Recupero competitività, difesa interessi nazionali e promozione del made in Italy sono stati i tre temi trattati durante l’incontro “Le opportunità digitali”, un interessante incontro organizzato a Napoli da Sudigitale, rete di imprese per la digital transformation del made in Italy, e Netcoa, Net Company Associated per l’internazionalizzazione. Luogo scelto per discutere di quanto il digitale possa fare per l’economia italiana è stato Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Nazionale per gli Studi Filosofici di Napoli.
Ad introdurre e concludere la discussione è stato Roberto D’Angelo, presidente Sudigitale, che ha presentato tanti numeri ai presenti, con una sola prerogativa: “Oggi ci sono 49 milioni di utenti in rete in Italia, ma c’è bisogno di far girare il digitale su “macchine italiane” per fare economia”. Una conclusione semplice, che però D’Angelo spiega, facendo un’analisi complessiva del Paese: “Lavoro nel digitale, da Napoli, dal 1996, ma l’Italia si mostra tuttora poco pronta ad affrontare il tema digitale. Il volume economico stimato è di almeno 35 miliardi di euro, ma gira quasi totalmente su paittaforme estere, per lo più americane e cinesi. Questo perché anche le aziende non sono pronte. C’è forte carenza di figure professionali, la stima è di 76mila figure professionali nel settore IT praticamente assenti”. Una soluzione c’è: “Bisogna creare rapporti tra università e aziende, migliorare le infrastrutture e creare accelerazioni al sistema. Altrimenti – conclude D’Angelo – continuiamo a subire il digitale, senza trasformarlo in opportunità”.
Moderato da Massimo Lucidi, presidente di Netcoa, l’incontro è stata arricchito da tanti spunti. A cominciare da quelli offerti da Luigi Bianco, Federmanager Commissione Nazionale Industria 4.0: “Rappresentiamo 180mila manager in Italia, ma il nostro è un Paese che viaggia dietro ai suoi competitor europei. In Italia, ad esempio, ci sono solo poco più di un milione di manager, la metà di Francia e Germania. Invece, un management forte e un settore IT sviluppato rappresentano in tutto il mondo fattori di crescita e competitività. Siamo immersi nel digitale, ma non cogliamo le opportunità. Ma c’è da capire che la trasformazione digitale ha senso solo se si fa business”.
Un modo importante per fare business è rappresentato dalla rete di imprese, che Paolo Fiorentino, presidente Assinrete, promuove in giro per l’Italia: “Il fenomeno delle reti di imprese è in crescita, ma va razionalizzato e agevolato. È sicuramente il modo più efficace per il recupero della competitività coni mercati globali e i modelli organizzativi che si incontrano all’estero. Per farlo, però, serve un sistema imprenditoriale serio, che può portare a risultati ambiziosi. Per ora, in Lazio e Lombardia le aziende riescono a fare rete con più successo, ma il sistema funziona bene anche altrove, anche se con numeri inferiori”.
L’innovazione, però, si incontra anche in banca. E Amedeo Manzo, presidente Bcc Napoli, spiega come: “Siamo una piccola banca, realtivamente giovane con appena 10 anni di vita, ma con numeri e dati di crescita importanti che ci permette di arrivvare da un quinquennio di utili. Ci siamo inseriti nel territorio metropolitano napoletano, dove ci sono mille possibilità in tutti i campi. Siamo ben inseriti nello shipping e molto vicini alle startup. La città è viva e chiede alla politica di rispondere alle sue richieste”.
E la politica era presente al convegno, con il neodeputato napoletano della Lega, Gianluca Cantalamessa: “Dobbiamo recuperare competitività. Le aziende italiane scontano 22 punti di posizione fiscale rispetto a competitor europei e su questo dobbiamo lavorare, cercando di risollevare il Meridione che continua ad essere sempre più povero, con la forbice con il nord che aumenta inesorabilmente, e non per mancanza di investimenti”.

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