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Farà seguito, nel prossimo futuro, a quella agricola e a quella industriale – una prospettiva fantascientifica (ma non troppo): I’elaboratore, fra qualche decennio, sarà forse capace di riprodursi da solo

NEW YORK. Le cifre sono impressionanti. Tre anni fa, negli Stati Uniti, due dozzine di ditte vendettero 724 mila computer personali per un fatturato di un miliardo 800 milioni di dollari, circa 2500 miliardi di lire. L’anno successivo, quando anche l’Ibm, il colosso dell’elettronica mondiale, entrò nel settore, le vendite raddoppiarono, e il fatturato salì a tre miliardi di dollari, quasi 4200 miliardi di lire. Secondo i calcoli preliminari, nell’82 i computer personali venduti da oltre 100 aziende sono stati due milioni e 800 mila e il fatturato ha sfiorato i cinque miliardi di dollari, 7000 miliardi di lire – metà del costo dello Shuttle -. L’Europa Occidentale e il Giappone non hanno registrato invasioni così massicce, ma anche i loro dati fanno riflettere: le vendite di computer personali hanno toccato nella prima le 392 mila unità, e nel secondo le 425 mila. Come dice il Cancelliere austriaco Bruno Kreisky, «laddove all’inizio del secolo le ferrovie, le strade e i canali univano l’umanità, e dove adesso ci uniscono il telefono e il telex, la radio e la tv, presto ci unirà l’invisibile rete dei computer personali».
Dall’83 in poi. le prospettive superano qualsiasi immaginazione. Con gli elaboratori elettronici a portata di ogni tasca (si va dai 79 dollari del Timex-Sinclair ai 4000 dollari dell’Ibm, meno di una utilitaria) le vendite dovrebbero esplodere.
Negli Stati Uniti esistono 83 milioni di televisori in attività, i liberi professionisti ammontano a 26 milioni, ci sono 54 milioni di «colletti bianchi»: il mercato potenziale del computer ad personam è infinito. La stessa constatazione vale per il Giappone e l’Europa Occidentale. «Posso peccare di ottimismo – dichiara il vicepresidente della Commodore international – ma non credo di sbagliarmi: nell’85, ci saranno in tutto il mondo circa 50 milioni di computer personali». Cita l’agghiacciante romanzo di Orwell, «1984»: «Nessuna profezia fu mai tanto sbagliata: l’84 è alle porte. ma l’elettronica non ha creato la dittatura monolitica cosi temuta dallo scrittore inglese. Al contrario. essa sta articolando e differenziando sempre più la nostra società». Il primo dei mass media americani a cogliere appieno il significato del fenomeno è stata la rivista Time. Per la prima volta nella storia, essa ha dedicato la sua copertina non all’uomo, ma alla macchina dell’anno, il computer personale. «L’82 – ha scritto Time – ha visto Breznev morire e l’ex capo del KGB Andropov assumere il comando del Cremlino. Ha visto lsraele invadere il Libano, e i palestinesi finire massacrati nei campi di profughi di Beirut. Ha visto l’Inghilterra sconfiggere l’Argentina nelle Falkland grazie all’elettronica, e
gli Stati Uniti vacillare sotto il peso della massima disoccupazione dalla grande crisi… Ma ha visto altresì una macchina, non un uomo, il computer personale modificare più di chiunque altro o qualsiasi altra cosa la nostra vita quotidiana».
L’82 ha consacrato l’elaboratore la matrice autentica del 2000. Time ha poggiato il suo giudizio sui sondaggi d’opinione: per il per il 68 per cento degli americani il computer personale è oggi lo strumento più idoneo a rivoluzionare il mondo.
Anche solo tre anni fa. una condizione del genere sarebbe stata inconcepibile. C’era nel computer ancora un che di misterioso. Molti erano fermi alla mostruosa creatura nata all‘Università della Pennsylvania nel ’46, l’ IENIAC, pesante 30 tonnellate, forte di 18 mila tubi che si guastano al ritmo di 8 all’ora. Le implicazioni della scoperta del transistor e dei circuiti miniaturizzati che avevano permesso di ridurre a una piastrina non più grande di un coriandolo un elaboratore delle dimensioni di una stanza sfuggivano all’uomo della strada. Non di rado, l’elaboratore evocava immagini inquietanti, di sottomissione alla macchina, di disumanizzazione: appariva una tecnologia da iniziati, e si sperava solo che non cadesse in mano a criminali, o ai politicanti senza scrupoli. Invano la rivista Computer World asseriva che se «l’auto avesse fatto in tre quarti di secolo quello che l’elettronica è stata capace di fare in un solo quarto, oggi una Rolls Royce costerebbe 2 dollari e mezzo, 4 000 lire, e percorrerebbe 800 mila km al litro».
