Changes #16, il magazine di Unipol, racconta una generazione che non si limita ad adattarsi, ma sceglie di ridefinire priorità, lavoro, partecipazione e futuro. Dai dati dell’Osservatorio GenerationShip 2025 emerge il ritratto di giovani consapevoli, critici e in movimento, capaci di affrontare l’incertezza senza rinunciare all’equilibrio, alla libertà e al desiderio di cambiamento. Leggi il numero e a seguire l’editoriale di Fernando Vacarini (Responsabile Media Relations, Corporate Reputation & Digital PR del Gruppo Unipol, Direttore Responsabile del magazine Changes).

Editoriale
Di Fernando Vacarini 

Il tempo dei giovani: la generazione che riscrive le regole

Quali sono oggi le vere priorità dei giovani? Quanto pesa la paura – o la curiosità – verso l’intelligenza artificiale? E quanto conta davvero l’equilibrio tra lavoro e vita privata in un’epoca che sembra non conoscere più confini tra i due mondi?

Le risposte arrivano dall’Osservatorio GenerationShip 2025, la ricerca che Changes Unipol dedica ogni anno alle nuove generazioni insieme a Kkienn, l’istituto di ricerca che da anni accompagna Unipol su percorsi di ascolto e di analisi. Un’indagine che racconta non solo un cambiamento di percezione, ma un autentico mutamento di paradigma: quello di una generazione che, dopo anni di incertezza, torna a guardare avanti.

Per la prima volta dal 2022, infatti, si vedono segnali incoraggianti nella fascia tra i 16 e i 35 anni: cresce la soddisfazione per il lavoro, diminuisce la voglia di emigrare e riaffiora un interesse autentico per la politica e per l’Europa. È il ritratto di una gioventù inquieta ma vitale, consapevole dei propri limiti e al tempo stesso pronta a reinventarsi.

Restano, certo, le sfide aperte. Le giovani donne continuano a sentirsi penalizzate nel mondo del lavoro e molti ragazzi rimandano ancora l’idea di una famiglia, vista come un traguardo economicamente troppo distante. Ma dietro questa prudenza c’è una scala di valori più lucida: oggi si chiamano lavoro, formazione, sicurezza economica e risparmio. Matrimonio, figli e casa passano in secondo piano, non per disillusione ma per scelta consapevole. La libertà di costruire il proprio percorso vale più della corsa a un modello imposto.

Nel frattempo, il rapporto con il lavoro cambia in profondità. Le nuove generazioni non cercano solo un impiego: cercano equilibrio. Il principio che si afferma con forza è che il lavoro deve essere compatibile con la vita, non il contrario. Non è pigrizia né fuga dalla responsabilità: è l’affermazione del diritto al tempo, alla cura di sé, all’identità personale. È la richiesta di modelli sostenibili anche sul piano umano.

E poi c’è la tecnologia, l’intelligenza artificiale che divide tra speranza e timore. Se da un lato spaventa per il suo potere di sostituire, dall’altro affascina come strumento di crescita e libertà. I giovani non la rifiutano: la osservano, la mettono alla prova, cercano di capirla. Più che una minaccia, la vivono come una sfida culturale da governare con competenza e spirito critico.

Sul piano sociale e politico, il quadro è altrettanto interessante: cresce la fiducia nei valori democratici e nell’idea di Europa come casa comune, mentre la partecipazione si manifesta in forme nuove, fluide, spesso lontane dai partiti ma radicate nel volontariato, nella sostenibilità, nella cittadinanza attiva. È un impegno diverso, ma non meno autentico.

Insomma, i giovani italiani del 2025 non sono una generazione smarrita. Sono una generazione in cammino, che naviga in acque incerte ma non ha smesso di remare. Una generazione che conosce le proprie fragilità, sceglie di non rinunciare al futuro.

Non è più il tempo delle formule preconfezionate: è il tempo dei giovani, il tempo di chi esplora, si adatta e reinventa. Di chi, pur vivendo in un periodo complesso, continua a credere che cambiare le regole – e riscriverle insieme – sia ancora possibile.

E voi? Vi riconoscete in questa fotografia?

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