Americo Bazzoffia

La Giornata Mondiale degli insegnanti: un’occasione per parlare dell’innovazione e del valore della formazione nel settore della creatività, della comunicazione e delle discipline artistiche.

Intervista al prof. dott. Americo Bazzoffia, docente universitario ed esperto del settore della formazione.  

Il prof. Americo Bazzoffia è docente universitario, giornalista e saggista, formatore tecnico senior in marketing e comunicazione, fondatore e direttore del Centro di formazione aziendale e manageriale “Americo Bazzoffia consulenza & formazione”. Da oltre 20 anni insegna nelle maggiori università italiane, in Accademie di Belle Arti ed è stato chiamato ad insegnare in più occasioni anche in paesi stranieri, tra cui la Cina.

A lui ci siamo rivolti per comprendere cosa sta avvenendo nel settore della formazione nell’ambito della creatività, della comunicazione e delle discipline artistiche.

 In un mondo in profondo cambiamento cosa è cambiato nel settore della formazione? 

“Apprendere è cruciale, è alla base di tutto. Anzi è vitale. Apprendere significa sapere, e saper fare, trasformarsi, svilupparsi, interagire al meglio con gli altri e con il proprio ambiente. Occorre accompagnare ogni persona, ogni organizzazione, ogni azienda – con passione e standard elevati – oltre la conoscenza, trasformando le competenze in performance per l’oggi e per il domani.”

Alla luce di questo, in un mondo in cui tutto cambia, cosa può fare chi si occupa di formazione?

Innanzitutto dobbiamo renderci conto che non solo il mondo cambia profondamente, ma che cambia con una rapidità ed una profondità che era sconosciuta ai nostri avi. Alcuni studi hanno evidenziato come una innovazione nel secolo scorso per raggiungere il 90% della popolazione americana ha impiegato anche 80 anni, oggi un’innovazione tecnologica per raggiungere la medesima percentuale della popolazione americana ci impiega dai 5 ai 7 anni. Ciò significa che la realtà che vivevamo è diversa da quella odierna, e quella che ci aspetta tra 5 anni sarà differente da quella attuale. Quindi dobbiamo guardare al mondo con occhi diversi, andare oltre le parole e gli slogan. La formazione oggi è chiamata ad intercettare il cambiamento, ciò significa che deve aiutare a sviluppare qualunque progetto, dal più semplice al più complesso, qualunque sia il settore di riferimento.”

 Come dovrebbe essere a suo avviso un alto livello di formazione per fare fronte quindi alle sfide che ci attendono?

“A mio avviso non basta osservare che la trasformazione tecnologica accelera e rivoluziona lavoro e professioni. Occorre “inventare soluzioni di formazione” che siano stimolanti, radicate nella realtà, all’avanguardia, agganciate alle possibilità offerte dalla tecnologia e alla mentalità multitasking delle nuove generazioni. Non basta più insegnare ‘nozioni’, occorre insegnare quello che io definisco un ‘methodus’.”

 Cosa intende per “methodus”? 

“Intendo una formazione che vada oltre l’‘hic et nunc’. La formazione dovrebbe essere strutturata per fornire ai discenti un ‘metodo’ inteso non solo come un procedimento per ottenere uno scopo attraverso un ordine o un piano prestabilito. Infatti, oggi una formazione di alto livello, innovativa all’avanguardia, deve fornire un metodo capace di cogliere gli aspetti sostanziali allo ‘spirito del tempo’ (per citare Edgar Morin) di oggi, ma anche del domani. Deve essere una formazione di valore in grado di svilupparsi e autorigenerarsi, di evolvere con il tempo, di dare competenze nel decifrare il cambiamento, di dare strumenti per sperimentare, di dare chiavi interpretative sulla società e sulla tecnologia applicabili nel divenire degli anni. Per tutto questo occorre soprattutto insegnare un ‘metodo’.

 Ma in un mondo nel quale si può apprendere qualsiasi cosa, ovunque, in ogni momento, da soli davanti al proprio schermo del computer, tutto ciò non è già abbastanza innovativo?

