di MASSIMO CINCERA

 

L’idea di Marshall McLuhan che la cultura di una società e, ancor di più, la forma mentis dei singoli individui, siano influenzati dal tipo di tecnologia di cui la società dispone, è un concetto ancora oggi di grande attualità. Dopo una fase negli anni Ottanta e Novanta in cui il consolidarsi dei media elettronici, e in particolare della televisione, ha spostato l’attenzione sullo studio dei contenuti, oggi i new media e le tecnologie digitali fan sentire più che mai l’esigenza di una profonda riflessione sul mezzo.

In quest’ottica, tornare a parlare di McLuhan a 100 anni dalla nascita vuol dire non solo farsi piacevolmente illuminare dagli aforismi di un grande scienziato della comunicazione, ma significa soprattutto fare un passo significativo per non adagiarsi su quel determinismo tecnologico che a volte pare condannare la società ad essere “modellata” dai propri mezzi di comunicazione.

 

We are all robots when uncritically involved with our technologies“. Come dire: bisogna fermarsi a riflettere, prendere le distanze dalla quotidiana ebbrezza per le potenzialità espressive delle nuove tecnologie, analizzare con senso critico le forme di comunicazione che pervadono la nostra società (in poche parole, cercare di capire i media – come recita la traduzione letterale del titolo di uno dei lavori più noti dello studioso canadese) è il vero antidoto alla dittatura tecnologica che pare voler spazzare via i nostri giornali di carta. Non solo, questo pensiero può aprire uno scorcio sul nostro futuro, se è vero che: “We became what we behold. We shape our tools and then our tools shape us“.

 

Da editore che opera su diverse piattaforme media (carta stampata, tv, radio, web e mobile) ritengo che approcciarsi con competenza ai nuovi strumenti della comunicazione, valorizzarne con attenzione le specificità, studiare il linguaggio e valorizzare le peculiarità di ciascuno, renderli accessibili al maggior numero di persone, essere aperti alle novità senza farsene intimorire sia l’atteggiamento più appropriato per chi oggi ha a che fare con i media. Per guidare il cambiamento e non rischiare di subirlo.

 

Massimo Cincera

Amministratore delegato del Gruppo Sesaab