Stavo guidando la mia macchina quando a un certo punto, però, è successo qualcosa di inatteso: sul display è comparsa una notifica di chiamata. Ma non una chiamata qualsiasi. Sul monitor compariva chiaramente il mio numero di telefono. E la scritta: sta chiamando.

Sul display compariva chiaramente il mio numero di telefono. Ho guardato lo schermo più attentamente, quasi per verificare di non aver letto male. Nello stesso momento dagli altoparlanti dell’auto è partita una voce.

Per qualche secondo ho pensato di essere confusa, o semplicemente molto stanca. Era una situazione davvero paradossale: il mio numero stava chiamando me mentre guidavo?

La voce, però, ha iniziato a parlare con calma, come farebbe un assistente di viaggio. Mi indicava le aree di servizio più vicine, mi chiedeva se avevo bisogno di sapere dove il carburante costasse meno, se desideravo informazioni su ristoranti o punti di ristoro nella zona.

Va aggiunto un dettaglio importante: ero in collegamento con Google Maps proprio dal mio telefono, collegato all’auto. Non stavo, però, cercando attivamente quelle informazioni, dunque non era una risposta a una richiesta esplicita.

Ho messo qualche secondo o forse più per capire che non si trattava di un’allucinazione tecnologica.

L’esperienza, tuttavia, è stata sorprendente perché ribalta lo schema a cui siamo abituati: i sistemi digitali non si limitano più a rispondere alle richieste.

L’auto, in questo senso,  ha rappresentato un nodo della nuova rete di intelligenza diffusa di cui si è parlato molto al Mobile World Congress di Barcellona. Infatti è diventata un’interfaccia informativa, capace di dialogare con infrastrutture, servizi e piattaforme digitali per offrire supporto in tempo reale.

Eppure l’aspetto più interessante di quell’episodio non è stato tanto il servizio offerto – pur utile – quanto la sensazione iniziale di spaesamento. Per qualche istante ho davvero pensato: sto immaginando tutto?

È il segnale di quanto velocemente stiano cambiando le nostre abitudini cognitive. Le tecnologie intelligenti stanno entrando nella quotidianità non più come strumenti passivi, ma come interlocutori attivi, capaci di parlare con noi, suggerire, avvisare e, come in questo caso, perfino “chiamarci” attraverso il nostro telefono.

Forse è proprio in questi piccoli momenti di sorpresa che si percepisce meglio la transizione che stiamo vivendo: quella verso un ecosistema tecnologico in cui le macchine non aspettano più  le nostre domande.

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Maria Pia Rossignaud
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. II presidente Sergio Mattarella la ha insignita dell'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Insignita dal presidente Mattarella dell'onorificenza di "Cavaliere al Merito della repubblica Italiana. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista Mobile Century e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.