Gli «opinion makers» americani, La gente che conta, hanno seguito tuttavia con passione l’inesorabile progresso del computer personale fin dall’inizio. Non hanno mai creduto che l’elettronica dovesse restare confinata all’industria, alla finanza, alle forze armate, ai circoli accademici. Nel momento stesso in cui si sono risolti i problemi dell‘«hardware», ossia
della struttura fisica degli elaboratori, e la tecnologia ha potuto concentrarsi sul «software» cioè sulla programmazione, essi hanno capito che sarebbe scoppiata una rivoluzione. Nel loro giudizio, il computer personale è oggi tanta parte integrante della cultura Usa quanto l’automobile e la televisione, con una sola differenza: che è enormemente più utile, ed è destinato ad affinare le qualità umane. Non li sgomenta neppure I’aspetto negativo del fenomeno, quello della moda, del simbolo sociale, che fa della nuova macchina una testimonianza di potere e di successo. «Essa – dice il sociologo Daniel Bell – è il nostro interlocutore naturale. Presto non ne potremo fare a meno. Non saperla usare sarà un handicap assai più grave che non sapere guidare l’automobile».
Per l’avanguardia intellettuale negli Stati Uniti, il computer personale è addirittura foriero di una terza civiltà, dopo quelle agricola e industriale. Il futurologo Alvin Toffler. il guru che ha soppiantato Herman Khan e lsaac Asimov, parla di una «terza onda»… K che ci costringe a chiederci se stiamo diventando obsoleti. I suoi sintomi sono il graduale distacco dalla dipendenza dal petrolio, e quindi dal motore a scoppio: la ricerca di fonti diverse di energia, con la manipolazione di intervalli temporali infinitesimali, ossia con la fisica; lo sfruttamento industriale dello spazio extraterrestre e delle profondità oceaniche; il boom della genetica non solo come scienza ma anche come industria. Ma il sintomo-principe è la preminenza della cibernetica, «che demassificherà la produzione, l’istruzione e l’ideologia di massa, promuovendo la diversità, secondo una logica che non è quella della distruzione ma quella del rinnovamento». Il termine coniato da Toffler è di «civiltà dell’informazione», in un‘accezione molto lontana da quella del passato.
Come il «Brave New World», di Aldous Huxley appare dominato dalla droga, cosi, la «terza onda» di Alvin Toffler appare dominata dal computer personale.
«Mentre l’informazione della prima onda era di solito isolata, limitata e ripetitiva, e quella della seconda onnipresente e unanime, se non conformista, l’informazione della terza onda è pirotecnica, spesso frammentaria o contradditoria» dichiara il futurologo. «Essa è non più l’informazione del nucleo familiare o tribale, del villaggio o della parrocchia: né è quella dello Stato e delle sue istituzioni, dalla scuola ai partiti. E l’informazione del computer personale, che a seconda delle nostre necessità elabora immagini visive o notizie scritte, fotografie e fotocopie, i messaggi della televisione e delle videocassette, dei telefoni e della radio, dei film e dei giornali».
L‘uomo del futuro, afferma Toffler, non sarà ricettore passivo dell’informazione, ma suo ricercatore e giudice. Egli avrà un maggiore e più autorevole interscambio col sistema, e in questo senso il computer personale sarà anche uno strumento di eguaglianza e di democrazia.
Sebbene vi sia sensibilizzato sulla base di stimoli esteriori – il bombardamento pubblicitario delle ditte, l’articolo di Time, l’intrusione dei videogame tra i suoi bambini nell’intimità domestica – l’americano medio percepisce con chiarezza questi incipienti mutamenti, e salta in corsa sul treno della informatica e della cibernetica.
Egli ha esempi illustri da seguire. L’unico tecnocrate tra i presidenti del dopoguerra, l’ufficiale di marina ed ingegnere fisico Jimmy Carter, ha scritto le sue memorie sul computer personale – il «words processor» – e se ne è servito per gli indirizzari, le lettere, il bilancio della raccolta di fondi per la biblioteca in suo onore che sorgerà ad Atlanta. Il «re» dei cornici hollywoodiani, Woody Allen, trae dall’elaboratore alcune idee dei suoi film, come quella del robot che fa il sarto, prendendo le misure dei clienti. E naturalmente c’è il fascino delle ricerche spaziali: lo Shuttle è la prima astronave guidata da un «comitato» di computer, tranne che nella fase finale dell’atterraggio.
La casistica delle funzioni del nuovo «amico dell’uomo» è interminabile. A New York, riferisce Time, l’agente immobiliare David Rose non lavora più in ufficio. Ha installato in casa un Apple, in ordine cronologico il primo computer personale americano, nella cui memoria stipa i dati delle proprietà da vendere o affittare, quelli dei clienti e via di seguito. Spesso lo usa come segretaria, per la corrispondenza, i conti, le ricerche negli archivi comunali.
Ma Rose è un accanito bibliofilo, e l’apparecchio gli serve anche per catalogare i suoi 4000 e più volumi, per soggetto e per autore. Egli sostiene di aver raggiunto col computer una specie di simbiosi, e di averlo pertanto programmato altresì per le faccende domestiche. L’Apple (la mela) lo sveglia alla mattina al suono di un concerto sinfonico, gli accende le luci e la televisione, gli scalda il caffè. David Rose non è sposato e non ha una cameriera: cedendo a un innato maschilismo, spiega di dovere alla macchina la sua totale autosufficienza.
