Anche questa settimana continuiamo a condividere le sintesi degli interventi dei relatori che hanno partecipato al convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione” che  si è svolto presso la sede del Parlamento Europeo di Roma.

Nel corso dell’evento “L’Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, Carlo Chianura, direttore del Master in Giornalismo della LUMSA, ha richiamato l’attenzione sul ruolo centrale del giornalismo nella difesa dello spazio informativo. Secondo Chianura, se il processo di preparazione di una notizia non è cambiato nella sua sostanza, sono profondamente mutate le fonti, i canali di diffusione e le modalità attraverso cui la disinformazione si propaga.

Superare il paradigma della breaking news

Per il direttore del Master LUMSA, è necessario prendere atto del tramonto di un modello giornalistico fondato sulla velocità a tutti i costi. Il giornalismo della “breaking news” e della notizia non verificata, che ha caratterizzato a lungo l’ecosistema dell’informazione, deve lasciare spazio a un approccio più rigoroso e responsabile. In questo cambiamento, le scuole di giornalismo hanno il compito di formare professionisti capaci di affrontare le nuove sfide informative.

Educazione e consapevolezza contro la manipolazione

Chianura ha inoltre sottolineato l’importanza dell’educazione ai media, che dovrebbe iniziare fin dalla scuola primaria. Citando le iniziative di sensibilizzazione promosse dalla Rai, ha evidenziato come sia fondamentale aiutare i cittadini a sviluppare una maggiore consapevolezza critica, affinché possano riconoscere i meccanismi della manipolazione informativa e comprendere ciò che accade realmente nello spazio pubblico digitale.

Le tre competenze del giornalista nell’era della guerra cognitiva

Secondo Chianura, scuole di giornalismo e redazioni dovrebbero puntare su tre competenze fondamentali. La prima riguarda la verifica delle fonti: “più che concentrarsi immediatamente sul contenuto di una notizia, il giornalista deve accertare con precisione chi l’ha prodotta e con quali finalità ha precisato”.

La seconda riguarda lo studio dei vettori della disinformazione e l’utilizzo di strumenti derivati dall’intelligence, come le tecniche OSINT (Open Source Intelligence) e di cyber-investigazione. Verificare l’autenticità di un video, individuare eventuali manipolazioni di immagini o ricostruire l’origine di un contenuto digitale sono oggi attività indispensabili per chi opera nell’informazione.

Dal fact-checking al pre-debunking

Un ulteriore passaggio riguarda l’evoluzione delle pratiche di verifica. Se il debunking e il fact-checking intervengono spesso dopo la diffusione di una notizia falsa, Chianura ha evidenziato l’importanza del “pre-debunking”: la capacità di valutare preventivamente l’affidabilità di una fonte e la credibilità di un’informazione prima della sua pubblicazione.

Una sfida per le redazioni di oggi

In conclusione, Chianura ha proposto la creazione, all’interno delle redazioni, di strutture dedicate esclusivamente alla verifica e al contrasto della disinformazione, al pari dei tradizionali settori dedicati a economia, cronaca o esteri. Una scelta che richiede investimenti e nuove competenze, ma che appare sempre più necessaria. Per il direttore del Master in Giornalismo della LUMSA, infatti, la guerra cognitiva e la disinformazione non rappresentano una minaccia futura: sono già una delle principali sfide del giornalismo contemporaneo.

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Derrick de Kerckhove
Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".