L’ultima mail che ho ricevuto ieri sera, prima di spegnere il computer, era una pubblicità del Black Friday. E la prima che ho ricevuto questa mattina, appena acceso il computer, è stata una pubblicità del Black Friday. E mentre il computer era spento, notte durante, mi sono arrivate numerose altre mail, più del solito, quasi tutte pubblicità del Black Friday.
Che sembra l’ultimo approdo della Vecchia Europa, e della Vecchissima Italia, al Mondo Nuovo, ma neppure troppo, del consumismo online. Per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, specie over 60, il nome è e resta un mistero. Ma legioni di esperti di comunicazione, ‘advertising’ e ‘marketing’, tanto per restare nell’universo anglofono, ci possono enfaticamente spiegare, se non l’avessimo capito da soli, che vendere un Venerdì Nero al pubblico italiano sarebbe superstiziosamente impossibile, tanto più se arriva, come quest’anno, dopo un Venerdì 17 che è il massimo del calendario iettatorio nostrano.
E allora, dagli con il Black Friday. E pazienza se pochi sanno che arriva dopo il giovedì del Ringraziamento; anzi meglio così, ché Thanksgiving è parola oggettivamente ostica e anche il concetto resta difficile, affastellandosi nei racconti padri pellegrini, indiani con le piume e tacchini alla bisogna spennati ed essendo complicato capire chi ringrazia chi di cosa.
A importare le feste, da cinquant’anni in qua siamo stati bravissimi. Tra gli Anni Sessanta e Settanta, scoprimmo San Valentino e le sue smancerie. Verso la fine degli Anni Novanta, ci siamo con cautela impossessati di Halloween, dopo essere stati depistati per anni da un’infelice traduzione dei Peanuts che alla Grande Zucca aveva sostituito il Grande Cocomero. E adesso abbiamo scoperto il Black Friday, che è l’ennesimo modo di ‘risparmiare’ comprando cose che, normalmente, non avremmo comprate e di cui neppure avremmo sentito il bisogno.
Nel frattempo, ci sono anche cresciute nelle abitudini la Festa della Mamma e quella del Papà, la cui italica (e cattolicissima) collocazione al 19 Marzo a me è sempre parsa francamente inopportuna, ferma restando la simpatia e la comprensione per quel buon uomo di San Giuseppe, già privato per esigenze di calendario televisivo e internazionale della Milano – Sanremo. E’ pure arrivata quella dei Nonni e non ci sentiremmo d’escludere, in un prossimo futuro, quella delle Zie.
Del Black Friday, noi abbiamo quasi saltato la versione genuina e brutale dell’assalto ai centri commerciali e siamo subito approdati alla versione digitale. Ma gli americani, che se lo sono inventato, sono ancora adepti della formula originale: dopo la grande abbuffata del Giorno del Ringraziamento, la giornata più tediosa dell’anno negli Stati Uniti e quella in cui lo squilibrio tra calorie assunte e consumate è più alto, bruciano l’eccesso di cibo, noia e riposo facendo la coda all’addiaccio fin dal cuore della notte all’ingresso di negozi e centri commerciali per conquistare i super-sconti destinati ai primi acquirenti: calche mostruose e, all’apertura, orde urlanti di consumatori assatanati.
Viva Babbo Natale e le sue renne! E, invece delle mail, le letterine! Ma mi sa che gli elfi, ormai, s’approvvigionano anche loro nel Black Friday.

Black Friday

 

Articolo precedenteFondazione Murialdi: affrontare l’oggi guardando al passato
Articolo successivoGridatelo dai tetti, autobiografia e lettere di Bartolomeo Vanzetti
È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.