Il 7 maggio 2026, a Budva, in occasione del primo Summit degli speakers e dei Presidenti dei Parlamenti dei Paesi membri e partner dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo si è svolta la cerimonia ufficiale di adesione dei Parlamenti nazionali di Armenia e Azerbaijan come membri Osservatori dell’Assemblea.
Caucaso nuovo osservatore
Un passaggio simbolico e politico di grande rilievo, che amplia ulteriormente il raggio d’azione della PAM oltre l’area euro-mediterranea e del Golfo, aprendosi al Caucaso meridionale in una fase internazionale caratterizzata da forti tensioni geopolitiche, ma anche dalla necessità di nuovi spazi di dialogo multilaterale.
La cerimonia della firma si è svolta alla presenza di Andrija Mandić presidente del parlamento del Montenegro e del Presidente della PAM Giulio Centemero (Parlamentare italiano).
L’ingresso di Armenia e Azerbaigian rappresenta un traguardo significativo per la diplomazia parlamentare mediterranea. In un contesto regionale ancora segnato dalle conseguenze del conflitto nel Nagorno-Karabakh e dai delicati equilibri del Caucaso, la scelta di partecipare alla stessa piattaforma parlamentare assume un valore che va oltre la dimensione istituzionale: è un segnale di apertura al confronto, alla cooperazione e alla costruzione di fiducia reciproca.
Spazio inclusivo di dialogo
La PAM conferma così la propria vocazione a essere uno spazio inclusivo di dialogo tra parlamenti appartenenti a contesti politici, culturali e geografici differenti, promuovendo una diplomazia multilaterale fondata sul rispetto reciproco e sulla responsabilità condivisa.
Nel loro intervento, il Presidente del Parlamento montenegrino Mandić e il Presidente della PAM Centemero hanno sottolineato che adesioni contribuiiranno ad arricchire il dibattito dell’Assemblea e rafforzzeranno la cooperazione parlamentare in un’area sempre più ampia e strategica.
Ruolo della PAM
L’allargamento della PAM verso il Caucaso meridionale conferma inoltre il ruolo crescente delle assemblee parlamentari internazionali come strumenti di mediazione, prevenzione dei conflitti e diplomazia preventiva, in una fase storica in cui il dialogo tra istituzioni rappresentative appare sempre più essenziale per affrontare sfide comuni che spaziano dalla sicurezza alla stabilità energetica, fino alla cooperazione economica e culturale.
