di CESARE PROTETTI’

 

Il Nobel all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2010-2011 della LUMSA. L’interconnessione a tutti i livelli e in tutte le direzioni, il melting pot, è quindi un elemento essenziale nella catalisi della produttività”.

 

L’attualità del messaggio di Marshall McLuhan, nel centenario della nascita, è stata indirettamente confermata dal Premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, nel suo intervento, il 24 marzo scorso, all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università LUMSA di Roma. “Una rapida evoluzione delle tecnologie – ha detto Rubbia – è certamente la caratteristica più significativa degli anni a venire, alimentata e accelerata dalla struttura del Villaggio Globale”.

Rubbia enfatizza il ruolo dell’interconnessione, facendo in pratica lo stesso parallelismo con il network of the minds richiamato più volte dal nostro direttore scientifico Derrick de Kerckhove.

“Come nei sistemi neuronali e più in generale nei sistemi biologici, l’inventività evolutiva è intrinsecamente associata all’interconnessione. L’interconnessione a tutti i livelli e in tutte le direzioni, il melting pot, è quindi un elemento essenziale nella catalisi della produttività”.

Rubbia ha poi reso omaggio al valore dei saperi coltivati, da quasi un millennio, nelle Università: “Il capitale umano della parte più educata della società è un fattore decisivo per la creazione di norme di condotta sociale, grazie a valori e attitudini propagate dai migliori alla società tutta intera, fortemente catalizzate attraverso la comunicazione e l’informazione”.

 

Da parte sua il Rettore professor Giuseppe Dalla Torre ha sottolineato come sia importante “orientare i saperi scientifici, che non possono essere ignorati da una Università che vuol essere luogo di convergenza dei vari rami delle conoscenze umane. Ed in effetti – ha aggiunto il Rettore – in più ambiti di sapere coltivati nel nostro Ateneo il confronto con le conquiste della scienza e della tecnologia è quotidianamente presente”. E non poteva mancare, in un ateneo di ispirazione cattolica come la LUMSA, la grande ed affascinante provocazione intellettuale che “oggi, ancora più che ieri, nasce dal confronto tra fides et ratio, tra fede e scienza, nella ricerca appassionata, con intelletto d’amore, delle vie di un dialogo possibile e per noi doveroso”.

In un’Aula Magna gremita in ogni ordine di posti, il professor Rubbia, che è anche  membro della Pontificia Accademia delle Scienze ha pronunciato parole importanti sul ruolo dell’Università, della scienza e della comunicazione in un momento di forte disorientamento generale. “Dobbiamo ricostruire la fiducia nella scienza. C’è la necessità urgente – ha affermato il premio Nobel – di ristabilire un’apertura e un dialogo sugli argomenti più urgenti che la scienza e la società hanno oggi davanti”.

 

Su alcuni di questi argomenti di strettissima attualità (dai rischi del nucleare alla ricerca e agli investimenti in nuove fonti di energia) Rubbia ha risposto alle domande dei giornalisti in una affollatissima conferenza stampa – organizzata in collaborazione con l’Ugis, l’Unione dei giornalisti scientifici italiani – che ha preceduto la cerimonia di inaugurazione. 

 

Nell’incontro, introdotto dal presidente dell’Ugis, Giovanni Caprara del Corriere della Sera, si è parlato ovviamente dei grandi temi dell’attualità scientifica, a cominciare dalla ricerca sul nucleare sicuro (“non esiste la sicurezza assoluta”, ha detto Rubbia, “esistono solo vari livelli di sicurezza”) e dalle politiche sulla ricerca e lo sviluppo di fonti alternative, ma si è parlato anche del ruolo della comunicazione e della cultura.

 

Per Carlo Rubbia, comunque, il nucleare non risolve da solo il problema energetico. Il nucleare non è “ineluttabile”, ma è una scelta che comunque spetta al cittadino. La soluzione suggerita da Rubbia per l’Italia è quella di un mix di fonti in cui il nucleare potrebbe integrarsi con l’energia geotermica, di cui l’Italia è ricca, quella del solare termico, del fotovoltaico e dell’eolico. “Bisogna trovare le soluzioni migliori a basso costo”, ma è un problema non eludibile considerando l’aumento della popolazione e dei consumi energetici. “Tocca ai governanti – ha detto il premio Nobel parafrasando un passo del “Principe” di Machiavelli – guardare in prospettiva, al domani e non solo al contingente”.

 

Ma il messaggio più importante del professor Rubbia nella sua intensa giornata romana ha riguardato il ruolo della scienza, della cultura e dell’informazione nella società contemporanea.

 

“L’uomo – ha  affermato il premio Nobel – è anche faber, cioè vuole inventare e costruire, per sé e per gli altri. E per quella che si chiama oggi tecnologia. Ma per costruire bisogna conoscere e prevedere. Da qui l’essenziale ed universale legame tra la scienza e la tecnologia, tra la conoscenza e l’invenzione”.

 

Cesare Protettì

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