Con Carlo Alberto Pratesi abbiamo iniziato a cercare di comprendere la rivoluzione digitale quando ancora nessuno ne ammetteva l’importanza, dieci anni fa crea il corso universitario “Marketing, Innovazione e Sostenibilità” a Roma Tre, tema che oggi va di moda perché la tecnologia deve servire agli uomini per vivere meglio e al pianeta a conservarsi. La nostra conversazione apre il dibattito sul tema che Media Duemila e l’Osservatorio TuttiMedia hanno deciso di  approfondire quest’anno e avviato con il premio Nostalgia di futuro 2016 : “Quale passato nel nostro futuro?”
Dall’Eden sono passati migliaia di anni, possiamo provare a ricostruire l’ambiente perfetto grazie ai mezzi che la società ha a disposizione?
“Da anni cerco di unire l’innovazione alla sostenibilità, perché noi siamo tutti responsabili nei confronti dell’ambiente minacciato dal riscaldamento globale. Soluzioni innovative ci permetteranno di mitigare il riscaldamento globale che è determinante per il nostro futuro. Ma per vincere la sfida serve anche riscoprire vecchie tradizioni”.
Media Duemila sostenuta nella sua attività editoriale dall’Osservatorio TuttiMedia, associazione senza scopo di lucro, è promotrice di un dibattito sulle pratiche del passato utili alla costruzione del futuro…
“Con la parola innovazione non intendo soltanto la rivoluzione tecnologica e digitale, ma anche la necessità di riportare dal passato delle pratiche che implementate grazie alle tecnologie possono aiutarci a ritrovare un nuovo equilibrio. Sono certo che attraverso le tecnologie possiamo sostenere e aiutare economicamente molte imprese ma non dobbiamo dimenticare che il binomio ambiente e sostenibilità può richiedere in diversi casi un ritorno al passato: sono dunque in assoluta sintonia con quanto state promuovendo. Un esempio che mi viene in mente è l’ideologia della decrescita, non credo che sia impossibile riuscire a sfamare l’umanità ritornando semplicemente ad abitudini e prassi del passato. Le eccellenze di Slow Food non possono sostenere tutto il sistema alimentare”.
Come fare a unire due mondi che sembrano non avere nessun punto in comune?
Barilla, azienda con la quale collaboro, ha interesse a ridurre l’impatto ambientale in termini di produzione di CO2 e di consumo di energia necessaria per produrre la pasta. Il cibo che ha un impatto ambientale ridotto rispetto agli altri nel suo complesso, ma che nella fase iniziale richiede molta acqua ed energia. Collaborando con uno spin off dell’università di Piacenza si è riusciti a combinare antiche pratiche, come la rotazione delle culture, con nuove tecnologie (sensori sul campo e sistemi di supporto alle decisioni) tipiche dell’agricoltura di precisione, riducendo sensibilmente l’impatto ambientale delle coltivazioni di grano duro (di oltre il 10%) e i costi per gli agricoltori (fino a più del 15%). Grazie a questo progetto, gli agricoltori coinvolti hanno la possibilità di accedere a un sito web dove trovano indicazioni estremamente precise su quanto e quando irrigare o mettere fertilizzanti e tanto altro ancora”.
Agricoltori e web, esempio di passato e futuro che aiuta il nostro pianeta?
“In un certo senso sì, in questo caso la sinergia fra tradizione contadina del passato e supporto tecnologico dovuto ai servizi in rete ha fatto registrare un aumento delle redditività vicina al 30% per gli agricoltori, migliorando sensibilmente la sostenibilità ambientale. E’ bene al riguardo ricordare che il riscaldamento globale riguarda tre settori e specificamente la produzione di energia che serve al riscaldamento delle abitazioni, al mondo dei trasporti e alla produzione del cibo, quest’ultima rappresenta 1/3 delle emissioni, dunque se si riuscisse ad applicare a tutti l’approccio adottato da Barilla i risultati su scala globale sarebbero straordinari”.
Trump riuscirà a capirle queste cose?
“E’ ancora presto per immaginare dove ci porterà il neo presidente, immediatamente dopo l’elezione è ritornato sui suoi passi smentendo alcune dichiarazioni della campagna. Credo però che lo scossone elettorale legato alle presidenziali USA ha risvegliato le coscienze e dato una spinta alla creazioni di nuovi movimenti di opinioni che chiedono accelerazioni per quanto riguarda la sostenibilità dell’industria in generale”.
Sostenibilità e città, quale modello possibile?
“Certo il settore legato alla mobilità nei centri abitati è interessante da seguire ed analizzare, oggi tutta la nostra attenzione è catturata dall’automobile elettrica. A mio avviso invece sarebbe bene riflettere meglio sul sistema complessivo della mobilità perché le auto elettriche creano certamente meno danni in termini di inquinamento in città, ma restano pur sempre mezzi privati che per trasportare singoli individui impiegano risorse (anche in termini di spazi occupati) inaccettabili. Il trasporto privato andrebbe disincentivato – per esempio riducendo i parcheggi (che, invece, ricevono parecchi investimenti pubblici) per spingere tutti a usare mezzi pubblici o auto in sharing”.
Le città saranno sostenibili quando i ricchi andranno in metropolitana…
“Questo accadrà presto. Un aspetto positivo è il calo di desiderio nell’acquisto di automobili tra i giovani rispetto alle vecchie generazioni. L’automobile oggi ha perso l’appeal che aveva un tempo. L’altro aspetto positivo è il treno ad alta velocità che, sia rispetto all’auto che all’aereo, ci consente di abbattere le emissioni senza rinunciare a spostarci velocemente”.
Sei ottimista…
“Sì, perché le soluzioni ci sono e molti le condividono. Pessimista sui tempi che non saranno rapidi. Il 2016 è stato registrato come l’anno più caldo della storia del pianeta, non ci sono dubbi qualcosa sta cambiando. La politica, come in ogni altro settore, può fare la differenza se governa l’evoluzione con correttezza e lungimiranza”.

Carlo Alberto Pratesi

Articolo precedenteDalle black box alle legal box: digitale tra ambiguità e responsabilità 2 febbraio FIEG Roma
Articolo successivoIntelligenza Collaborativa – piattaforma per decidere
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".