Secondo le statistiche, solo il 3 per cento degli agricoltori americani possiede un computer personale. Ma Bob Johnson, di Dekalb nell’Illinois, si ritiene fortunato di fare parte di questa minoranza. Allevatore di suini, grazie all’elaboratore egli riesce a calcolare quanto gli costa esattamente mantenerne uno, e a quale prezzo può realizzare il profitto ottimale. In qualsiasi momento potrebbe convertirsi all’allevamento dei bovini, programmando il salto «fino all’ultimo centesimo». Coltivatore di grano, riesce a determinare scientificamente i giorni migliori per la semina e il raccolto, i mercati più propizi, e persino l’andamento delle colture dei vicini. Johnson, che ha speso 12 mila dollari. quasi 18 milioni di lire per le sue attrezzature elettroniche, calcola che entro un quinquennio gli agricoltori «computerizzati» saranno il 20 per cento del totale. «I vicini si stanno accorgendo che il mio attivo è maggiore, e mi invidiano». Da quando ha il computer, ha preso anche a giocare alla borsa agricola, il «commodity market» di Chicago.
Negli uffici e nelle fabbriche di un certo livello quasi tutta la contabilità è computerizzata e quasi tutta la catena di montaggio è robotizzata. Ordinazioni, inventari e così via vengono registrati dalla macchina e non più dall’uomo. Il fenomeno dell’automazione è però solo all’inizio: le 500 principali corporation hanno sostituito appena per il 10 per cento il «word processor» alle macchine da scrivere, con un risparmio di tempo del 15 per cento. Esse progettano ora di adottare sistemi elettronici di trasmissione di messaggi e teleconferenze per
evitare sprechi di carta e spostamenti da un locale all‘altro. I funzionari non versati nella nuova scienza si sentono in pericolo. Intuiscono che la preparazione tecnica può dare a un concorrente armi loro precluse.
In una società che per oltre il 50 per cento non produce più manufatti, ma lavora all’informazione, l’accesso ai dati è la chiave del trionfo. Il dramma generazionale dei manager anziani o di mezza età assume un nuovo connotato, sotto l’incalzare dei «signori delle macchine»; non cedono solo più alla giovinezza, bensì anche all’elettronica.
I tre casi esposti sono emblematici del peso esercitato dal computer personale sulla società americana, ma sono i più elementari. C’è in tutti un grosso limite: l’impiego dell’elaboratore in un ambito rigidamente circoscritto, un impiego paragonabile alla televisione a circuito chiuso. In realtà questo strumento eccelle dove non esistono limitazioni. La sua natura è di
spalancate all’utente il mondo intero e di aprirgli le porte dello scibile. Il computer personale è la chiave delle nuove frontiere dell’umanità, l’anello di congiunzione tra l’individuo e il sapere universale. Ma perché esso possa assolvere a questo compito è necessario collegarlo al telefono, e suo tramite, a banche di dati, altri computer personali, «basi informative» di vario tipo come le chiamano negli Stati Uniti. La congiunzione avviene col modem (dalle prime due lettere di modulatore dalle prime tre di demodulator) un apparecchio per la codificazione e decodificazione dei segnali.
Uno dei sistemi più conosciuti per realizzare questo collegamento è l’ormai noto videotex, che è interattivo, a differenza del teletext che è circolare. Col videotex nulla è impossibile. A casa, dalla propria scrivania, si realizzano il deposito e successiva lettura da parte dell’interessato di comunicazioni private, in spazi disponibili nelle banche dati destinati a funzionare come caselle postali: operazioni interbancarie, elaborazioni di dati inviati dagli utenti, oppure fornitura di software e terminali video intelligenti per elaborazione di dati a domicilio: invio e recezione di informazioni dal centro (risposte a questionari per indagini statistiche e sondaggio di opinioni). Col teletext, il computer personale è inutile, basta adattare il televisore domestico. La trasmissione delle notizie infatti è monodirezionale, avviene solo dal centro all’utente, e non anche viceversa, utilizzando alcune righe di blanck normalmente non usate fra quadri successivi di una normale trasmissione televisiva via etere. In questo secondo caso non sono neppure richiesti impianti supplementari di trasmissione, oltre a quanto necessario per la registrazione delle notizie e la loro miscelazione con il normale programma televisivo.
Il videotex è oggi l’asso nella manica del libero professionista, del capitano d’industria, del commissario di polizia alla caccia di pericolosi criminali, anche soltanto della massaia che non può uscire per sbrigare le spese, purché naturalmente dotati di elaboratore. L’esempio migliore, nella prima istanza, è quello del medico. Il chirurgo Jon Love, di Madisonville nel Kentucky, ha abbonato il suo computer al servizio elettronico della American medical association, una biblioteca medica. In questo modo, è in grado di diagnosticare, nel giro di due o tre minuti, malattie che richiederebbero consulti di alcune ore o alcuni giorni; di compiere interventi sulla base dei risultati di molti altri analoghi; di prescrivere farmaci appena immessi sul mercato. «L‘elaboratore – commenta il dottor Love – è il più prezioso degli assistenti. Senza di esso non mi sentirei tranquillo». Egli lo consiglia soprattutto al medico condotto, che, nell’isolamento della campagna, è costretto a combattere i mali più rari e diversi, sovente privo di punti di riferimento.
Proprio nel campo della medicina, il computer personale dà i risultati più spettacolari. Esiste negli Stati Uniti una rete centrale cui sono collegati numerosi super elaboratori: CADUCEUS, in grado di riconoscere oltre 4000 sintomi di 500 malattie; MYCIN, una vera enciclopedia delle infezioni; PUFF, specialista di polmoni. A questa rete sono collegati i principali ospedali americani, e i migliori medici e chirurghi. Talora. se il paziente conosce l‘elaboratore, gli viene permesso di dialogare direttamente con la rete. Il responso è sempre stato positivo: la macchina è più esatta e gentile di un essere umano.
