Le Postille di Paolo Lutteri4 settembre 2025
Estate americana sempre turbolenta per l’amministrazione politica. A metà agosto è trapelata una notizia molto inquietante per le società editoriali, ma non solo quelle. Poiché non è stata confermata resta il dubbio che sia una fake news. In ogni caso è una probabilità non lontana dalla verità: la Casa Bianca di Washington avrebbe una lista di aziende fedeli al governo Trump che potrebbero godere di privilegi rispetto ad altre. (https://www.axios.com/2025/08/15/white-house-rating-big-beautiful-bill). La lista potrebbe orientare decisioni su concessione di sussidi, trattamenti economici preferenziali, relazioni istituzionali tra governo e aziende. Sono state classificate 553 aziende con giudizi tipo ‘buono’, ‘moderato’ o ‘scarso’. Quasi come la Lista dei dazi o una Lista aggiornata dei supporti elettorali.
E’ un cambio di rotta rispetto al tradizionale liberismo, che si avvicina a un modello dove le aziende sono direttamente subordinate e influenzate dallo Stato e dai fondi pubblici. E lo Stato è connivente con qualcuno. La libertà d’impresa, specialmente in settori come editoria, telecomunicazioni, energia e big tech è compromessa. Anche il mercato è invalidato: privilegiare aziende sulla base della lealtà politica anziché dell’efficienza o dell’innovazione può far saltare la libera concorrenza. E’ una forma di capitalismo clientelare, dove il successo aziendale dipende dal favore politico. Si avvicina più a pratiche autocratiche o dirigiste, forme di complicità sistemica. La differenza tra lobbying legittimo e scambio di favori diventa meno percettibile. Nell’economia liberista il mercato non è solo un sistema economico: è un patto sociale che garantisce opportunità, equità e progresso. Difenderlo significa tutelare la democrazia stessa.
Una tutela che non è del tutto presente nei sistemi tipo Nord Corea, Cina, Russia, Iran solo per citare alcuni esempi. L’intervento dello Stato nelle imprese private, peraltro, non è del tutto escluso nelle democrazie occidentali. I Governi, sia in Francia che in Germania e in Italia, con criteri ‘neutrali’, sono intervenuti a collaborare, con contributi o partecipazioni statali, aziende sofferenti o definite strategiche. Ma da qui a fare una lista di amici e nemici c’è una bella differenza, a misura di democrazia. Le recenti vicissitudini della democrazia americana sono da tener d’occhio.
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it