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A leggere la notizia, mi sono venute in mente le immagini di uno dei film di Indiana Jones: quello del Tempio Maledetto, dove Harrison Ford prima si trova a mangiare in crani di scimmie e poi ha l’occasione di salvare, come missione collaterale alla sua principale, migliaia di bimbi tenuti come schiavi a lavorare in una miniera. Immagini forti, ma non realistiche. Perché, a dire il vero, mi pare quasi impossibile che la Apple, e molti altri grandi marchi occidentali, fatichino a debellare la piaga dei fornitori che impiegano bambini come manodopera a basso costo ed alto sfruttamento.

I dati vengono dall’azienda di Cupertino, che stila un rapporto sulla ‘responsabilità dei fornitori’: nel 2012, i casi di bambini impiegati negli stabilimenti di fornitori sono stati 106, in 11 impianti. Alla fine dell’anno, tutti i piccoli individuati erano stati ‘liberati’: in molti casi, erano stati loro forniti falsi documenti, per alterarne l’età.

Il caso estremo – riporta il Financial Times – è stato quello di un produttore cinese, dove 75 dei 106 impiegati erano bambini: quasi tutti i ‘dipendenti’ avevano meno di 16 anni. Apple ha interrotto ogni tipo di rapporto con il fornitore sfruttatore e lo ha denunciato alle autorità locali, che gli hanno revocato la licenza.

”Il nostro approccio al lavoro minorile è chiaro: non lo tolleriamo e ci diamo da fare affinché venga sradicato dalla nostra industria – afferma la Apple nel rapporto -. Quando scopriamo fornitori che utilizzano bambini, chiediamo azioni correttive immediate”. Fra i colossi dell’hi-tech, la Apple è uno dei pochi a pubblicare i dettagli sui propri fornitori.

Delle otto aree esaminate nel rapporto Apple, il lavoro minorile e le tutele del lavoro giovanile sono le uniche due in cui nel 2012 è stato riscontrato un aumento delle violazioni. In tutti gli altri settori, come la non discriminazione, la libertà di associazione, i salari, etc., sono stati riscontrati miglioramenti. Il rapporto constata che meno d’un quarto dei fornitori della Apple ha contravvenuto agli standard fissati per il rispetto dei diritti umani. E su un insieme di un milione di dipendenti della catena di fornitori, il criterio minimo d’un massimo di 60 ore di lavoro a settimana e un giorno di riposo è stato rispettato nel 92% dei casi  (rispetto a solo il 38% del 2011).

Il nemico da combattere è, dunque, soprattutto il lavoro minorile. Peccato che Indiana Jones, rispetto a quel film del 1984, sia inevitabilmente invecchiato. E neppure Ford l’archeologo doveva intendersi molto di computer.

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