Qualcosa di simile avviene in un campo assai diverso, quello dell’esame di guida: il candidato alla patente fa la prova scritta non davanti a un istruttore. ma davanti a un computer, che gli controlla le risposte e gli dà il voto. Nelle sue conferenze, Alvin Toffler prevede addirittura il giorno in cui la prova pratica avrà luogo in un’auto computerizzata. che promuoverà o boccerà da sola il candidato. Le banche di dati e basi informative americane sono attualmente 1450, un numero incredibile, e vanno da quelle di uso generale, come «The Source» (la fonte), una sussidiaria del Readers Digest che fornisce dai listini delle azioni in Borsa agli
orari e alle tariffe delle compagnie aeree, alle banche o basi riservate, come quelle dell’FBI e della CIA, la polizia federale e i servizi segreti, con le schedature di tutti i criminali degli Stati Uniti, o come quelle del NORAD, alto comando aereo spaziale nordamericano, nascosto nelle viscere delle montagne rocciose nel Colorado.
Senza dubbio, il NORAD è il massimo complesso elettronico oggi esistente: i suoi computer seguono i movimenti di tutti gli oggetti in orbita intorno alla terra (sono stati essi a determinare i punti di caduta dei Cosmos sovietici radioattivi), gli esperimenti atomici e missilistici degli alleati e degli avversari, calcolano le dimensioni dei vari arsenali, il loro potenziale esplosivo, e sorvegliano gli spostamenti delle truppe.
All’avanguardia delle banche dei dati sono spesso i mass media, che correrebbero altrimenti il rischio di perdere il predominio dell’informazione. Fa testo il Readers Digest, che con «La Fonte», per 10 dollari all’ora, 14 mila lire, mette a disposizione dei propri abbonati non solo l’archivio ma altresì il bollettino dell’agenzia di stampa United Press: le quotazioni della Borsa e dei mercati dei cambi; corsi di lingua, storia, aritmetica, geografia per bambini; servizi come prenotazioni di spettacoli e aerei. «La Fonte» permette anche agli utenti di comunicare tra di loro; di giocare a bridge o a scacchi; di conversare in gruppo sull’hobby preferito. Fedele alla propria mistica, si vanta di aver formato «la prima società elettronica» degli Stati Uniti.
Le fanno crescente concorrenza quotidiani quali il New York Times, televisioni quali laCbs, case editrici quali la Mc Graw and Hill, e la rete di biblioteche degli Stati dell’Unione. Ciascuna di esse medita di estendersi a tutti i continenti attraverso i satelliti artificiali, sebbene siano enormi gli ostacoli politici che si frappongono a un simile disegno.
Per chi non è più giovane e versato nelle scienze esatte, imparare a usare il computer personale non è facile. Se a un bambino basta qualche ora, a una persona di media cultura e intelligenza abbisognano invece alcuni giorni. La macchina in sé ha un aspetto innocuo: è una specie di televisore fornito di una o più tastiere, se si vuole con una stampatrice al fianco, e in
qualche caso una terza «scatola» elettronica. Ma il suo funzionamento è talora complicato e richiede nell‘utente una sicurezza che si acquista solo con i mesi e gli anni.
Ciò nonostante, il computer personale diventa un’ossessione: uno dei fenomeni più sorprendenti del costume americano è «la vedova dell’elaboratore», la moglie trascurata dal marito che preferisce giocare col suo «gadget». Il fenomeno è paragonabile a quello dei videogame tra i giovani. La seduzione della macchina risulta irresistibile. Questo spinge le aziende costruttrici a renderle sempre più semplici e accessibili per conquistare un pubblico sempre più vasto. Il caso tipico è quello di «Lisa», il recentissimo prodotto della Apple.
Come tutte le donne troppo sofisticate e belle, ha scritto la rivista Newsweek, «Lisa» ha gusti dispendiosi. Costa ben 10 mila dollari, 14 milioni di lire, è fredda (non ha colori vividi) e non si interessa ai non abbienti. Ma sembra valere ogni centesimo. Ha una potenza quattro volte superiore alla media dei computer personali, incorpora quasi sette milioni di parole. È in grado di dispiegare sul proprio schermo sei programmi diversi contemporaneamente, come si potrebbe fare su una normale scrivania con sei pratiche. Soprattutto, dispone di un piccolo strumento, una scatola detta familiarmente il «topo», che sostituisce in parte la tastiera. Il «topo» è come il telecomando per cambiare il canale alla televisione; fa scattare una delle immagini disposte nella parte inferiore del teleschermo, chiamate «icone», che eseguono automaticamente certi compiti, ad esempio quello di archiviare. Cronologicamente, «Lisa» è il primo computer personale della seconda generazione: non si basa più sulla parola scritta, ma sul disegno.

Per gli esperti, ovviamente, tutto ciò è secondario, essi sono dei prestigiatori.
