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Chiunque lavori con la GenAI oggi, in particolare in contesti manageriali o imprenditoriali, ha vissuto una sensazione curiosa: pensi di aver trovato un modo originale di sfruttarla, un’applicazione non banale, un nuovo caso d’uso. Poi ti confronti con qualcun altro e scopri che ha trovato strade ancora più inusuali. In questa dinamica si nasconde, a mio avviso, una delle chiavi del vantaggio competitivo contemporaneo: non semplicemente usare l’intelligenza artificiale, ma sfruttarla meglio degli altri. E ancora più importante, farlo in modo da aprire spazi di valore prima inesplorati, quelli che Chan Kim e Renée Mauborgne hanno definito “oceani blu”.

Un esempio interessante di questa frontiera in movimento è rappresentato da una recente survey condotta da AI Resume Builder, che ha coinvolto un campione di 1.000 lavoratori negli Stati Uniti. L’indagine si è concentrata su modalità meno tradizionali di utilizzo dell’AI nel contesto professionale, restituendo un quadro sorprendente. Il grafico che accompagna lo studio fotografa come l’AI venga oggi impiegata per attività che fino a pochi mesi fa sarebbero state considerate esclusivamente “umane”: il 47% la usa per la definizione di obiettivi (goal setting), il 45% per parlare di un problema (talk through a problem), il 41% per pianificazione finanziaria personale, il 35% addirittura per valutare le proprie performance lavorative.

Questi dati mostrano un cambio di paradigma. L’AI non è più solo uno strumento operativo o un assistente per compiti ripetitivi, ma un vero e proprio partner cognitivo, con cui riflettere, confrontarsi, simulare scenari, orientare decisioni. Una funzione specchio che – se ben governata – consente una maggiore chiarezza, consapevolezza, direzionalità. Hannah Arendt, parlando della condizione umana, osservava che “pensare significa superare i confini del dato immediato, rompere l’automatismo della prassi”. In un certo senso, è proprio ciò che l’AI ben impiegata consente di fare: spingerci oltre le routine, aprire nuove possibilità di azione.

Ma ci sono due dati che, personalmente, mi hanno colpito più degli altri. Il primo riguarda il benessere psicologico. Secondo la survey, circa il 60% degli intervistati dichiara che l’uso dell’AI ha migliorato la propria salute mentale nella giornata lavorativa. È un dato che va interpretato con attenzione, ma che introduce una possibile inversione di tendenza: dopo anni in cui ogni strumento digitale ha finito per aumentare il carico cognitivo e la pressione psicologica, ecco un insieme di tecnologie che – se ben utilizzate – contribuiscono a ridurre lo stress, a rimettere ordine nei pensieri, a offrire supporto, anche emotivo. In fondo, come notava Viktor Frankl, “tra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere la nostra risposta”. Se l’AI contribuisce ad ampliare questo spazio, non è solo utile: è preziosa.

Il secondo dato è ancora più pragmatico: il 27% degli intervistati afferma che l’adozione dell’AI li ha aiutati ad ottenere una promozione o uno scatto di carriera. Questo conferma che siamo davanti a uno shift non solo tecnologico ma anche sociale e organizzativo. L’abilità nell’adottare strumenti di AI, e nel farlo in modo strategico, inizia a essere riconosciuta – formalmente – come competenza distintiva, premiante. Come scriveva Herbert Simon, uno dei padri dell’intelligenza artificiale, “il mondo non è affatto complicato: è semplicemente molto dettagliato”. L’AI ci aiuta oggi a gestire questa complessità, trasformandola in dettaglio operativo, comprensibile e agibile.

In sintesi, ciò che emerge da questa analisi è che i veri innovatori dell’AI non sono solo quelli che costruiscono modelli o piattaforme, ma coloro che ne esplorano gli usi laterali, meno scontati. È lì che si costruisce oggi il vantaggio competitivo: nella capacità di immaginare l’AI come leva per nuove forme di efficacia, comprensione, benessere. Non è più questione di tecnologia, ma di visione.


Bibliografia

  • Kim, W. Chan, e Mauborgne, Renée. Blue Ocean Strategy. Harvard Business Press, 2005.
  • Arendt, Hannah. The Human Condition. University of Chicago Press, 1958.
  • Frankl, Viktor E. Man’s Search for Meaning. Beacon Press, 1946.
  • Simon, Herbert A. The Sciences of the Artificial. MIT Press, 1969.
  • AI Resume Builder. Less Traditional Ways Workers Are Using AI. Survey 2025: https://champ.ly/IbL-pvKO (consultato luglio 2025).
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Americo Bazzoffia
Docente universitario, Formatore aziendale, Giornalista ed AI Expert. E' titoloare di Eskogito SRLs Training, Consulting & AI business solutions