Assunta Corbo, giornalista e fondatrice di Constructive Network, la prima rete italiana dedicata al giornalismo costruttivo, è tra le principali promotrici in Italia di un nuovo modo di fare informazione: un giornalismo che, senza rinunciare al rigore, affianca al racconto dei problemi l’analisi delle soluzioni e delle esperienze che generano cambiamento. Racconta la visione che anima l’Associazione e riflette sul valore delle storie, sul ruolo delle donne e sull’importanza del linguaggio nel costruire un’informazione più responsabile, inclusiva e orientata al futuro.

Constructive Network è la prima rete italiana dedicata al giornalismo costruttivo. Qual è la missione dell’Associazione e quale cambiamento vuole portare nel mondo dell’informazione? 

A volte abbiamo la sensazione di avere un’ambizione troppo alta, ma poi ci guardiamo intorno, ascoltiamo le persone, incontriamo le storie e ci rendiamo conto che non lo è. Il Constructive Network è nato nel 2019 con l’obiettivo di restare uniti provando a divulgare e fare giornalismo costruttivo e solutions journalism in Italia. Siamo diventati il punto di riferimento del Solutions Journalism Network nel nostro Paese e abbiamo formato migliaia di giornalisti e giornaliste. Siamo entrati nelle scuole e nelle università, sono nati libri e progetti editoriali ed educativi. Un anno fa è nata l’Associazione perché abbiamo sentito il bisogno di consolidare la nostra presenza e la possibilità di realizzare nuovi progetti e iniziative. Il focus è rimasto sempre lo stesso: mostrare concretamente come un giornalismo costruttivo che parte dai problemi della società per poi volgere lo sguardo alle soluzioni sia un modo significativo per riportare in equilibrio il sistema informativo. Oggi abbiamo bisogno di comprendere la complessità del mondo in cui viviamo e per farlo abbiamo bisogno di più domande, più storie, più approfondimento e nuovi format. Su questo si basa  il nostro lavoro.

Il progetto “Donna e Innovazione“, da me creato nel 2018 in occasione del premio Nostalgia di Futuro, racconta storie di cambiamento. Quanto è importante raccontare le donne non solo per ciò che raggiungono, ma per il cambiamento che generano?  

Credo sia davvero fondamentale. Noi donne abbiamo storie straordinarie che possono diventare di ispirazione per altre donne. Immagino sempre che non tutte noi abbiamo la stessa intraprendenza: vuoi per una questione culturale, sociale, personale. Ma se chi non ce l’ha legge o ascolta di come altre donne si sono attivate, di cosa hanno generato e del valore che hanno portato negli ambienti che abitano allora forse può trovare quella forza necessaria per attivarsi. Il solutions journalism è un approccio che non si limita a raccontare cosa viene raggiunto ma va oltre esplorando come accade e cosa genera. In questo spazio le storie di persone, donne e uomini, possono trovare ampio respiro.

Quanto conta il linguaggio nel creare una cultura dell’innovazione più inclusiva e capace di valorizzare il talento femminile?  

Il linguaggio è alla base della cultura: attraverso la parola si possono costruire ponti, generare speranza, attivare riflessioni, allenare il pensiero critico. Trovo che in tema di talento femminile ci sia una grande necessità oggi: elevare il dibattito pubblico. Abbiamo bisogno di nuove conversazioni, di diversi punti di vista, di sfumature da esplorare e di un nuovo linguaggio che possa diventare abitudine. Penso alle storie femminili raccontate sui media, ai titoli con forti stereotipi e pregiudizi: partirei da qui, da una nuova cura della parola.

Qual è il messaggio che vorresti lasciare alle giovani donne che vogliono innovare e contribuire a costruire un’informazione più responsabile e positiva?

Partite da una domanda ma poi lasciatevi condurre dalla storia, a volte non immaginiamo nemmeno dove possa portarci. Invece di arrivare già con un’idea o un taglio definito da dare al pezzo o al servizio, proviamo ad entrare con empatia nella vita delle persone. Quello che accade è sorprendente. L’informazione di qualità è possibile quando riusciamo a creare una relazione con chi è coinvolto nei fatti: il giornalismo non è un atto solitario ma comunitario.


Assunta Corbo  

Giornalista freelance e autrice, nel 2019, insieme ad altri colleghi giornalisti, ha fondato il Constructive Network, primo network di professionisti dell’informazione e della comunicazione impegnati nella divulgazione del giornalismo costruttivo. È direttrice responsabile di «News48», magazine indipendente e non profit, che ospita articoli di giornalismo costruttivo e delle soluzioni. È LEDE Fellow del Solutions Journalism Network e Trainer Certificata di solutions journalism. Per Do It Human Editori è autrice del libro Dire, Fare…Ringraziare (2015), un manuale per allenare la gratitudine nella propria quotidianità, di Empatia Digitale (2020), saggio sulla comunicazione sui social media e co-autrice di “Inversione a U. Come il giornalismo costruttivo può cambiare la società” (2023) e di “Il giornalismo come relazione” (2025 – Pacini Editore)

 

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Maria Pia Rossignaud
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. II presidente Sergio Mattarella la ha insignita dell'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Insignita dal presidente Mattarella dell'onorificenza di "Cavaliere al Merito della repubblica Italiana. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista Mobile Century e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.