Dalla logica sequenziale a l’ecologica algoritmica il rovesciamento del vettore è temporale, cioè dovuto al mondo che passa dall’analogico al digitale. In questo cambiamento le fake news fanno parte della transizione. Così come la scomparsa del referente e il populismo che confonde l’oggettività con la soggettività. Ho già parlato della evoluzione della democrazia che dalla democratura va verso la datacrazia.
Poi ci sono i Big data diventati il repositorio della nostra memoria, collettiva e personale. Operano come una riserva d’informazioni latente, virtuale, che è lì a disposizione su chiamata. Si può paragonare a una sorta d’incoscienza collettiva digitale ed è destinata a trasformarsi in estensione indiretta delle nostre capacità cognitive. Supera la logica sequenziale perché connette informazioni e contamina parametri. Già Carlo Sartori negli anni ‘80 diceva che la società logico sequenziale era superata da quella caotica putativa. Quasi quarant’anni dopo ci siamo.
“La condizione che emerge dall’intersezione di dati e algoritmi è l’anticipazione: la capacità del nuovo apparato sensoriale e cognitivo di anticipare (con un meccanismo feed-forward) eventi e comportamenti. La prolassi, l’orientamento verso il futuro, richiede amplificazione, automazione e aggiornamento costante (anche se invisibile all’uomo in quanto prodotto da tecnologie autonome e automatizzate)”. Parole di Cosimo Accoto nel suo splendido libro “Il Mondo Dato (2017)”.
Il mio punto di vista è che dobbiamo costruire insieme la nuova etica e penso che il nostro Osservatorio TuttiMedia è l’ambiente ideale per iniziare a mettere le basi per distinguere cosa può essere programmato e monitorato partendo dalle regole di Asimov, da quelle del Giappone e della Corea del Sud e cosa non può esserlo e non deve esserlo. A mio avviso il giudizio, le sensazione, l’autoconsapevolezza, la spontaneità sono peculiarità umane.

Derrick de Kerckhove (Ars Electronica 2018)

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Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".