Terrorismo di Stato è una formula che appartiene alla nostra storia, evoca gli anni più bui della Repubblica. Il dirottamento di Stato avvenuto domenica scorsa nei cieli europei la riporta d’attualità: la Bielorussia dell’autocrate Alexander Lukashenko ha simulato una minaccia terroristica e se n’è fatta scudo per compiere una serie di violazioni del diritto internazionale, risfoderando l’arma del dirottamento aereo che, specie dopo l’11 Settembre 2001, credevamo di avere in larga misura neutralizzata.

Il regime di Minsk sfida di nuovo la comunità internazionale, come di fatto avviene, incessantemente, dopo le contestatissime elezioni presidenziali dell’agosto 2020: costringe un aereo della RyanAir in volo da Atene a Vilnius a deviare dalla sua rotta e ad atterrare in un aeroporto bielorusso, per arresto un oppositore che era a bordo. L’episodio dovrebbe contribuire a radicare nei leader e nelle Istituzioni nell’Ue la convinzione che non esistono dittatori, o autocrati, con cui è “utile” avere buone relazioni: né nell’ex Urss, dove c’è solo l’imbarazzo della scelta, né in Turchia né in Egitto né altrove.

Il Consiglio europeo di lunedì e martedì, che aveva già all’ordine del giorno un inasprimento delle sanzioni al regime di Lukashenko, ha discusso della vicenda, subito condannata all’unisono dagli Usa e da tutti i 27, con la richiesta d’immediata liberazione di tutti i passeggeri dell’aereo dirottato, compreso l’obiettivo dell’operazione, il giovane giornalista Roman Protasevic, una voce dell’opposizione, fondatore di un canale anti-regime su Telegram, Nexta, arrestato a bordo dell’aereo appena sceso sulla pista di Minsk.

I capi di Stato o di governo dei Paesi Ue hanno deciso di chiudere il loro spazio aereo agli aerei bielorussi, mentre i velivoli europei sono stati invitati ad evitare i cieli bielorussi – numerose compagnie aeree si sono già adeguate -, e di aggiornare le ‘liste nere’ già compilate di personalità bielorusse ‘bandite’ – i ministri degli Esteri dovranno individuare i soggetti cui applicare misure restrittive -. Analoghi provvedimenti sono stati adottati da Stati Uniti e Gran Bretagna. Le Nazioni Unite hanno convocato il Consiglio di Sicurezza.

La risposta all’atto di pirateria bielorusso è stata insolitamente rapida e forte: emerge la volontà di non ‘farla passare liscia’ al regime di Lukashenko, anche per impedire che si stabilisca un precedente che possa divenire un ‘modus operandi’.

Uno degli obiettivi dell’Unione è di isolare ulteriormente Lukashenko, la cui rigidità mette in imbarazzo pure il suo interlocutore privilegiato, il presidente russo Vladimir Putin. E le pressioni sul presidente bielorusso potrebbero aumentare quando Joe Biden e Putin s’incontreranno a Ginevra il 16 giugno: un appuntamento che ha il sapore d’un remake perché lì, il 19 e 20 novembre 1985, iniziò a finire la Guerra Fredda col Vertice tra i presidenti Usa Ronald Reagan e Urss Mikhail Gorbaciov.

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.