Re.work1“Il coworking trova le sue radici nel modello partecipativo della Rete e in questo senso si può affermare che il mondo offline sta riscoprendo il valore della collaborazione”. I fondatori di Re.work – Alex Genovese, Alfredo Guerri, Corrado Sorge e Titta Paparozzi – hanno le idee chiare. Il coworking – sin dalla nascita – presuppone che ciascun membro si consideri individuo in team e non individuo isolato. Una marcata individualità/specificità (lavorativa) si accompagna all’idea che gli stimoli esterni siano assolutamente necessari alla sopravvivenza e all’arricchimento dell’individualità stessa. Essere coworker si basa su questo concetto: essere il nodo di una rete, rendersi passaggio di elettricità e comunicazione, essere membro di un sistema quanto più possibile aperto e fluido. Non è forse caratteristica di ogni freelance la voglia di abbeverarsi alla fonte dell’autonomia, ma anche la dipendenza dal mondo esterno? Di cercare clienti, collaboratori per progetti ambiziosi, linfa vitale che tenga viva la creatività? La capacità di reperire risorse dall’esterno è uno degli assunti dell’economia wiki e di fenomeni tanto discussi, quanto specchio della contemporaneità, come la famosa peer production. Per non parlare del crowdsourcing: il caso della Goldcorp Inc. descritto da Don Tapscott in Wikinomics in 2.0 è un esempio lampante di come la chiusura di un sistema può essere letale al sistema stesso. E non è l’unico. Tra i più noti, due su tutti: Linux e Wikipedia, due casi illustri di ciò che Jenkins ha definito “collaborative problem-solving”. Ed è proprio quest’attenzione per il modello reticolare peer to peer ad aver trasformato uno spazio ottagonale di 700 m2 in Re.work, il coworking web oriented nel cuore del Centro Direzionale di Napoli. Per l’inaugurazione, in programma il 10 ottobre 2014 dalle 9.30 alle 22.00, si terrà un Open Day: una giornata informativa e di orientamento, in cui visitare Re.work, conoscerne i servizi, le modalità di iscrizione, gli abbonamenti e seguire le conferenze dei relatori.
Re.work2“Il coworking non è solo un ufficio, ma una fucina di idee. I relatori che abbiamo invitato, rispecchiano lo spirito di spazi come questo.” – spiega Titta Paparozzi, co-fondatrice e communication strategist di Re.work. “Si tratta di professionisti specializzati e punti di riferimento nell’ambito della cultura digitale, che, ci auguriamo, ci seguiranno durante il nostro percorso.”
Tra gli altri, interverranno Franz Cerami – artista e docente di “Storytelling digitale per i Beni Culturali” presso l’università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”, Lello Savonardo – docente di “Teorie e Tecniche della Comunicazione” presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Alessandro Mazzù – Fondatore e Ceo di Qadra.net – e Mimì de Maio – cantautore e giurista esperto di diritto d’autore e innovazione digitale.
Gli interventi di Derrick de Kerckhove, tra gli esponenti più autorevoli della Cultura Digitale e Alex Giordano, co-fondatore di Ninja Marketing e co-direttore del Centro Studi Etnografia Digitale, saranno affidati completamente al digitale.
Rework3Un modo per salutare l’apertura di Re.work, nonostante l’impegno all’Internet Festival di Pisa.
Corrado Sorge e Alex Genovese, già co-fondatori di Hubstrat – agenzia specializzata in strategie digitali e progettazione web – e adesso co-fondatori di Re.work, tengono a precisare che il coworking non è un’idea nuova.
“Il primo spazio di coworking nasce a San Francisco nel 2006, da un’idea di Brad Neuberg. Abbiamo osservato a lungo il fenomeno del coworking, l’espansione dal punto di vista socio-economico e il trend di crescita totalmente positivo in Italia e nel mondo. La necessità di un cambio di prospettiva e nel metodo nell’approccio al lavoro è sotto gli occhi di tutti. Costi proibitivi, strutture aziendali piramidali e aumento esponenziale del numero di free-lance. Anziché proporre un’idea nuova, vogliamo espandere la rete, essere un nodo nevralgico e connettere Napoli al mondo”.
Visitando lo spazio, sembra che tutto questo sia possibile.
Lo stile contemporaneo e curato mette a proprio agio il visitatore. L’aspetto è professionale e informale allo stesso tempo, viene voglia di sedersi e sorseggiare un caffè con il laptop acceso.
“Vogliamo che le persone che lavorano qui si sentano felici” – sostiene Alfredo Guerri – co-fondatore di Re.work e giovane imprenditore napoletano nel settore dell’arredamento per uffici. “Gli spazi sono stati pensati per raggiungere quest’obiettivo. Le aree destinate al lavoro (Coworker zone e Mover zone) si alternano ad aree in cui si può avere un comportamento più informale e rilassato (Matching zone, Relax zone, Quiet corner).
In questo modo i professionisti che prendono dieci minuti di pausa, staccano davvero la spina”.
Proprio questa è una delle caratteristiche più interessanti dei coworking: destinare degli spazi alla socializzazione, per favorire lo scambio di idee tra professionisti e, in sostanza, creare nuove opportunità di lavoro e collaborazione.
“Non dimentichiamo che Napoli è una città che ha una grande dimensione creativa” – continuano Titta Paparozzi e Alfredo Guerri. “La connessione e la creatività sono valori che vanno sostenuti e incentivati, soprattutto in un periodo difficile come questo. L’aumento dell’indipendenza lavorativa è una reazione alla crisi, ma gli spazi destinati ai free-lance sono ancora pochi. Essere free-lance e lavorare con partita iva non vuol dire restare isolati, al contrario le relazioni sono fondamentali.
Un altro aspetto a cui Re.work dà valore è la comunicazione con le istituzioni: il Comune, la Regione, le Università. Vorremo ridurre la percezione di divario e favorire il dialogo”.
Per Re.work il completamento di un profilo professionale sul mercato in termini di immagine, credibilità e affidabilità passa anche per un’infrastruttura tecnologica all’avanguardia: virtualizzazione Server, Virtual Desktop Infrastructure e centrali telefoniche Voip, sono alcuni dei servizi a supporto dei suoi professionisti.
Non solo.
“La formazione ha un ruolo centrale. Quello del web è un mondo in continua evoluzione e bisogna restare sempre aggiornati” conclude Corrado Sorge. “Seminari formativi, incontri con specialisti e workshop, contribuiranno a rendere l’ambiente più stimolante e a favorire ulteriormente la connessione con il mondo esterno”.
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Sara Aquilani