantire algoritmi imparziali e valori etici che rispettino le identità delle persone. Secondo Paola Colombo, un’azione di sensibilizzazione sull’utilizzo e le implicazioni dell’IA è necessaria per evitare che il profitto venga posto prima dell’etica. Le aziende non possono perciò essere lasciate sole: «La tecnologia sta avanzando ad una velocità impressionante e non siamo pronti. La figura del Chief Ethics Officer potrebbe garantire sicuramente il rispetto di principi nazionali ed internazionali condivisi ed utili allo sviluppo equilibrato e sostenibile di tutte le aziende» precisa Paola.

Il ruolo di Chief Ehtics Officer significa sovraintendere ad aspetti etici, empatici, umani e tecnologici: le donne potrebbero essere le candidate più adatte? «Si tratta di unire hard skills e soft skills, come ascolto ed empatia: si parla molto di intelligenza emotiva e le donne secondo me hanno tutte le carte in regola, se non una marcia in più, per ricoprire tale ruolo» afferma Paola.

Gestire, regolamentare e migliorare l’efficacia dell’IA è necessario anche per evitare che essa reiteri dei bias culturali insiti nei dati a scapito dell’emancipazione femminile, a qualsiasi livello operativo. Tuttavia, per arginare questi rischi vengono in soccorso le nuove generazioni, native digitali e appassionate del mondo tech.

Oggi, se si vuole cavalcare l’onda della digitalizzazione, affidarsi alle nuove generazioni permette alle aziende di diventare più competitive. È una occasione anche per le giovani donne di riscattarsi, per cui abbiamo chiesto a Paola che cosa consiglia alle donne che si stanno affacciando al mondo lavorativo: «Prendere la scia di questi settori nuovi e in crescita può aiutare, perché qui c’è bisogno di nuovi talenti competenti, dato che le aziende hanno bisogno di una nuove idee per evolvere».

La digitalizzazione offre la possibilità ai giovani di mostrare il proprio talento e di abbattere ogni tipo di discriminazione. Oggi «bisogna pensare alla meritocrazia per dare spazio a tutti, indiscriminatamente» conclude così Paola, incoraggiando le nuove generazioni, ed in particolare le donne, a perseguire sempre i propri obiettivi esaltando le proprie capacità, senza mai fare rinunce né cambiare la propria personalità per farsi accettare, piuttosto facendo squadra e cooperando con i propri colleghi, siano essi uomini o donne.