di CESARE PROTETTI’

 

Sostiene Sergio Maistrello nel suo ultimo libro “Giornalismo e nuovi media”, ed. Apogeo, che il giornalismo non solo non viene rinnegato nell’attuale passaggio storico dell’informazione collaborativa, ma “liberato dalle rigidità commerciali ed editoriali degli ultimi decenni, ha semmai l’opportunità di vivere una nuova fase di prosperità”. E aggiunge, citando molti casi di successo di editoria on line, che “è il giornalismo la via d’uscita dalla crisi del giornalismo”.

È una posizione che può sembrare un po’ troppo ottimistica nel dibattito sulla crisi dell’editoria e del giornalismo di oggi, ma che si basa sull’osservazione dei fatti e che non è affatto isolata. Il 25 giugno scorso, in un post intitolato “Il nostro inviato dal liceo scientifico ci fa concorrenza. Bene” sul suo seguitissimo blog su Repubblica “Scene digitali”, Vittorio Zambardino citava il caso de “l’inviato” di AgoraVox Italia, sito di citizen journalism fondato da giovani e diretto da giovani, che non sta dove si svolge il processo, ma a casa sua, a Cinecittà. E uno studente del liceo scientifico che ha 17 anni e che si occupa del processo al senatore da oltre un anno. Si chiama Francesco Pignalberi e, chiamato al telefono da Zambardino, gli ha detto semplicemente: “Avevo notato che nessuno se ne occupava, a quel tempo, mi sembrava assurdo. Allora ho cominciato a seguire tutte le udienze attraverso radio radicale. Poi ho preso un po’ di numeri di telefono. Mi faccio mandare informazioni da un po’ tutte le parti del processo. Ci lavoro ogni giorno”. 

Da Maistrello e Zambardino viene quindi un invito a smettere di pensare al nostro mestiere come ad un’industria chiusa che si fa nei luoghi deputati e ufficiali. Oggi viene vissuta come attività aperta e libera per tutti senza che si senta il bisogno di chiedere a qualcuno il permesso per mettersi a praticarla. Per editori e giornalisti “vecchio stile” è una bella sfida…

 

Cesare Protettì

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