C’è la banda larga fra le priorità italiane degli investimenti del ‘piano Juncker’, l’iniziativa europea per il rilancio della crescita e dell’occupazione. Accanto alla banda larga, ci sono energia e infrastrutture di trasporto come autostrade e alta velocità. Il finanziamento iniziale per 8 miliardi, reso ufficiale martedì 10 marzo, da parte della Cassa depositi e prestiti, servirà a mettere in moto e coprire la prima fase dei progetti previsti per una ventina di miliardi. Nel lungo periodo si guarderà poi alla lista di interventi da 240 miliardi, già trasmessa dall’Italia a Bruxelles.
La sommatoria, anzi l’effetto moltiplicatore, di sforzi nazionali, interventi europei e impatto positivo del Quantitative Easing avviato dalla Bce dovrebbe produrre un’Italia più moderna e più competitiva, capace di recuperare alcuni suoi ritardi storici sui partner Ue. Quello della banda larga, dove sta in fondo alla classifica dei 28, avanti solo a Bulgaria e Romania, è uno dei più gravi.
Gli 8 miliardi della CDP saranno utilizzati per una serie di progetti nazionali inseriti nel piano e non dovranno quindi seguire l’iter dell’Efsi, il Fondo europeo per gli investimenti strategici costituito per il ‘piano Juncker’ e definito dai ministri delle Finanze dei 28 proprio il 10 marzo. La dotazione iniziale dell’Efsi sarà pari a 21 miliardi di euro, di cui 16 portati come garanzie pubbliche e altri cinque messi in campo direttamente dalla Bei. Grazie all’effetto leva, partendo da questo denaro, saranno mobilitati 315 miliardi. Il denaro dovrebbe arrivare da investitori privati e pubblici.
Ai benefici del ‘piano Juncker’, si sommano quelli del Quantitative Easing della Bce: oltre 140 miliardi, circa 7,5 al mese, su oltre 1.200 di bond complessivamente acquistabili, dovrebbero arrivare nel sistema finanziario italiano. Il programma è partito lunedì 9 marzo.
Oltre ai fondi della Cdp, i progetti su cui punta inizialmente l’Italia potranno quindi beneficiare dell’intervento finanziario di soggetti privati e del cofinanziamento della Bei, oltre che delle garanzie offerte dalla stessa Bei e dal Fondo europeo per gli investimenti strategici.
Il quadro complessivo dei progetti italiani è molto più ampio. “L’Italia – spiega il ministro Pier Carlo Padoan – ha già prodotto una lista di progetti d’interesse nazionale e di progetti in comune con altri Paesi Ue, di tipo infrastrutturale e di sostegno alle Pmi, già vagliati nel semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Unione e che costituiscono un pacchetto da circa 240 miliardi”.
Questi interventi saranno valutati in maniera approfondita intorno alla metà del 2015, quando l’Efsi diventerà finalmente operativo.
Per adesso gli obiettivi principali sono quattro: Giuseppe Latour li ha evidenziati su EurActiv.it. Ed il primo è la banda larga. Il Governo sta cercando strumenti per garantire da subito finanziamenti agli operatori che vogliano realizzare le nuove reti ad altissima velocità. C’è l’intenzione di usare fondi europei, anticipandone però una parte, già nel corso del 2015. L’idea è raccogliere almeno 1,5 miliardi proprio per consentire all’Italia di avere una marcia digitale in più.
Accanto a quello della banda larga, è molto caldo il fronte delle infrastrutture. In questo caso si parla, anzitutto, di alta velocità, con tratte al centro delle preoccupazioni di tutti gli ultimi governi: così, il Terzo valico, la Torino-Lione, la Napoli-Bari. Poi, c’è l’energia: piace l’idea di usare i fondi del ‘piano Juncker’ per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Infine, le autostrade, sfruttando il denaro europeo per rendere sostenibili alcune operazioni che, al momento, non possono avanzare per le incertezze finanziarie, come la Pedemontana veneta.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.