Intervista a Claudio Scamardella, neo direttore “Nuovo Quotidiano di Puglia”

Sistema Italia. Quali secondo lei le principali sfide Del Paese Post covid? Ed in particolare Puglia al centro dello sviluppo del Mezzogiorno, Puglia Pioniera in passato nelle politiche giovanili con i bollenti spiriti, oggi guarda all’internazionale e a una programmazione post emergenza. Quali consigli darebbe a chi la governa?

Aggettivi e iperboli si sprecano per definire l’occasione che abbiamo di fronte: storica, irripetibile, da non perdere. Già questo, purtroppo, depone male: quando prevale l’enfasi, la delusione è sempre dietro l’angolo. La storia italiana, in particolare quella meridionale, è piena non solo di occasioni mancate e di opportunità sprecate, ma addirittura di “disastrose regressioni” e di “effetti devastanti” in seguito alle “occasioni storiche” e alle “opportunità irripetibili”. Dobbiamo, tuttavia, essere consapevoli che in queste settimane e nei prossimi mesi si decidono le sorti e i destini di uomini, continenti e Paesi per il prossimo secolo. Davanti al Sud e alla Puglia si sta spalancando un’altra prateria di occasioni, dopo quelle purtroppo sprecate con la globalizzazione e il ritrovato ruolo del Mediterraneo, per tornare da protagonisti nei grandi flussi della storia. A patto che non si commettano gli errori, le omissioni, i comportamenti degli ultimi decenni. E ciò dipende, certo, innanzitutto dalle scelte di chi governa, ma anche dalla cosiddetta società civile, dai ceti più dinamici, dall’intellettualità e dalla capacità di tenersi a debita distanza dalle lusinghe dei cultori di idee passatiste e retrograde sul ritorno al piccolo mondo antico o di vecchi e nuovi ideologismi.

Quali, in particolare?

L’idea di fare dell’Italia, a cominciare dal Sud, il modello  di un “capitalismo mediterraneo guidato dal debito” e di una generalizzata statalizzazione dell’economia trova sostenitori non solo tra governanti e politici politicanti, interessati solo a quanto e non a come spendere, per elargire soldi e mance in cambio di consensi e voti, ma anche in ampi settori dell’accademia e in quel cosiddetto ceto medio riflessivo che spesso si trova al riparo ed è garantito dal settore pubblico.
Il nostro futuro, e soprattutto quello delle prossime generazioni, dipenderà dalla strada che sceglieremo tra le due che si presentano davanti a noi nella spesa delle centinaia di migliaia di miliardi a disposizione di chi governa a Roma, a Bari e nelle nostre terre. Dipenderà dalla capacità, per dirla con le parole di Draghi, di far prevalere il “debito buono” sul “debito cattivo”. E’ su questo che si giocherà la partita.  Va evitata la distribuzione a pioggia di soldi e sussidi per accontentare e conquistare  dal punto di vista elettorale ogni categoria, una sorta di indistinto risarcimento di massa pagato con fondi a debito – a parte la quota europea a fondo perduto – e scaricato sulle spalle delle future generazioni. Un neo-assistenzialismo che rischia di produrre l’accentuazione dei vizi, dei ritardi e delle arretratezze dell’economia nazionale e meridionale, piuttosto che ridurli e sanarli. E con il quale va a nozze non solo quel ceto politico ed amministrativo che pensa più alle prossime elezioni che alle future generazioni, inseguendo interessi immediati di sopravvivenza personale e consenso elettorale, ma anche quella borghesia improduttiva, imprenditoriale e affaristica, mossa da interessi esclusivamente corporativi e allergica agli interessi generali, del bene pubblico e comune. Bisogna puntare su pochi progetti,  ma di grande impatto produttivo. Le direttive europee per il piano sono abbastanza chiare: transizione energetica e transizione digitale sono i capisaldi. A queste due priorità va aggiunta, per il Mezzogiorno e la Puglia, la dotazione di infrastrutture materiali per colmare il gap con le altre parti del Paese e con l’Europa. Prima fra tutte, l’Alta velocità.

Sono 3 i target al centro del piano ripresa e resilienza per l’impiego del Recovery Fund: Donne – Giovani – Sud. In particolare come il suo giornale intende sostenere questi obiettivi?

