Levento Nostalgia di Futuro 2025, ospitato da Mediaset, è stato un momento intenso di confronto tra generazioni, linguaggi e visioni. Abbiamo attraversato memorie del passato per leggere meglio il presente e immaginare ciò che ci attende.
Le riflessioni emerse hanno mostrato come tecnologia, media e cultura continuino a ridefinire il nostro modo di essere comunità.
Protagonisti autentici di questo dialogo sono stati anche gli studenti, con le loro domande.
 Ecco le ultime due domande, che non chiudono il percorso ma lo rilanciano, per ritrovarci tutti, ancora una volta, nel 2026, con nuove idee e nuovi futuri da esplorare insieme.

Domanda Rappresentante del Master Publitalia ’80 a Laura Aria, Commissario AGCOM

Abbiamo parlato della scuola, di come andrebbe riformata e degli stimoli offerti ai ragazzi, anche alla luce del rapido sviluppo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale.

D: Come si può riformare una cultura che passa in gran parte dalla scuola, affinché le nuove tecnologie siano integrate e spiegate come strumenti, e non come sostituti di altro?

R: “Tra le funzioni dell’Autorità rientra anche la media education. A livello territoriale operano i Corecom, presenti in ogni regione, che oltre a gestire, ad esempio, le controversie in materia di telefonia, svolgono attività educative sul tema dei media.

Abbiamo quindi elaborato linee guida per coordinare queste iniziative a livello nazionale, introducendo uno strumento comune: il patentino digitale. Attraverso corsi nelle scuole primarie e secondarie si insegna l’educazione digitale e un uso consapevole dei social network.

L’ecosistema digitale è complesso e riguarda tutti. Le piattaforme non dovrebbero appropriarsi dei contenuti, ma anche gli utenti devono essere formati: lo spazio online è una vera e propria piazza pubblica, non una zona franca. Per questo l’educazione ai media è fondamentale: nel mondo digitale ci si deve comportare come in quello reale.

Un esempio poco noto: secondo la normativa sull’intelligenza artificiale, i minori di 14 anni non possono utilizzare i chatbot, quindi nemmeno ChatGPT. Il controllo spetta alle famiglie.

L’Autorità ha inoltre promosso una SIM dedicata ai minori, con il blocco dei contenuti nocivi, sollecitando gli operatori a renderla accessibile. Tuttavia è stata poco utilizzata: “molti genitori preferiscono dare ai figli il proprio telefono, privo di protezioni”.


Domanda del rappresentante della Scuola di Giornalismo IULM a Derrick de Kerckhove – Direttore scientifico Osservatorio TuttiMedia / Media Duemila

D: Sempre più persone si informano tramite l’intelligenza artificiale, che non segue un vero processo di fact-checking come il giornalismo tradizionale. Esiste il rischio che questi modelli decidano arbitrariamente quali informazioni trasmettere, orientando le narrazioni?

R: “Sì, il rischio esiste. E la risposta, ancora una volta, è l’educazione. Oggi molte funzioni cognitive vengono esternalizzate alle macchine: il navigatore sostituisce l’orientamento, il telefono la memoria, gli assistenti vocali la gestione delle attività quotidiane. Funzioni un tempo centrali nella cultura alfabetica non risiedono più nella mente, ma nei dispositivi.

Le macchine spesso rispondono meglio di noi: noi poniamo le domande, ma abbiamo delegato le risposte, il giudizio, la memoria. Che fare allora?

Dalla scuola bisogna costruire un ibrido: una parte umana e una tecnologica che si controllino a vicenda. Io lo chiamo capitale cognitivo: da un lato quello biologico e mentale, dall’altro quello tecnologico e digitale.

A scuola si dovrebbe insegnare a collegare, organizzare e valorizzare il materiale digitale accumulato, magari fino a creare piccoli modelli linguistici personali. Allo stesso tempo, è essenziale mantenere una cultura classica: leggere su carta, esercitare il pensiero critico, imparare a negoziare tra intelligenza umana e artificiale.

Tutto questo è possibile, ma richiede un forte impegno del Ministero dell’Istruzione, un ambito in cui è sempre difficile intervenire in modo davvero incisivo”.

AL 2026!

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Sara Aquilani
Ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi della Tuscia e si è specializzata in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Attualmente lavora per TuttiMedia/Media Duemila.