Con questo articolo si conclude l’approfondimento sulla tecnologia Blockchain. Ringraziamo Michela Fioretti per la collaborazione iniziata il 4 maggio con l’articolo: Blockchain: #genesi #prospettive di un fenomeno rivoluzionario. Proseguita con: Blockchain dato certo: ingegnosa combinazione tra chiavi pubbliche e private. Blockchain: #Trasparenza #Immutabilità #Incorruttibilità. Blockchain, un’alleata per la sicurezza alimentare. Blockchain a vocazione sociale. Blockchain e la sovranità della propria identità digitale. Blockchain e centralità dell’individuo che garantisce se stesso. Con questi approfondimenti speriamo di aver accompagnato il lettore nella comprensione di questo determinante aspetto della transizione digitale.

La Blockchain, date le sue caratteristiche fondanti di trasparenza e immutabilità, ha già impresso un moto di rivoluzione in ambito legale, anche grazie al supporto e alla larga diffusione degli smart contract – nuovo strumento digitale capace di offrire una serie di garanzie, a condizioni prestabilite dalle parti – e, ancor più, in ambito notarile con la disintermediazione, che ha superato la logica di un’autorità super partes ad avallo di una qualsiasi transazione valoriale.
Rivoluzione impressa anche nelle pratiche della Pubblica Amministrazione, e in ogni iter burocratico in cui il registro distribuito digitale restituisce in tempi celeri, dati certi e tutelati da privacy risultando, contemporaneamente, inattaccabile da aggressioni hacker, sempre più in ascesa esponenziale.
E ancora, la Blockchain segna un moto di rivoluzione nell’Agrifood, e in ogni altro settore in cui la tracciabilità di un prodotto – attestandone tutto il processo di lavorazione con il supporto della sensoristica data dagli IoT e IoE – diviene di fatto l’authority che ne assicura la qualità al consumatore finale.
Insomma, come abbiamo più volte ripetuto, la Blockchain è una tecnologia con una forte attitudine sociale, data la sua capacità di semplificare e agevolare la quotidianità, in virtù di un sistema articolato, preciso e complesso, che non ammette eccezioni.
I suoi benefit sono distribuiti equamente in tutta la comunità, rivendicando allo stesso tempo il ruolo centrale del singolo individuo, a cui consegna finalmente, l’onore e l’onere di decisore unico della propria vita in Rete
Eppure, la solidissima struttura della Blockchain, presenta una crepa, una soltanto, che può però provocare la frantumazione dell’intera impalcatura della catena di blocchi: il perfetto congegno di affidabilità e certezza delle informazioni, come un cavallo di Troia con il nemico in pancia, corre il rischio di notarizzare una transazione, e quindi un’informazione, errata alla base, per errore o per dolo.
Se infatti, l’architettura della Blockchain è stata realizzata in modo tale da garantire nel tempo la validità di un dato, prima che quel dato entri nella catena dei blocchi, chi e che cosa può asseverarne la correttezza?
Dunque, è proprio dalla porta di accesso dei dati, che il registro digitale può essere minato, così da condurre alla notarizzazione di un’informazione non veritiera.
L’unica, ma considerevole criticità della Blockchain, risiede al di fuori della Blockchain, in una realtà in cui non è la verifica rigorosa ma la fiducia, a muovere le relazioni tra le parti.
E’ in questo snodo cruciale che si dovrà ancora molto lavorare, tecnologicamente sì, ma soprattutto culturalmente perché, proprio come insegna la Blockchain, spetta unicamente all’uomo, con la sua capacità di discernimento e la dignità del libero arbitrio, tracciare la differenza tra bene e male.
La Blockchain non è, ovviamente, la panacea di tutti i mali, ma sicuramente è una tecnologia che porta insiti grandi valori etici, condivisibili per l’intera comunità e che realmente può trainare l’evoluzione in direzione di un progresso largo e partecipato.
Pertanto, va assolutamente protetta dagli avvoltoi del marketing, da chi sostituisce il principio del beneficio sociale con quello dell’interesse personale.
Sotto la bandiera di questa nuova tecnologia e dei suoi ideali, già è in gran fermento, purtroppo, la macchina del denaro che, con l’etichetta “certificato tramite Blockchain”, vende – o meglio svende – un autentico facilitatore sociale per un qualsivoglia prodotto pubblicitario.

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Michela Fioretti
Michela Fioretti si è laureata con lode in Materie Letterarie, indirizzo Filologico Moderno, all'Università La Sapienza di Roma. Dal 2005 è insegnante presso Roma Capitale e, come freelance, svolge l'attività di ghostwriter ed editor (tra i testi curati, degno di nota, per il tema dei diritti civili e, in particolar modo delle donne, è "Ti racconto l'Iran. I miei anni in terra di Persia" Armando Editore 2018, con prefazione di Dacia Maraini, della giornalista e antropologa culturale Tiziana Ciavardini). Dopo la triennale partecipazione alla masterclass "Scrivere una canzone", ha vestito con i propri testi le note del musicista e musicologo Marco Freni. In tale produzione, anche Bucaneve, canzone utilizzata da Amnesty International, nella versione francese e con declamazione in lingua pashtu, quale strumento di sensibilizzazione contro la violenza di genere. Negli ultimi cinque anni, da madre e insegnante, in primis, ha dedicato attenzione e studio all'innovazione tecnologica, così da comprendere con una lettura critica, per poi farsi ponte, la trasformazione del nostro tempo, dovuta alla digitalizzazione. Ha frequentato, conseguendone l'attestato, il corso di alta specializzazione Blockchain-Elite che, con i più qualificati docenti in campo internazionale, le ha offerto una visione trasversale del cambiamento in atto, da quella filosofica, sociologica e antropologica, a quella espressamente tecnologica, fisico/matematica. La sua frase ispiratrice, da sempre, è quella di Fernando Pessoa "Non sono niente. Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo", a raccontare per lei che, nell' umiltà del piccolo, è racchiusa tutta la potenza dell'Universo perché, solo chi sogna può muovere il mondo e, talvolta, sovvertirne le regole.