Nel dettaglio dei 3 Target- Donne: Realizzare una piena parità di accesso economica e sociale della donna mettendo la parità di genere come criterio di valutazione di tutti i progetti (gender mainstreaming) e promuovendo una strategia integrata di riforme, istruzione e investimenti in infrastrutture sociali e servizi di supporto. – Giovani: Garantire la piena partecipazione dei giovani alla vita culturale, economica e sociale del Paese, innanzitutto investendo sul loro futuro in termini di istruzione e ricerca e intervenendo con politiche atte a incrementare il livello di occupazione giovanile nel breve e nel lungo periodo. – Sud: Ridurre i divari territoriali e liberare il potenziale inespresso di sviluppo del Mezzogiorno, massimizzando nelle Linee di intervento di ciascuna Missione, i progetti volti al perseguimento dell’obiettivo, che vale anche come criterio prioritario di allocazione territoriale degli interventi.
Da anni insistiamo su queste priorità raccontando ogni giorno i bisogni e i sogni delle nostre terre, in particolare di chi è forzatamente emarginato dai processi produttivi. Il cosiddetto “gender equality”, anche attraverso un ripensamento profondo del  welfare, è davvero fondamentale per qualsiasi tipo di ripresa. Senza il pieno apporto delle donne  ai processi produttivi, anzi con la loro forzata esclusione per la forte carenza dei servizi sociali soprattutto nel Sud, non ci sarà vera ripresa. Dunque, servizi, servizi, servizi. Di qualità. E senza investimenti cospicui sulla formazione del capitale umano, garantendo alle nuove generazioni meridionali il diritto di andare ma anche di restare o di tornare, il Sud da qui a vent’anni sarà praticamente spopolato. Bisogna interrompere subito – con massicci interventi sul fronte della formazione, del welfare e della qualità dei servizi – quella perversa spirale decremento demografico-fuga dei giovani-invecchiamento della popolazione che equivale a sicura condanna per il Sud. Attrarre, inoltre, capitale umano dall’esterno e da altre terre è ormai decisivo per le sorti del Mezzogiorno. E ciò sarà possibile se si offrono opportunità stanziali di realizzazione, altrimenti si è soltanto terra di passaggio. Il Mediterraneo è tornato, dopo cinque secoli, a essere uno dei crocevia dei traffici mondiali. Avremmo potuto già sfruttare questa grande opportunità nei decenni passati, puntando sui nostri porti e facendo diventare il Sud una grande piattaforma logistica per l’intero Continente. L’abbiamo sprecata per mancanza di visione, insipienza e anche per un “ricorsismo peloso” che ha rallentato, anzi affondato progetti interessanti. E stiamo continuando a sprecarla accumulando ritardi sulle Zes e sull’organizzazione di un moderno sistema intermodale. Ora si ripresenta l’occasione. E allora: se non ora quando?

Il piano Rinascita e ripartenza del paese prevede altresì corposi investimenti per la digitalizzazione delle imprese, quali le prospettive per l’editoria?
Scopriamo, anche in questo caso,  l’acqua calda nel dire che la digitalizzazione è l’altra grande occasione per colmare i ritardi del Sud. E che siamo in netto ritardo, visto il gap riscontrato nelle regioni meridionali sulla banda ultralarga, con intere aree, comprese le aree industriali non connesse o malissimo connesse. Se la crisi ha rallentato la “globalizzazione fisica”, nel senso della mobilità delle persone, ha altresì sprigionato una fortissima accelerazione delle innovazioni tecnologiche e anche dei modi di produrre, di vendita e commercializzazione di beni e servizi grazie alla digitalizzazione. Abbiamo scoperto che si possono fare riunioni, chiudere affari, seguire lezioni a scuola e all’università, ridisegnare filiere produttive e distributive, fare giornali e persino decidere le sorti delle nazioni anche senza prendere l’aereo, il treno, il bus e l’auto. Senza, cioè, la presenza fisica. Che cosa significa tutto ciò se non una riunificazione e un ritorno alla sovrapponibilità dei confini tra “terra dei popoli” e “territorio dei popoli” che la globalizzazione pre-Covid aveva progressivamente divaricato? È come se terra (stanziale) e territorio (globale) si stiano riconnettendo, consentendo davvero – a differenza del passato – una dimensione “glocal” della vita, con il “locale” che finalmente può uscire dalla gabbia del “localismo” e interagire con l’esterno.  Il south working, il “reshoring” delle imprese e delle attività produttive trasferite all’estero, ma anche il “reshoring” individuale grazie alla riscoperta del valore delle radici, del rapporto con la terra in cui si nasce, della vicinanza con gli affetti familiari e amicali dopo la grande paura, rappresentano altre grandi opportunità per il Sud. La necessità di emigrare e del pendolarismo per costruirsi un futuro potrebbe non essere più tale. Mai come oggi identità, attaccamento alle radici e apertura al mondo sembrano poter convivere e facilmente integrarsi. Lavorare o studiare al Sud, proprio grazie alla connessione globale, può insomma non significare più vivere in una condizione di marginalità.  È su questo cambio di paradigma, imposto dal virus, che le regioni meridionali devono provare a rovesciare la zavorra delle arretratezze e dei ritardi accumulati, accentuati negli ultimi trent’anni nonostante una storia tornata a essere amica dopo molti secoli, con l’emergere di scenari geopolitici e geoeconomici carichi di opportunità. Opportunità che per pigrizia intellettuale, immobilismo politico, disincanto e disimpegno della società civile non abbiamo saputo cogliere. Quanto all’editoria, anche quella meridionale, il suo futuro è dentro questo processo. Grazie alla rete e alla connessione le voci del Sud possono finalmente farsi ascoltare in tutto il mondo, spezzando la gabbia della marginalità territoriale. Il punto è  se siamo in grado di comunicare cose interessanti al mondo, capaci di attrarre attenzione e interesse. E questo, una volta colmato il gap infrastrutturale delle reti, dipende molto anche da noi.

Claudio Scamardella

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Analista dati È azionista di Ingreen sui temi smart enviroment http://www.ingreensrl.com. Inoltre è partner di GPTW Italia che certifica i migliori ambienti di lavoro secondo i dipendenti, cura le relazioni istituzionali di Demoskopika, in passato ha lavorato con Mecar, Tree, MPS, MG, Istituto Piepoli e altre fondazioni e centri di ricerca ecc... Ha Diretto 3 Master Universitari sul Marketing e il data management, insegna alla Sapienza di Roma Master Economia Pubblica, collabora con Universita di Lisbona e in varie scuole di innovazione. Autrice di Soft Revolution, del primo social book “We have a dream” e di vari saggi economici. Da anni impegnata nel volontariato per il riscatto dei giovani e del sud. Invitata dal dipartimento di Stato al prestigioso programma #IVLP sui temi della prosperità e della stabilità nello sviluppo delle imprese.