La missione di Google e il web aperto
Diego Ciulli, Head of Government Affairs and Public Policy, Google, Italy, Greece, Cyprus, conclude l’evento “INFORMAZIONI. Come Cercavamo, come cercheremo”, sottolineando che la missione di Google resta duplice: da un lato trovare le informazioni che le persone stanno cercando, dall’altro portare gli utenti verso chi quelle informazioni le ha prodotte, cioè le fonti più autorevoli e competenti.
Sottolinea come questa visione sia pienamente in sintonia con il principio del web aperto: Google continua infatti a indirizzare traffico verso l’esterno, verso siti e contenuti di terze parti. Allo stesso tempo, riconosce che le modalità di utilizzo del motore di ricerca stanno cambiando e che è necessario adattarsi a nuove esigenze.
Due estremi della ricerca: semplicità e complessità
Ciulli precisa che da una parte ci sono le domande semplici e fattuali, come l’altezza della Torre Eiffel, il tempo necessario per tornare a casa o il numero di gradini di una scalinata. Si tratta di richieste che non implicano opinioni, ma risposte precise e verificabili.
Per queste esigenze è stato progettato l’AI Overview, mentre all’estremo opposto si colloca l’AI Mode, pensato per domande complesse. In questi casi la risposta non si trova in una singola fonte, ma emerge dall’integrazione di più contenuti: siti web, blog, video e altre risorse.
Informazioni vs informazione: un equivoco nel dibattito pubblico
Ciulli evidenzia un problema tipico del contesto italiano: la tendenza a confondere il concetto di “informazioni” con quello di “informazione”.
Il dibattito pubblico si concentra spesso solo sull’impatto delle evoluzioni di Google sulle notizie, mentre in realtà il motore di ricerca riguarda un universo molto più ampio di contenuti.
Google è infatti uno strumento che opera su tutti i tipi di informazioni: da quelle utili per organizzare un viaggio fino a quelle personali contenute nelle e-mail o nelle foto, che in futuro potranno essere anch’esse interrogate tramite la ricerca.
Il legame con il Made in Italy e l’e-commerce
Non è casuale, osserva Ciulli, che l’evento si svolga nella giornata dedicata al Made in Italy. Molte delle ricerche degli utenti sono infatti legate a prodotti e acquisti.
Le innovazioni presentate rappresentano una vera rivoluzione per il sistema economico, soprattutto per il commercio digitale. In passato l’Italia ha accumulato ritardi nell’adozione dell’e-commerce, e questo ha inciso negativamente sulla trasformazione digitale delle imprese.
Oggi però si apre una nuova opportunità: il commercio online sta cambiando radicalmente, riducendo le barriere all’ingresso e permettendo una disintermediazione sempre maggiore. Le imprese possono vendere direttamente attraverso il motore di ricerca, grazie a nuovi protocolli e agenti.
Il ruolo decisivo delle competenze
Secondo Ciulli, la tecnologia è ormai accessibile a tutti e sempre più semplice da utilizzare. Il vero fattore competitivo non è quindi la disponibilità degli strumenti, ma la capacità di usarli.
I Paesi che avranno successo saranno quelli in grado di diffondere competenze digitali in tutte le imprese, formando persone capaci di sfruttare queste tecnologie. Questa è la direzione in cui l’Italia deve muoversi, anche attraverso la collaborazione con le istituzioni.