Il reverendo Jaenisch di Sunnyuale in California ha programmato il proprio elaboratore in modo che reciti la litania nuziale. L’orchestra «Earth Wind and Fire» (terra vento e fuoco) gli ha affidato il compito di fare esplodere bombe fumogene durante i suoi concerti. Il «mago» Kevin Gough ha messo il suo computer in condizioni di indovinare la carta estratta da un
mazzo da gioco. Ci sono attrezzature per disegnare figure umane («Lisa» è una, La Olivetti M 20 è un’altra): ce ne sono per suonare e per cantare: ce ne sono per inventare videogame. Questi prestigiatori possono essere pericolosi. Mark Rifkin cambiò la storia criminale quando riuscì a estorcere 10 milioni di dollari, 14 miliardi di lire, ai computer della Security Pacific
National Bank di Los Angeles con un’operazione contabile senza precedenti. Quando lo arrestarono, progettava un altro furto questa volta di 50 milioni di dollari, alla Union Bank.
Chiunque s’interessi di cibernetica o informatica sa che il segreto risiede nel software – nella capacità e nei programmi – e non nell’hardware, nella struttura e nell‘aspetto del nuovo «amico dell’uomo».
L‘asso nella manica delle aziende costruttrici è la duttilità del prodotto, anticipata da «Lisa». Essa diverrà la caratteristica della generazione degli anni ’80. Al computer personale si chiede con insistenza crescente quello che Alvin Toffler fantasticava un quinquennio fa: che trasmetta l’intelligenza all’ambiente circostante. Solo per l’occidente l’ambiente è senza anima. Per i popoli primitivi, anche gli oggetti avevano e hanno una vita spirituale. Negli Stati Uniti, i pellerossa attribuivano un’anima alla natura e alle sue cose: i sioux la chiamavano «wakan», gli irochesi «orenda». Nell’età tecnotronica, come la definisce l’ex consigliere della casa bianca Brzezinski, l’abitazione trova la sua anima nel computer personale. Toffler sostiene che i mass media hanno già percorso questa strada: i videoterminali in redazione, a suo parere, hanno sostituito la tipografia nel ruolo di «cuore» del giornale.
Il rapporto elaboratore-abitazione è descritto dal futurologo in termini poetici. «Questa macchina intelligente – egli proclama – compila la denuncia dei redditi e registra gli appuntamenti… avvia la lavastoviglie con la giusta quantità di detergente e segnala le riparazioni da fare in casa… seleziona gli spettacoli da vedere sul teleschermo gigante e risponde al telefono».
Toffler cita una favoletta di Alan Hald intitolata «Fred, l’abitazione», in cui Fred è l’elaboratore incorporato nella casa. Quando piove e c‘è una perdita nel tetto, Fred telefona al padrone in ufficio; quando un ladro s’avvicina, dà l’allarme; quando scoppia un incendio aziona gli estintori.
Fred si tiene in contatto con le altre abitazioni, che hanno il loro nome, Slim, Tom, Harry. Si scambia consigli e informazioni. Neppure i robot nei romanzi di fantascienza arrivavano a tanto. «Fred, l’abitazione» non è del tutto vero, ma non è neppure del tutto falso, per i nostri figli rappresenterà la norma.
Se il domani della razza umana può essere configurato con qualche approssimazione, il merito è quasi esclusivamente del computer personale. Esso sta rivoluzionando interi settori dell‘attività conoscitiva, produttiva e del tempo libero. I più importanti sono forse il settore della scuola, quello dello svago, quello dell’informazione, e quello del cervello elettronico. La scuola si accinge al massimo cambiamento dall’invenzione della scrittura; lo svago sposta il suo centro da fuori casa a dentro la casa; l’informazione, come già in parte accennato, si libera dai vincoli fisici; e il cervello elettronico si avvia sulla strada dell’auto riproduzione.
Nel momento in cui l’uomo si affaccia sul cosmo, e mette a punto la tecnologia necessaria alla colonizzazione della luna e dei pianeti, acquista anche maggiore conoscenza di sé attraverso uno strumento rivoluzionario. Si è lasciato appena alle spalle la rivoluzione dei trasporti. E ancora in quella delle telecomunicazioni, ma appartiene già a quella elettronica.
La fusione del computer personale con altre due tecnologie, quella del satellite artificiale e quella televisiva, ha rivoluzionato il mondo dei giornali: Una visita agli uffici di Princeton nel New Jersey della Dow Jones, la casa editrice del Wall Street Journal, ne fornisce il riscontro. All’esterno siede un grande disco bianco parabolico, che lancia i suoi segnali al Westar 2, in
orbita geostazionaria intorno alla terra, sull’equatore. Il satellite ritrasmette i segnali a una sorta di piatto – il ripetitore della associata di Dallas nel Texas, la Sammons Communications. Gli abbonati di Dallas e dintorni, manovrando la tastiera alfanumerica, ossia a lettere e cifre, scorrono sul teleschermo non solo le notizie del giorno del Wall Street Journal, ma volendo
anche quelle dei tre mesi precedenti le notizie locali del Dallas Morning News, il tempo, gli spettacoli, i saldi dei vari negozi – e chi più ne ha più ne metta.
A tutti gli effetti, il Wall Street Journal non appartiene più alla carta stampata ma alla stampa elettronica, e come esso vi appartengono il gruppo Time-Life, la Associated Press. il Los Angeles Times e numerosi altri. Il settore della «infornews» dell’autorevole quotidiano – l’informatica e la notizia – è diretto da due innovatori: l’ex capo dei servizi economici Richard Levine e l’ex capo dei servizi scientifici del New York Times Peter Shuyten.