“Assolutamente no. Per cambiare veramente, per trasformare e migliorare le proprie performance e le proprie competenze, per acquisire nuove capacità, l’interazione umana e la condivisione sono elementi essenziali. Dal mio punto di vista, in base alla pluriennale esperienza che ho acquisito, nella formazione per giovani adulti e imprenditori, l’interazione e lo scambio con il docente e/o altri discenti è essenziale per una formazione di qualità. Ciò può avvenire sia in didattica a distanza, sia in presenza in aula, senza sostanziali differenze. Ciò che abbassa la qualità dell’insegnamento infatti non è l’uso della tecnologia ma la mancanza di scambio tra docenti e allievi in tempo reale. Quindi diciamo che oggi si stanno configurando due tipi di approccio alla formazione mediata dalla tecnologia: una formazione smart”, registrata, on-line, tendenzialmente generica, che può essere utile per una introduzione su determinate tematiche. Ed una formazione più approfondita, sartoriale, e fondata su specifiche necessità e obiettivi che può essere veicolata per gli adulti in presenza o in didattica a distanza.

A suo avviso quale è il metodo per una formazione efficace nel settore artistico, creativo e della comunicazione?

“Nella storia della formazione, la copia di un ‘modello’ è stato il principio alla base dell’apprendimento. Copiare e ricopiare modelli finché non si raggiunge una perfezione esecutiva pari all’originale. Questa è una modalità di apprendimento che trova ampia applicazione nell’artigianato, ma nella formazione di discipline artistiche e della comunicazione si devono necessariamente aggiungere la capacità di sviluppare la creatività. Per migliorare la creatività il modello di insegnamento è quello ‘utopico’, dove si affidano a discenti temi dove la creatività viene stressata su esercizi di stile puramente estrosi, liberi e sperimentali. Quest’ultimo metodo è molto usato in istituti artistici e ottiene ottimi risultati per formare degli artisti, ma in quelle discipline che si collocano nelle arti applicate come grafica, design, architettura, comunicazione, pubblicità, moda, etc., tale modello può portare alla creazione di professionisti inidonei a relazionarsi con i propri partner e collaboratori, incapaci di intercettare i bisogni e le necessità di imprese e consumatori, e in generale può creare delle figure professionali che vivono con frustrazione le relazioni lavorative. Per questo, il metodo di insegnamento che reputo migliore e che applico, coniuga la conoscenza di modelli di riferimento del passato e del presente con tecniche per sviluppare la creatività, il tutto però imbrigliato in un contesto estremante concreto che possa ancorare idee e progetti alla realtà. L’apprendimento poi si fonda imprescindibilmente su una formazione fatta di acquisizione di conoscenze, esercizio e prassi, ed infine verifiche sullo stato di apprendimento.

 

C’è altro che può garantire una formazione efficace nel settore artistico, creativo e della comunicazione?

“Conta molto l’insegnante, come il 5 ottobre – Giornata mondiale degli insegnati – ci ricorda. L’insegnate deve saper coniugare la professionalità tecnica con capacità di insegnamento e di trasmissione delle conoscenze. Occorre che chi insegna abbia certamente competenze pratiche ma sia prima ancora un divulgatore e un attizzatore di passioni negli allievi. Il formatore non deve riempire un secchio vuoto, ma deve saper accendere un fuoco, deve saper accendere passioni. Io insegno dal 1999, e non può sapere la gioia che provo incontrando miei ex allievi – che oggi sono affermati professionisti – i quali mi ringraziano, non solo per le competenze che hanno potuto applicare nella professione, ma anche perché ho fatto nascere in loro la passione per questo lavoro.

Ed infine, una nota finale doverosa su scuole e centri di formazione che dovrebbero perseguire sempre – e sottolineo sempre – la qualità nella formazione, piuttosto che logiche che nulla hanno a che vedere con i valori: del merito e della competenza dei docenti. Il Paese ne ha davvero bisogno per darsi un avvenire. Del resto, la Giornata mondiale degli insegnati, evento conosciuto anche come Teachers Day vuole valorizzare proprio la professione dei docenti, così come incoraggiare il loro lavoro, e sensibilizzare l’opinione pubblica ai loro meriti e al loro prezioso contributo al progresso della società e della Nazione.