Che l’Italia non sia ancora un Paese nel quale le donne riescono ad entrare facilmente nel mercato del lavoro, è purtroppo evidente.

Tutto parte dalla trasformazione digitale, fenomeno pervasivo, attraverso il quale arriva l’innovazione. Secondo il DESI (Digital Economy and Society Index) del 2020, in Italia l’utilizzo di Internet da parte delle donne è cresciuto, tanto che negli ultimi cinque anni è stata raggiunta quota 78,3%, percentuale che sfiora il 94% nelle fasce più delle più giovani. Tuttavia, la questione è ben più complessa nel momento in cui si analizzano le finalità per cui viene utilizzato Internet dalle donne: 60,2% per comunicare, 27% per raccogliere informazioni e 12,8% per fare shopping online. Ma il punto  in discussione non è se le donne siano o meno capaci di utilizzare Internet, bensì se abbiano o meno le cosiddette competenze digitali (digital skills).

Il percorso di studi e le scelte professionali  spesso frutto di tradizioni radicate nella cultura familiare, non aiutano a  scegliere percorsi di carriera soddisfacenti  sotto tutti i punti di vista. Negli ultimi decenni però viviamo un cambiamento radicale della società e del mercato del lavoro. La digitalizzazione è sempre più evidente quindi  le figure professionali con competenze  tecnologiche, con particolare riferimento all’ambito IT e STEM, sono sempre più centrali e importanti: in questa rivoluzione, però, ancora una volta, le donne rischiano di essere destinate a un ruolo marginale.

Quali sono le principali cause che aumentano questo divario?

Analizzare le cause di un problema così ampio e complesso risulta alquanto difficile. Tuttavia, tra le principali motivazioni alla base di questo gap vi è sicuramente l’educazione.
Un aspetto ancora fortemente radicato nella nostra società è pensare che esistano professioni da uomo e altre da donna. E le professioni digitali sembrerebbero appartenere alla prima categoria. Un esempio: pensando ad un sviluppatore l’immagine generalmente associata è uomo o donna? Nonostante alcune tra le più autorevoli esperte in ambito informatico e tecnologico siano donne, persone per il  lavoro di sviluppatore pensano ad un uomo.  Il problema successivo è la disparità di conoscenze. All’interno di un contesto professionale, molto spesso vengono attribuite mansioni più tecniche ad un uomo rispetto che ad una donna. Ciò causa l’impossibilità per molte donne di avvicinarsi a un settore che anche loro stesse, influenzate dall’intero sistema e dai pregiudizi a cui sono state abituate, tendono a considerare lontano dai propri interessi e capacità.

Fra ostacoli che le donne si trovano a dover affrontare quando si affacciano al mondo del lavoro ci sono proprio i pregiudizi.
Il mondo digitale è un settore che prevede una forte componente creativa, di collaborazione e lavoro di squadra e soprattutto una spiccata capacità organizzativa: tutti elementi che le donne insegnano da sempre anche all’altro genere. Fortunatamente  le aziende moderne che operano nel mondo digitale e le istituzioni sono sempre più attente e decide a colmare gender gap.

Le ragazze programmano il futuro?

Secondo il Word Economic Forum, di questo passo, ci vorranno oltre 100 anni per colmare questo divario. Ad accelerare il cambiamento è scesa in campo anche “le Girls Who Code”, un’associazione americana nata con la missione di ridurre il gender gap nel settore tecnologico e cambiare l’immagine stereotipata di “come deve sembrare un programmatore” (…to change the image of what a programmer looks like)

Il progetto, che si è sviluppato attraverso corsi di formazione rivolti alle giovanissime generazioni, è arrivato in Italia nel 2014 e, in collaborazione con il MIUR, ha preso forma e sostanza: sono nate le Coding Girls. Con appuntamenti su tutto il territorio nazionale, summer school e progetti di formazione mirata alle discipline STEM, oggi sono oltre 10.000 le giovani studentesse che si apprestano a diventare le programmatrici del prossimo futuro.
Anche le grandi aziende si sono mosse big player come Accenture e Deloitte hanno costituito le Pink Academy con lo scopo di raggiungere e valorizzare il talento delle ragazze.

Il digitale sicuramente agevola il superamento – si spera – di alcune barriere, soprattutto quelle legate alla conoscenza ma  è necessario che il mercato del lavoro compia quel decisivo passo che permette di azzerare ogni gender gap. Per farlo abbiamo bisogno di investire nel talento, nella capacità di immaginare un futuro migliore per poi raggiungerlo e questo, senza alcuna ombra di dubbio, va al di là del sesso di appartenenza.

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Pietro Crimaldi
Digital Strategist e Communication Designer, durante il periodo di studi presso il Politecnico di Milano ha avuto modo di approfondire ed esplorare i diversi ambiti della comunicazione. Fortemente appassionato di tutto ciò che riguarda la Trasformazione Digitale, oggi, insieme a un team di professionisti del mondo della comunicazione e non solo, è impegnato in progetti su scala nazionale per lo sviluppo digitale delle agenzie a supporto delle PMI italiane.