Le Postille di Paolo Lutteri – 9 aprile 2026
Immaginate uno stadio di calcio: si sfidano le intelligenze artificiali Usa e Cina, senza arbitro, formazioni flessibili, tifosi sugli spalti impazienti dei risultati. Schemi, giocatori e ruoli (alcuni): LLM (Linguaggi generalisti), Multimodal AI (Integrazioni testi e audiovisivi), Agentic AI (con autonomia operativa), Embodied AI (robot umanoidi e droni), Swarm AI (coordinazione di sciami), AI Cognitiva (ispirata alla mente umana, con desideri e intenzioni), AGI (comprensione generale del mondo), AI Plus (integrata con sistemi fisici). Tutti con RSI (auto-miglioramento ricorsivo). A qualcuno questa nomenclatura sembrerà un cast di un romanzo di fantascienza.
La sfida tecnologica tra Usa e Cina è una partita quasi surreale, percorsi matematici, passaggi filtranti, dribbling digitali, scontri e scorrettezze, forse una nuova guerra fredda. Talenti umani, risorse minerarie, superconduttori, progetti, software, droni e robot: tutti in campo e legislatori remoti sul divano alla tv.
Per adesso sembrano in testa gli Usa: hanno più di 13.000 aziende AI, contro le 6.000 della Cina. Gli Usa hanno 4.000 data center, la Cina 400. La potenza di calcolo (compute) stimata è al 75% Usa e 15% Cina (Ue 5%, altri 5%). Alla base della sfida c’è l’energia, il vantaggio strategico andrà a chi avrà data center più potenti.
Per ora gli Usa conservano superiorità nei chip (Nvidia, Amd…) e nei cosiddetti modelli di frontiera (tipo GPT-4/5, Gemini, Claude…) verso i cinesi (tipo DeepSeek, Qwen, Ernie…). La Cina ha meno risorse software e utilizza più open-source. Forse è superiore nel calcolo ma inferiore nell’interpretazione narrativa culturale. Gli Usa contano sugli investimenti privati della società capitalista, mentre la Cina manovra con massicci investimenti (e controlli) statali, a costi più contenuti e forte attivazione di massa, alla ricerca di applicazioni pratiche.
Forza lavoro: l’economia Usa è guidata dalle Big Tech e da una élite di imprenditori, gli operai vanno e vengono; il governo cinese pensa già come sostituire i posti di lavoro liberati dalla tecnologia. Non sarà facile garantire occupazione a tutti.
L’allenatore della squadra americana pensa alla supremazia tecnologica, alla sicurezza nazionale, ai consumi e ai profitti.
L’allenatore cinese pensa a un prototipo di intelligenza artificiale incarnata auto-evolutiva finalizzata a utilizzare un corpo fisico, che aggiorni continuamente la memoria, gli obiettivi, le capacità e le modalità di azione in base a ciò che apprende agendo nel mondo reale.
Sogno o son desto?
Intanto piovono bombe, distruggono vite e strutture, e i leader della guerra invocano stragi. Vergogna senza fine.
Paolo Lutteri
Articolo precedenteAnniversario di nozze per Carlo e Camilla, 21 anni fa il matrimonio tutt’altro che da favola
Articolo successivoFarsi trovare online oggi: gli impatti dell’IA sulla search
Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it