rete internetSe ne parla –neanche troppo, a dire il vero-; si fanno programmi e proclami; e si nominano -spesso, senza prenderci- responsabili. Ma l’Italia resta ultima in Europa per l’accesso alla banda larga: non è un biglietto da visita da esibire con orgoglio, durante la presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue, che inizia il 1° luglio.
L’indecorosa classifica italiana emerge dal quadro di valutazione dell’Agenda digitale 2014, pubblicato ogni anno dalla Commissione europea per verificare la rispondenza degli Stati membri agli obiettivi dell’Agenda digitale.
L’ultimo rapporto è recente. Nonostante qualche miglioramento, l’Italia è maglia nera: “Non riesce a tenere il passo europeo sul fronte dell’innovazione digitale”, nota Viola De Sando su EurActiv.it. Ricalchiamo la sua analisi.
A livello europeo, dal 2012 al 2013 il numero di cittadini che ha accesso a una rete Internet fissa con una velocità di almeno 30Mbps è aumentato dell’8%, raggiungendo il 62% della popolazione. In Belgio, Danimarca, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda e Regno Unito -l’ordine è alfabetico-, almeno il 90% dei cittadini ha accesso alla banda larga.
In Italia, invece, siamo solo al 20% della popolazione, in fondo alla classifica, dietro Grecia e Ungheria.
Vanno inevitabilmente di pari passo le statistiche su uso regolare di internet e su commercio online, ché, se le connessioni sono lente, uno è meno stimolato a utilizzarle.
Dal 2010 al 2013, la percentuale degli europei che usano internet almeno una volta alla settimana è aumentata del 12% (72%), avvicinandosi all’obiettivo del 75% fissato per il 2015. Di pari passo è cresciuto il numero degli internauti che acquistano prodotti online (47%), appena il 3% al di sotto dell’obiettivo del 50% indicato per il 2015.
L’Italia, però, resta sempre sotto la media europea, e lontana dai targets 2015: il 56% dei cittadini usano regolarmente internet e il 20% fanno shopping online.
Il quadro europeo non è incoraggiante su tutti i fronti. Nonostante i progressi fatti negli ultimi anni, l’Ue ha ancora di fronte sfide comuni: lo scarso uso dei servizi di eGovernment, il numero ristretto di Pmi che ricorrono all’eCommerce e il ritardo digitale delle aree rurali.
Sul fronte dei servizi di eGovernment, solo il 42% della popolazione ne fa uso, 8 punti in meno rispetto all’obiettivo del 50% fissato per il 2015. L’Italia (20%) è penultima in questa classifica, seguita solo dalla Romania (5%).
Per quanto riguarda l’eCommerce, solo il 14% delle imprese europee con meno di 250 dipendenti vende online, percentuale che scende al 5% tra le imprese italiane, al pari delle bulgare.
Infine, la copertura delle zone rurali è un problema che accomuna tutti gli Stati dell’Unione. Nell’Ue, infatti, solo il 18% dei domicili situati nelle zone rurali ha accesso alla banda larga veloce.

Articolo precedentePrivacy, trasparenza e oggetti che si parlano
Articolo successivoCDVS, uno standard per la ricerca di immagini
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.