Intervista a cura di Andrea Bilotta, Alessandra Fioravanti, Joaldo N’kombo della classe di Agenzie e Nuovi Media del cdl in Editoria e Scrittura di Lettere dell’Università Sapienza di Roma
Partendo dall’Articolo 21 della Costituzione, abbiamo discusso con Alessandra Sardoni sullo stato della libertà di espressione e del diritto all’informazione. In un clima segnato da sfiducia e disinformazione, la giornalista richiama a una responsabilità antica e urgente: restare aderenti ai fatti e recuperare autorevolezza. Per Sardoni, la libertà di stampa in Italia non è in emergenza, ma risente di pressioni sistemiche, perdita di qualità e crisi della verità.
Alessandra Sardoni è una giornalista e conduttrice televisiva esperta di politica italiana. Volto di punta dell’informazione di La7, conduce Omnibus e partecipa alle maratone elettorali della rete. Collabora con Il Foglio ed è stata presidente dell’Associazione della Stampa Parlamentare.
Come valuta oggi, in Italia, lo stato della libertà di stampa e di espressione? Le sembra un diritto pienamente garantito, in trasformazione o sotto pressione?
“Non mi unisco al coro di un’emergenza da questo punto di vista”, dichiara Alessandra Sardoni in apertura. La giornalista sostiene che in Italia questo diritto è garantito poiché c’è un pluralismo informativo effettivo. Sardoni spiega che è sempre esistito un rapporto tra politica e informazione, specialmente durante gli anni di Berlusconi, ma ciò non ha sottratto spazio alla libertà di espressione. “Ci sono Paesi dove la situazione è maggiormente critica”, asserisce la giornalista, “per cui non mi convincono le statistiche che mettono l’Italia in ultima posizione”. Il problema, per Sardoni, è un altro: il disinteresse verso una informazione che sia un prodotto di qualità.
Secondo lei, quale dovrebbe essere oggi il ruolo dei giornalisti nel rafforzare ulteriormente la libertà di stampa?
“Bisogna continuare a fare i giornalisti”, afferma Sardoni, rivendicando il valore della cronaca, oggi spesso sacrificata in favore del commento. Contro la crisi della verità e l’equivalenza tra opinioni e fatti, serve tornare a dare peso alla notizia: riconoscerla, capirla, selezionarla. Anche l’intelligenza artificiale, osserva citando l’esperimento de “Il Foglio AI”, può produrre testi impeccabili, “ma non capisce cos’è una notizia”.
Il ruolo del giornalista resta centrale anche nell’adattarsi a nuovi strumenti, come i podcast, senza rinunciare all’autorevolezza. “Dobbiamo intercettare il pubblico, ma senza normalizzare l’idea che i fatti siano opinabili.” Per Sardoni, rafforzare la libertà di stampa significa restituire credibilità al lavoro giornalistico: “Stare sui fatti, dirli — e farlo in un modo che ti credano.”
Esiste, secondo lei, una tensione tra la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione corretta?
“Serve aderenza ai fatti con una mente libera, ma anche coraggio, perché le pressioni sono tante”. Così Sardoni esprime la difficoltà dei giornalisti che possono trovarsi schiacciati dall’aggressività dei social media, dalle loro fonti, così come dai loro editori.
Ha mai vissuto situazioni in cui garantire la libertà di espressione degli ospiti televisivi è entrato in conflitto con il dovere di offrire un’informazione corretta?
Pluralismo sì, ma “Non basta la “par condicio”. Per Alessandra Sardoni tutte le opinioni vanno ascoltate, ma, alla base di ogni spunto, c’è bisogno di esperti che possano supportare le proprie argomentazioni con fatti comprovati. Parlando del suo programma, Sardoni si esprime in questo modo: “Non posso mettere un giornalista che non segue la politica estera contro un analista che ha scritto libri. Cerco un mix di competenze paritarie e autorevoli. E se qualcuno sostiene cose false, ho il dovere di smentire[…]. Non basta la ‘par condicio’”.