Insieme, i due hanno elaborato un nuovo sistema grafico, che abbrevia e pone in risalto il materiale scritto: i testi completi si riproducono sulla stampatrice accanto alla tv. La Dow Jones sta mettendo a loro disposizione una rete a cavo interattiva come il telefono di ben 110 canali. Quella di Time-Life raggiunge già 55 città. Entrambe le case editrici hanno approntato solo una banca dei dati che rappresenta una sorta di versione elettronica dell’enciclopedia britannica. Jerome Aumente, uno studioso di mass media sottolinea che i giornali sono destinati a un‘ulteriore concentrazione a causa di questo connubio con l’elettronica. Ma non vede alternative se vogliono garantirsi sopravvivenza. Ormai il 40% della tiratura dei quotidiani è nelle mani dei dieci principali gruppi editoriali, ed essi posseggono il 20% delle televisioni a cavo negli Stati Uniti. Egli profetizza che in futuro «i giornali locali saranno poco più che avamposti per la raccolta delle notizie», che «le notizie saranno inviate, corrette, titolate e preparate da un computer centrale», che «i piccoli editori faranno i quotidiani locali con questo computer e le banche di dati».
I giornali – egli conclude – saranno basi d’informazione affidate al controllo di pochi individui». Ma la loro funzione si moltiplicherà, come accennato, trasformando anche la natura del lavoro giornalistico.
Dove anziché alla tv a cavo la carta stampata è ricorsa al telefono il salto è più rapido e ha coperto un’area geografica superiore. Abbiamo già citato il ruolo di pioniere che ha «La Fonte» del Readers Digest. Un altro caso illuminante è quello del «compuserve» della Associated Press , che ha unito le forze col New York Times , il Washington Post e alcuni quotidiani provinciali. Il «compuserve», con quartiere generale a Columbus nell’Ohio, passa attraverso il telefono, non la televisione a cavo, e arriva in quasi 300 città.
Esso fornisce anche servizi come il pagamento delle bollette, in collegamento con le banche locali, le prenotazioni nei ristoranti le iscrizioni ai club. E già nato il primo quotidiano per il computer personale: si chiama Today, viene stampato simultaneamente tramite teletrasmissione in 15 città diverse, e ha un’impaginazione e uno stile da lettura televisiva.

Lo svago
L’abitazione intelligente di Alvin Toffler ancora lontana, ma il computer personale ha già contribuito a trasformare la casa in un centro di divertimenti. Un termine nuovo, «home video entertainment», entrato a far parte del linguaggio corrente americano: esso indica l’insieme delle attrezzature audiovisive che stanno rendendo obsoleti i cinema e i teatri.
Le attrezzature includono radio, televisione, videocassette, videoregistratore, videodischi, videogame, elaboratore, telefono e così via. In molti casi, costituiscono, insieme con le poltrone e le sedie, l’unico arredamento del salotto, o del vano in cui la famiglia si riunisce. Le corredano sovente schermi giganti, amplificatori, scaffali pieni di nastri. In nessun altro ambiente l’uomo «elettronico» si troverebbe tanti mezzi a disposizione, potrebbe esercitare tante scelte. Egli è in grado di saltare da questo a quello svago, di fare più cose contemporaneamente. La casa gliene offre una varietà molto maggiore che non il mondo esterno. Un sondaggio d’opinione compiuto alla fine dell’82 dalla United Media Enterprise sul Leisure Time, il momento del rilassamento, negli Stati Uniti, ha dato i seguenti risultati. L’impiego preferito del tempo libero è lo spettacolo alla televisione, poi la lettura del giornale, quindi l’ascolto della musica, infine la chiacchierata con gli amici – ma in casa propria o al telefono. Le uniche attività all‘aria aperta sono – nell’ordine – lo sport o il jogging, la passeggiata sempre con gli amici, il giardinaggio o qualche altro hobby (nell’elenco, incidentalmente, il sesso nel tempo libero viene al 14° posto).
La United Media Enterprise ne ha tratto la conferma che, nonostante tutto, l’abitazione sarà il mercato più ricco per le tecnologie dello svago del futuro e che le forme più rivoluzionarie coesisteranno con quelle più tradizionali (per esempio la lettura del giornale: i quattro quinti dei genitori la trasmette ai figli).
A questa tecnologia elettronica domestica non esistono praticamente limiti. Ci sono telefoni «intelligenti», quasi delle segretarie, che selezionano le chiamate in arrivo, ne eseguono altre, e prendono nota degli appuntamenti. Ci sono videodischi a laser più eccitanti dei videogame. Un esempio è fornito dalla cosiddetta mappa filmata. Sul teleschermo appare l’intera città di Aspen nel Colorado. La telecamera sfila per le strade: chi guarda, può toccare il teleschermo. e si trova d’improvviso all’interno di un palazzo. E i videogame? Essi hanno eliminato ogni altra forma di svago. Film come «Guerre stellari» li hanno imposti ai bambini, spodestando Topolino, e cooptando «E.T.». Dagli Atari in giù, ossia dal pioniere del settore agli ultimi arrivati, il giro d’affari è di miliardi di dollari: le aziende più affermate hanno fino a 200-300 cassette con giochi diversi. Non è più raro il caso di ragazzi che inventano – e vendono proficuamente – nuovi giochi creati grazie al loro elaboratore.

