Una Ue in pace (con gli Usa) e una Nato che pareva da rottamare ‘rinata’: il bilancio dello ‘sbarco in Europa’ da presidente di Joe Biden è largamente positivo. Dopo 17 anni di contenziosi – c’era George W. Bush alla Casa Bianca quando il conflitto cominciò, tra dazi e compensazioni – è tregua nei cieli tra Unione europea e Stati Uniti: Bruxelles e Washington sospendono la guerra dei sussidi ad Airbus e Boeing. Ricevendo il presidente Biden, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si mostra fiduciosa che l’intesa appena raggiunta preluda all’archiviazione d’un altro annoso e ricorrente conflitto commerciale transatlantico, quello sull’acciaio.

Mettendo il conflitto in naftalina per cinque anni, Usa e Ue si prendono il tempo per negoziare: è quanto basta per accantonare il timore che, come già avvenuto in passato, Bruxelles e Washington continuino a penalizzarsi a vicenda, imponendo dazi e compensazioni su beni di ogni tipo, dal vino e dai prodotti agro-alimentari italiani e francesi alle moto Harley-Davidson. Nulla di essenziale: punture di spillo, ma fastidiose. Dandosi cinque anni, inoltre, l’Amministrazione Biden e l’attuale Commissione europea si mettono al riparo dal riacutizzarsi dei contenziosi: la tregua durerà fin oltre i loro confini temporali; se la pace non sarà stata suggellata prima, chi ci sarà vedrà.

Il senso è che Usa e Ue non hanno energie da perdere in beghe reciproche. Alla sua prima missione europea, il presidente Biden ha detto e ripetuto ai suoi interlocutori, partner e alleati, che i rivali sono altri e sono comuni: Russia e Cina, soprattutto la Cina, che s’accinge a diventare la prima potenza economica mondiale e che ha atteggiamenti espansionistici, non solo commerciali, ma anche diplomatici e militari. La posizione dei 27 verso Pechino è meno ostile di quella degli Usa, ma c’è intesa sul fatto che le differenze sui valori – libertà, democrazia, diritti umani – sono profonde, anche se può esserci spazio alla collaborazione, ad esempio sulle questioni commerciali e nella lotta contro il riscaldamento globale.

Dal G7 sulle spiagge della Cornovaglia ai Vertici della Nato e con l’Ue a Bruxelles, Biden dà due semplici messaggi: il primo è rassicurante, “l’America è tornata”, il clima è cambiato, non è più l’ora delle sfuriate di Donald Trump contro il multilateralismo e contro gli alleati, roba da ‘divide et impera’; il secondo è combattivo, “Abbiamo nuove sfide, la Russia e la Cina”, che poi sono – a ben vedere – le sfide di sempre.

Alla Russia di Vladimir Putin, Biden ha dedicato l’ultima tappa del viaggio europeo, a Ginevra. C’è il tentativo di arginare, con un cordone di sicurezza, la Cina di Xi Jinping.

 

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.