Da Cicerone ad Obama ed adesso Renzi: maestri della retorica. Il libro di Andrea Granelli e Flavia Trupia “Retorica e Business – Intuire, ragionare, sedurre nell’era digitale” arriva al momento giusto. Permette una riflessione su un’arte che con McLuhan abbiamo studiato ed approfondito. McLuhan era interessato alla retorica, la comparava ai diversi tipi umani: “un balletto della figure umane”.
Matteo RenziLa retorica è una scienza dell’uomo, molto articolata e complessa. Sono d’accordo con Granelli che la definisce la prima innovazione tecnologica. Per me è una delle grandi categorie del sapere. McLuhan ha fatto la sua tesi sul trivium: retorica – logica – grammatica. Ha cominciato a categorizzare la gente secondo la caratteristica dominante in retorici, grammatici e logici.
Cosa era lui? Un retorico, odiava la logica. Cosa sono io? Sono logico e retorico. Il mio pensiero è tristemente logico, rovinato da Cartesio, che mi impone di costruire un ragionamento chiaro e facile da seguire e condividere.
Faccio un esempio: parlare continuamente di 2.0 è una banalità evidente. Tutti ormai ne discutono senza comprenderne appieno il significato. Dal mio punto di vista questo suffisso supera l’intrinseca banalità solo se rappresenta una seconda versione di qualcosa che già esiste.
Allora se tutto diviene la seconda versione di qualcosa precedentemente esistito si arriva al secondo rinascimento. Abbiamo bisogno di un nuovo rinascimento in ogni settore della nostra vita. Ripartire dalla retorica? Mi sembra possibile.
Nel libro si parla di segreti che diventano trasparenti e cioè di capacità che si trasmettono. La trasparenza dell’era elettrica ha per me un significato diverso e sicuramente più complesso. Condivido un possibile legame tra trasparenza ed arte del parlare. Mi piace anche l’abilità di Granelli nel combinare vecchio e nuovo. Io mi considero un esploratore e dunque continuo a guardare avanti. Riscoprire quanto la retorica può essere determinante in azienda, in politica, nella vita è una nuova sfida alla quale partecipo volentieri.

Derrick de Kerckhove