Insegnamento

Se possibile, la rivoluzione in questo campo è ancora più vasta e più profonda di quella della casa, più rapida e più concreta di quella degli uffici e delle fabbriche. Chi scrive ha un figlio in prima elementare, e una figlia alla vigilia della laurea in giurisprudenza: entrambi studiano almeno un’ora al giorno col computer. Anche qui, è d’uso corrente un nuovo termine. CAI
(Computer Aided Instruction, istruzione con l’aiuto del computer). Molti college hanno già annunciato che di qui a due o tre anni imporranno agli studenti l’obbligo dell’elaboratore personale. Molte ditte stanno allestendo macchine per bambini di 3-4-5 anni. adatte sia agli asili sia alle famiglie. Il «software» scolastico, la preparazione dei programmi per l’insegnamento è considerato il settore in più rapido sviluppo. Il sociologo Daniel Bell sostiene che l’infanzia moderna è tanto attirata da queste attrezzature al primo contatto «quanto quella antica era diffidente degli insegnanti in carne e ossa». La presenza dei computer sta diventando determinante per la scelta della scuola per molti genitori.
Il primo contatto del bambino col computer personale avviene solitamente nel campo dei giochi educativi. Quello di maggior successo si basa sul principio dell’indagine scientifica. Intitolato «snooper troops» consiste, ad esempio, nella ricerca di un fantasma in una casa, o della soluzione di un indovinello. Il programma è al nono posto di tutte le vendite per microcomputer, e i bambini lo trovano più divertente di «pac-nan», il videogame di maggior successo. Prodotto dalla Spinnaker Software Corporation, è stato adottato in molti asili. Un’altra azienda, la Tandy Corporation. sta lavorando a un programma basato su «Sesame Street», una celebre trasmissione televisiva. Vuole anche adattare una ventina di libri di testo
per le elementari. Il parere degli insegnanti è che l’elaboratore insegna a ragionare, la stessa osservazione che si faceva un tempo sul latino.
I linguaggi fondamentali del computer nella scuola sono il «logo», il «basic» e il «fortran», che permettono ai ragazzi di fare svolgere al computer le attività più diverse, non ultima la riproduzione della musica di «Guerre stellari». Lo strumento più semplice è il «logo», ideato da Seymour Papert, un matematico del Massachusetts Institute of Technology. Il bambino impara a fargli eseguire disegni geometrici, ordinando gli di muovere un certo punto luminoso sul teleschermo in un certo modo. Allo stadio più avanzato, il computer è capace di fare disegni animati. Un’altra macchina, un videodisco, reagisce alle sollecitazioni tattili sul teleschermo. Appare una certa parola, il bambino la tocca, ed ecco l’oggetto che vi corrisponde. La prontezza e l’intelligenza sono stimolati di continuo, e l’apprendere diviene una sorta di sfida, di divertimento.
Così avanti è l’introduzione del computer personale nelle scuole che i genitori, durante le vacanze, mandano i figli alle colonie estive, in cui all’attività sportiva si accomuna lo studio del «logo», del «basic» o del «fortran». Undicenni e dodicenni ne ritornano in grado di elaborare i propri programmi. La spesa non è affatto modesta. Un mese a una colonia estiva dell’Atari per ragazzi dai 10 ai 18 anni costa 1600 dollari, oltre due milioni e 200 mila lire. Se si seguono corsi normali durante l’anno, la spesa è di 10 dollari, 14 mila lire, all’ora.
«Computers workshops», laboratori di elettronica per famiglie, stanno sorgendo in tutti gli Stati Uniti, in seguito a questa moda. Spiega Seymour Papert che è indispensabile «per allargare il divario generazionale che già esiste». Il matematico non è un ammiratore incondizionato del computer personale: «rischia di isolare i bambini dai rapporti umani – dice – con conseguenze imprevedibili».

Nuova letteratura
Intorno alla nuova, meravigliosa macchina è nata una nuova editoria, o se si vuole una nuova letteratura. Essa pubblica i manuali, i saggi, i dibattiti sulle tecnologie elettroniche. Il best seller, nel settore librario, è «The personal computer book» di Peter McWilliams, 33 anni, poeta, già dedito alla meditazione trascendentale.
Esso ha superato le 70 mila copie, nonostante i 10 dollari del prezzo di copertina, e sarà presto venduto in edizione tascabile. Subito dopo viene «Computers for everybody». della Dilithium Press, di autori vari, oltre 50 mila copie, 7 dollari di prezzo.
Al terzo posto si trova un «classico»: «Introduction to microcomputers», di Adam Osborne. per la stampa di McGraw-Hill, che presuppone però una profonda conoscenza scientifica. La storia di McWilliams è quella di una conversione quasi religiosa all’elaboratore. McWilliams ha pubblicato per anni i propri libri, arricchendosi con uno sulla meditazione trascendentale, battezzata «MT». Nell’80, gli hanno regalato un «word processor» e se ne è innamorato.
