di ROBERTO SARACCO

 

Sono ormai diversi anni che si parla di Città Digitali. Spesso se ne parla facendo riferimento alla prossima presenza di un tessuto connettivo, costituito da nuove reti di telecomunicazioni, che dovrebbe consentire lo sviluppo di nuovi e mirabolanti, ma non meglio specificati, servizi.
Ne parlano le amministrazioni comunali quando lanciano una iniziativa di “connettività”, ad esempio Venezia che lo scorso anno ha attivato una serie di “hot spot” Wi-Fi, ma al di là degli annunci non sembra cambi molto per i cittadini.
Qui vorrei sviluppare una riflessione sul tema Città Digitale partendo dal presupposto che le tecnologie per abilitare una Città Digitale esistono e che le infrastrutture sono altrettanto disponibili. Quello che manca è… la Città Digitale.
Certo, le tecnologie potrebbero essere più performanti e quindi più efficaci, la connettività potrebbe essere a banda maggiore e meno costosa. Sappiamo che lo diventeranno, ma sappiamo anche che se non si è in grado di avviare un processo con le tecnologie e infrastrutture esistenti non riusciremo neppure a sfruttare le efficienze future e saremo ancora a parlare di Città Digitali nel 2020, anno in cui dovremmo, invece, chiederci come fosse possibile vivere nel 2010 in una Città non Digitale.

 

Il Mosaico Digitale
Basta guardarsi intorno per vedere che ogni persona oggi ha un punto di connettività: il suo cellulare. A questo corrisponde una invisibile rete formata da migliaia di antenne in grado di ricevere ed inviare informazioni. Nella città vi sono molte migliaia di automobili, in percentuale sempre maggiore dotate di sistema GPS in grado di conoscere dove si trovano e anche di dialogare con l’ambiente circostante.
È probabile che se siamo in città ci sia una telecamera che ci inquadra: una recente stima indica che in un singolo giorno l’immagine di ciascuna persona che passeggia per Londra viene catturata da circa 300 telecamere.
I sistemi nervosi della città, i trasporti, le infrastrutture elettriche, di riscaldamento, i semafori, i parcheggi, sono altrettanti punti di generazione di informazioni e di monitoraggio.
Le agenzie di consegna pacchi (e si consegnano migliaia di colli ogni giorno in una città) sanno dove sono e dove stanno andando i singoli pacchi. Milioni di transazioni registrano istante per istante gli acquisti, i cellulari indicano alla rete la loro posizione e da questa si può dedurre l’affollamento in una certa area (basta con le discussioni su quanti in effetti erano in piazza del Popolo a quella manifastazione, è possibile dare il numero esatto all’unità).
L’utilizzo di Internet lascia una scia che indica cosa le persone stanno cercando in un certo momento, quali sono le informazioni che più interessano.
Tutto questo esiste oggi. Certo, domani vi saranno ancora più sensori e quindi più dati disponibili: a Boston stanno sperimentando dei chip all’interno dei sacchetti dell’immondizia per tracciare dove questi vanno a finire, in molte città si stanno installando pannelli intelligenti per fare pubblicità in grado di percepire chi passa accanto ed anche di valutare l’impatto di quella particolare pubblicità decodificando l’espressione di chi la osserva, nuovi telefonini equipaggiati con sensori potranno fornire lo stato emotivo dei loro utilizzatori, a Venezia sta partendo una sperimentazione con strisce intelligenti in grado di contare quante persone passano riconoscendo dal camminare se si tratta di uomo, donna o bambino. Tutti questi sono tasselli che ad oggi sono scorrelati. Cosa succederebbe se li mettessimo insieme?

 

Il quadro digitale
Quello che abbiamo disponibile nei diversi tasselli sono dei dati. Quello che occorre è creare correlazioni che li trasformino in informazioni prima e in ambiente digitale poi.
Avere il dato sulla posizione dei singoli telefonini può essere il punto di partenza per derivare informazioni intelligenti sul traffico: non solo, quindi, se si è formato un ingorgo (tanti telefonini progressivamente rallentano man mano che si avvicinano ad un punto e poi si fermano) ma anche possibilità di intervenire inviando messaggi ai telefonini che si avvicinano all’ingorgo con suggerimenti di percorsi alternativi. Infatti, dopo poche settimane di osservazione del movimento di un certo telefonino si può avere una idea abbastanza precisa (statisticamente) su che strade quel telefonino percorra abitualmente e su questa base dare il suggerimento di variazione percorso che meglio si sposa con la sua probabile destinazione, tenendo conto anche di chi altri è in zona.
La rilevazione di polveri sottili in certi punti della città può suggerire reinstradamenti del traffico e anche segnalazioni specifiche a chi può maggiormente soffrirne a seguito di certe patologie.
Una conoscenza delle necessità di trasporto di un singolo associata a quella di migliaia di altri può portare a una rivisitazione dei sistemi di trasporto pubblico, generando linee dinamicamente adattate al contesto. La perdita di conoscenza da parte di un singolo soggetto su “quando passa il tram” in realtà è sostituita dall’informazione: per andare in quel posto, ora, mi conviene prendere il bus che passerà al prossimo incrocio tra 3 minuti.
Lo stesso car pooling, così poco diffuso anche per i problemi di sicurezza collegati, potrebbe in realtà avere un enorme slancio se venissero utilizzate le informazioni disponibili. La sicurezza potrebbe essere garantita dalla presenza di sensori sulle persone (telefonino) e sulle auto (GPS con interazione con il telefonino) in modo che si abbia sempre la certezza che si è “al sicuro”. Un efficace sistema di car pooling potrebbe diminuire drasticamente i costi dei trasporti e questo potrebbe tradursi in un bonus benzina automaticamente accreditato al prossimo pieno di quell’autoveicolo. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito.

 

Atomi e Bit
La Città Digitale per i cittadini risulta dalla fusione tra la città stessa, fatta di atomi, e le informazioni che a questi sono correlabili. La tecnologia della realtà aumentata, che ci consente di inquadrare ad esempio tramite la macchina fotografica del telefonino l’ambiente circostante, permette la sovrapposizione di informazioni a quello che è attorno a noi (con alcuni prossimi modelli di telefonino addirittura queste informazioni potrebbero essere proiettate sull’ambiente stesso). È importante notare come le informazioni che vedremmo noi potrebbero essere diverse da quelle che vede un’altra persona in quel momento al nostro fianco. Questo perché tutte le informazioni possono essere personalizzate e quindi rispondere alle esigenze di chi le osserva in quel particolare istante. La realtà aumentata è disponibile oggi come tecnologia e inizia ad essere disponibile in alcune aree come servizio.

 

Trasformare il futuro in presente
Il futuro potrebbe già essere presente. Occorre che le Istituzioni lavorino insieme alle imprese private creando un contesto regolatorio e economico tale da trasformare in uso quotidiano quello che è visibile nei laboratori e in alcune aree delle nostre città. Lo sforzo organizzativo non è piccolo, ma i benefici che questo può portare, sia a ciascuno di noi in quanto cittadino, sia alla comunità in termini di efficienza e sia anche allo sviluppo di opportunità di business è enorme.

 

Roberto Saracco

direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia

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