I bit la cui duplicazione e trasmissione ha, praticamente, un costo nullo, a differenza della duplicazione e trasporto di atomi, ha creato asimmetrie e discontinuità nei business tradizionali della nostra società, in particolare in quello dell’editoria. La ricerca di nuovi equilibri per il mondo parte dal recepimento e applicazione della direttiva EU sul Copyright.

Riflettiamo sull’essenza del cambiamento con Fabrizio Carotti, direttore FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali).

Copyright Art.15 della Direttiva cosa significa per gli editori e quali i risvolti pratici

Si tratta di una misura di rilevanza strategica per il settore dell’editoria giornalistica d’informazione che interviene, dopo anni di confronti non risolutivi, a sanare l’enorme squilibrio – rilevato dall’Agcom sin dal 2014 – tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di Internet e i ricavi percepiti dai produttori degli stessi: uno squilibrio che provoca danni incalcolabili al finanziamento dell’intero sistema dell’informazione e rischia di comprometterne il funzionamento. Con il riconoscimento del diritto connesso in favore degli editori di giornali, gli editori hanno finalmente la possibilità di negoziare accordi con le piattaforme per la remunerazione dell’utilizzo dei contenuti da loro prodotti. Ma occorre che i decreti di attuazione di prossima emanazione traducano in concreto tali principi.

La Costituzione Italiana e libertà di informazione: quali i rischi per  l’utente

Direi che i dubbi spesso strumentali della prima ora siano stati fugati dalla Direttiva stessa che ha consegnato, agli Stati membri chiamati ora a recepirlo, un diritto che non pregiudica né limita in alcun modo la libertà di informazione in quanto non si applica agli usi non commerciali, quindi gli utenti della Rete continueranno ad accedere liberamente alle notizie rese disponibili online; non si estende ai link che rimandano a singole parole degli articoli, quindi nessuna limitazione delle libertà individuali e gli utenti della Rete continueranno ad usare liberamente i social network, a produrre blog, a condividere opinioni, foto e link; non ha effetti retroattivi e si estende ai giornalisti e agli autori degli articoli di giornali.

Bene ed ora cosa serve per attuare il nuovo corso del diritto a livello nazionale

Innanzitutto, l’impegno di tutti i soggetti coinvolti nel voler garantire l’attuazione effettiva e concreta di una normativa che, come detto, può contribuire a riequilibrare la differenza di valore tra stampa e piattaforme digitali, specie oggi che stiamo sperimentando quanto sia importante la differenza fra notizie false e giornalismo professionale. E poi alcune integrazioni necessarie al testo di legge, a partire dalla previsione di una procedura vincolante di negoziazione che individui, entro un termine definito, criteri condivisi per la determinazione della quota di remunerazione che le piattaforme dovranno corrispondere ai titolari dei diritti. Precisiamo, una volta di più, che non si tratta qui di imporre alcun obbligo a contrarre né forme di gestione collettiva del diritto: occorre, tuttavia, che l’ordinamento nazionale si doti di una disciplina che renda concretamente esercitabile il diritto riconosciuto agli editori e, quindi, in caso di stallo o di mancato accordo tra le parti, sia approntato un meccanismo di risoluzione, anche attraverso l’intervento di una Autorità terza. Del resto, l’esperienza degli Stati membri che hanno anticipato il percorso di recepimento ha tracciato, a nostro avviso, in modo molto chiaro la strada da seguire.

Un tema cruciale è la definizione di estratti brevi…

Anche qui sulla scorta delle esperienze internazionali, riteniamo che lo schema di decreto legislativo di attuazione, nell’individuare la nozione di “breve estratto” possa anche fissare un limite quantitativo al di là del quale devono essere assicurati i diritti di cui al comma 1 dell’articolo 15 della direttiva. In linea generale, condividiamo la ratio del legislatore comunitario sul punto, seguita fino ad oggi da tutti i legislatori nazionali in fase di recepimento: la nozione di estratti brevi deve essere individuata in modo da non pregiudicare la libera circolazione delle informazioni né l’efficacia dei diritti previsti dalla direttiva, nella convinzione che se l’uso dell’estratto molto breve ha una funzione sostitutiva della pubblicazione o comunque dispensa il lettore dal far riferimento ad essa rappresenta una evidente violazione del diritto connesso.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.