Il segreto del suo successo sta nel sottile umorismo con cui espone la collaborazione uomo-macchina. I titoli dei libri sul computer personale sono ormai più di 50, e le riviste non ammontano a molte di meno. Un breve elenco include «Computers», «Personal Computing», «Micro», «Destop computing», «Softside», «Interface age», «Channel tv» «Electronics», «Home videoentertainment», «Videogames», ecc. Stanno tutte prendendo incredibilmente quota, e si prevede che presto incominceranno le concentrazioni. Ma data la diversità degli interessi, il livello di 50 è considerato il più realistico di tutti. Gli Stati Uniti sono al punto che ogni lancio di un nuovo elaboratore comporta quello di una nuova rivista.
Quando l’Ibm entrò nel settore, David Bunell lanciò «PC», abbreviato per «Indipendent guide to Ibm personal computer». Il mensile è stato attivo fin dal primo numero. «Solo nel ristretto campo del computer personale, esclusi i videogame e tutte le altre cose, esistono già cinque milioni di lettori – spiega Bunell – siamo destinati a espanderci a una velocità spaventosa: tra un anno ne avremo 10 milioni».

Il futuro
Alvin Toffler è tra coloro che credono che i computer un giorno parleranno e apprezzeranno la musica (già oggi a Harvard ne hanno costruito uno in grado di riassumere in una o due frasi un breve racconto o un episodio di cronaca). Ma qualità principale dei computer, egli afferma, sarà una che a noi manca: l’esame di un problema nella sua globalità. Noi siamo condizionati dalla nostra educazione, la macchina no. L’autore de «La terza onda» giunge a ipotizzare casi in cui l’ambiente intelligente cambierà non solo il nostro modo di analizzare le informazioni, ma modificherà anche i processi chimici del nostro cervello. «Esperimenti di grandi neurobiologi hanno dimostrato che animali esposti a un ambiente “arricchito” posseggono una corteccia cerebrale più vasta del normale, neuroni maggiori, neurotrasmettitori più attivi, afflusso di sangue più copioso».
Uno psichiatra newyorchese, Donald Klein, abbraccia l’ipotesi. «Se un bambino sottolinea – può ricorrere all’ambiente per realizzare i suoi obiettivi. acquista un senso di autonomia e creatività che manca ai coetanei. Come escludere che ciò non influisca sulla chimica del suo cervello?». Uno degli aspetti più sconvolgenti del progresso dell’elettronica è quello riproduttivo. Secondo alcuni scienziati, l’elaboratore un giorno si riprodurrà da solo. La costruzione di un computer tramite un altro è ormai una realtà. Ma qui si parla di un fenomeno ben diverso. Si parla, nelle parole del Wall Street Journal, di «elaboratori con elementi delle dimensioni delle molecole, con un’intelligenza inimmaginabile, che si riproducono in laboratorio, in provetta, da proteine sintetiche e naturali». Robot forniti di questi supercomputer, prosegue il Wall Street Journal, potrebbero raggiungere il fondo degli oceani, o entrare nelle fiamme, senza danno alcuno. Trapiantati in un organismo umano, potrebbero restituire la vista ai ciechi, o fare camminare i paralitici. Per ora, certo, è fantascienza. ma «l’elaboratore organico», come lo chiamano questi scienziati, è teoricamente possibile: sarebbe una piastrina, un complesso di circuiti molecolari racchiusi in un coriandolo. «Trent’anni fa del resto – osserva il sociologo Daniel Bell – quando apparvero
i primi, giganteschi elaboratori elettronici, chi avrebbe pensato che di lì a poco i pacemaker avrebbero salvato tanti malati di cuore? O che un elaboratore sarebbe stato incorporato in un’automobile?» Come Toffler, Bell rovescia la concezione prevalente del rapporto uomo-macchina. Egli sfata il mito che il primo possa diventare schiavo delle seconde. Nel suo concetto l’elaboratore non è una restrizione in più è un momento di liberazione. L’uomo si avvicinerà al modello del Rinascimento, «thinker and doer», pensatore e creatore, ideatore ed esecutore al tempo stesso, scomparirà a suo parere l’assillo della «aquisitive etic», il consumismo, e l’accento si sposterà sulla qualità della vita. Con questo, il concetto di autorità sarà riplasmato, al di là di quello della democrazia televisiva. Dalla famiglia in su. non vi saranno capi facilmente individuabili. Ogni personalità accentuerà la propria autonomia, sarà un mondo di «prosumer», gente che produce e consuma, su criteri non più
di massa, ma più personali.

La terza cultura, la cultura portata dal computer, dovrebbe pertanto essere più umana di quella attuale alienante. «Uno degli sviluppi più significativi dei prossimi decenni – scrive Toffler – verrà dallo spostamento di molti lavori dalla fabbrica e dall’ufficio alla casa, poiché si tratterà di manipolare innanzitutto simboli e dati, e non più cose e beni». Egli ritiene che già adesso il 35% dell’attività di certi settori manufatturieri potrebbe essere svolta in privato. Anziché il pendolarismo automobilistico o ferroviario si avrà il pendolarismo elettronico. Col decrescere dei prezzi dei computer diverrà più economico concentrare tutto nell’abitazione. Talune famiglie torneranno a essere, a un livello superiore, le unità produttive di prima della rivoluzione industriale. Come conseguenza immediata. migliorerebbe la posizione delle donne e dei bambini: toccherà loro essere emancipati per primi dal computer personale.

Ennio Caretto

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