Nel futuro dei media vedo un ruolo insostituibile e un modello di business da ricostruire. Sappiamo tutti perché i media nelle società democratiche sono essenziali. Sappiamo anche che in questa fase di grave crisi economica generale anche i conti dell’industria editoriale non tornano: calano le copie, cade la pubblicità, i giovani vanno su Internet ma i contenuti, anche quelli di qualità, sono ancora prevalentemente gratuiti. Sappiamo che dobbiamo tagliare i costi e lo stiamo facendo, sappiamo che dobbiamo fare prodotti utili ai lettori, sappiamo che la qualità è la precondizione (anche se essa può essere non sufficiente).

Dunque, lavoro duro per far quadrare i conti e fiducia di fondo sulle prospettive. Un grande intellettuale italiano, Umberto Eco, ha scritto recentemente: “Se mai avessimo pensato di essere entrati nella civiltà dell’immagine, ecco che il computer ci ha reintrodotti nella galassia Gutenberg e tutti si trovano ormai costretti a leggere. Per leggere, è necessario un supporto. Questo supporto non può essere il solo computer. Provate a passare due ore al computer a leggere un romanzo e i vostri occhi diventeranno delle palle da tennis. Il libro resterà il supporto della lettura. Le variazioni intorno all’oggetto-libro non ne hanno modificato la funzione, né la sintassi da più di cinquecento anni. Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li avete inventati, non potete fare di meglio”. Io voglio estendere a tutta la carta stampata il pensiero di Eco sul libro. E aggiungo che il  profumo di un libro, di una rivista, di un quotidiano è un’emozione che nessuna pagina digitale potrà mai sostituire. La carta stampata affronta oggi la prima vera grande crisi dall’epoca di Gutenberg. Ne usciremo diversi da come siamo entrati. Ne usciremo migliori se ci ricordiamo il valore che la carta stampata ha avuto nel trasmettere prima la conoscenza e poi la democrazia. Io sono certo che si tratta di un valore che resterà nella nostra vita.

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