Intervista a Bianca Ferrara professoressa di archeologia classica all’Università degli studi di Napoli Federico II.

Bianca Ferrara, archeologa, racconta la trasformazione di un mondo maschile che dalla metà del secolo scorso è cambiato. Un mondo che ha contribuito a trasformare creando una delle prime cooperative di archeologhe alla fine del ‘900…

“Dalla seconda metà del ‘900 il ruolo la donna comincia a guadagnare spazio e raggiungere posizione di parità rispetto agli uomini nel mondo dell’archeologia. Negli anni 30, Paola Zancani Montuoro è stata una pioniera, per citare un nome legato ad una storia che comincia a fare la differenza in un contesto in cui non avevamo nessuna posizione prestigiosa o apicale. Fortunatamente, il numero sempre maggiore di donne archeologhe ha imposto il cambiamento. Ora, le ragazze che con la laurea in archeologia vanno a lavorare sul campo, sono numerose. Quando abbiamo creato la cooperativa di sole donne, era l’eccezione. Abbiamo aperto una strada”.

Da dove nasce la scelta di fare l’archeologa?

All’università ho iniziato a seguire dei corsi in archeologia che mi hanno portato al contatto con persone del settore. La professoressa, che ha seguito la mia laurea, insegnava proprio Metodologia e tecnica dello scavo archeologico. Posso dire che lei mi ha fatto appassionare all’archeologia. Andare nello scavo a scoprire le antiche civiltà è diventata priorità, anche perché sono consapevole del fatto che il mio Sud, la Campania soprattutto, è piena di tesori, non è necessario andare in Egitto e all’estero per scoprire nuove antichità. Ecco perché abbiamo fondato la cooperativa di sette archeologhe appena laureate che hanno avuto successo. Abbiamo lavorato negli scavi, nel mondo degli allestimenti museali, nelle catalogazioni sostenute dalle leggi sull’imprenditoria femminile. Ma il nostro orgoglio principale era l’essere un gruppo di sole donne in un contesto quasi totalmente maschile.

Quindi si può dire che sei stata una pioniera…

Sì, la nostra è stata una delle prime cooperative di sole donne, era l’inizio del 2000. È andata avanti a lungo poi ognuna di noi ha preso una strada diversa. Io sono entrata nell’università, un’altra mia collega al Ministero dei Beni Culturali e le altre insegnano a scuola, c’è stata un’evoluzione della carriera.

Cosa consigli a una ragazza che vuole fare l’archeologa?

La cosa più importante è sempre la passione. Sostengo tutti i giovani che vogliono intraprendere questa carriera perché viviamo in un paese ricco di siti archeologici, le possibilità di lavorare non mancano. Far convergere capacità imprenditoriale e passione fa la differenza. Vent’anni fa noi abbiamo partecipato al progetto del Museo Narrante del Santuario di Hera alla foce del Sele, il primo in Italia meridionale, un progenitore del MAV…

Gli archeologici oggi lavorano nei cantieri, nel pubblico c’è attenzione da parte delle Sovrintendenze per la tutela e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale. Le possibilità non mancano, basta crederci e non arrendersi mai.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.