Sergio Lepri non ha mai smesso di essere maestro e esempio per il buon giornalismo; di esserlo con la sua attività professionale; di esserlo con la sua attività didattica; di esserlo negli incontri ai quali veniva ancora chiamato; di esserlo con un lascito imperituro attraverso il sito www.sergiolepri.it

Buon giornalismo, anzi giornalismo e basta, per lui ha sempre significato fare informazione corretta come un servizio da rendere alla comunità. Lo ripeteva in tutte le occasioni pubbliche in cui era chiamato a intervenire e come aveva sottolineato in maniera ferma nella manifestazione in ricordo di Giovanni Amendola il 26 maggio del 2005 a Montecatini. In quell’occasione ebbe modo di scolpire in poche parole il senso della scelta di una professione, cominciata negli anni 44′ 45′ con la Resistenza e il giornale “l’Opinione” e portata avanti con la nascita degli istituti democratici della Repubblica.

“Ognuno di noi è il frutto della propria storia personale: l’ambiente in cui è vissuto, i libri che ha letto, le gioie che ha goduto, i dolori che ha sofferto, le esperienze di vita che ha vissuto. Noi siamo quelle esperienze. Perché siamo diventati giornalisti? Quasi tutti avevamo una professione, avevamo altri progetti. Ma con la fine del fascismo e del nazismo, col ritorno difficile della libertà, pensavamo che il giornalismo, al di là delle sue finalità istituzionali, era un modo per consolidare la rinata democrazia e gli istituti democratici, per contribuire alla crescita civile della società. Il giornalismo era un servizio da rendere alla comunità. Di certo era, ed è, anche un potere ma soltanto nella misura in cui opera come portavoce dell’unico legittimo detentore del potere: il cittadino”. E aggiungeva: “Sono questi ricordi che ci fanno vivere, tornare giovani e indignare se qualcuno tenta di mettere in discussione quei valori che sono il fondamento della nostra esistenza. Sono questi ricordi che ci fanno dire alle generazioni che ci hanno succeduto; beh, qualcosa noi vecchi vi abbiamo dato. Difendetelo!

Sergio lepri è il direttore storico dell’Ansa e da lì ha creato una realtà di informazione primaria credibile e rispettata nel mondo, sintetizzata in un motto certificativo: “lo ha scritto l’Ansa” che significava pubblicazione di una notizia assolutamente certificata, vera, fondata. Il criterio della verità, dell’informazione corretta e quanto più possibile esatta è la luce della sua attività professionale e di maestro. E quando il giornalismo è stato attraversato da tanti cambiamenti, Lepri li ha vissuti tutti con molta intensità e partecipazione: dal giornale di carta su un foglio stampato su macchina piana (durante la Resistenza composizione a mano sotto il lume della candela) a più e più fogli in rotative, alle agenzie battute su nastro, all’elettronica più avanzata. Coinvolgente e stravolgente insieme.  Da Direttore dell’ansa è stato protagonista assoluto di storia dell’istante (è una sua definizione del lavoro) e di storia per sempre  con la creazione dello straordinario archivio elettronico Dea dell’Ansa, alla trasformazione tutta digitale Internet. Tutti passaggi affrontati con la curiosità di un eterno ragazzo e con la capacità di far prevalere l’intervento e l’intelligenza umana. Anche in questo senza venire mai meno al principio di fondo dell’informazione servizio alla comunità. Sì informazione ma vera e verificata, chiara come chiara deve essere, sempre, la catena della responsabilità editoriale.

Internet, quindi, vissuta come una risorsa importante a disposizione per migliorare ma nella consapevolezza del rischio se si salta l’intermediazione professionale, perché se e quando manca la mediazione tra la fonte e il fruitore dell’informazione si genera un corto circuito in cui possono prevalere le fake news e in cui non c’è garanzia della attendibilità dell’informazione proposta. Giornalismo di carta, digitale, o parlato in radio e televisione debbono avere sempre al centro l’attenzione a quella che definiva mediazione di verità, con una puntualizzazione monitrice: “Se la parola verità fa un po’ paura, diciamo: una mediazione di qualità”.

Dodici anni fa in una festicciola promossa da Media Duemila per i suoi novant’anni ci raccontò la sua scoperta dell’Ipad uno strumento straordinario perché consentiva di fare l’ennesimo progresso: leggere un libro, un documento, un giornale ovunque, a letto o in poltrona, davanti alla scrivania o in treno, anche ingrandendo il carattere se necessario, accedere a una galleria di foto, ai video o consultare copie arretrate di un giornale. Ma anche un film, un dibattito, un’edizione di telegiornale, giornale radio. Un giornale che ritorna, che c’è sempre quando ci si riferisce all’informazione, a prescindere dalla modalità con cui si presenta o viene proposto.  Un giornale appunto e una fiducia che i giornali potessero avere un futuro. Quasi ballando su stesso, lui giovanissimo tennista novantenne in gran forma, in quella circostanza con ironia gentile e una battuta che sarebbe piaciuta a Giovanni Giovannini, e chiuse con una splendida considerazione finale: “La sopravvivenza dei giornali di carta allora è assicurata? Già, ma per leggere sull’Ipad un giornale di carta, bisogna che ci sia il giornale di carta. Ci sarà?”. Domanda da Nostalgia di Futuro da interminabili discussioni con il nostro fondatore Giovanni Giovannini, figlio della stessa terra e della stessa generazione di Sergio Lepri. Con nostalgia di futuro il nostro omaggio riconoscente.

E a proposito del libro digitale disse: “un libro digitale è immateriale; può estendersi in uno spazio infinito con l’ipertesto; può prolungare in un tempo infinito con Internet; può contare un numero infinito di lettori”. Noi ci auguriamo di poter estendere il ricordo di un uomo che ha contribuito a fare e raccontare la storia del suo tempo oltre i nostri cuori.