Da Malabrocca a campioni del clima: gli Stati uniti di Joe Biden svestono la maglia nera della lotta al cambiamento, climatico, quella simbolizzata da Luigi Malabrocca, il mitico ciclista che, nell’immediato Dopo Guerra, si fece un vanto dell’ultimo posto al Giro d’Italia e del suo simbolo distintivo, la maglia nera appunto.

La maglia nera del cambiamento climatico gli Stati Uniti l’avevano indossata con Donald Trump – un primato negativo invero conteso con accanimento dal Brasile di Jair Messias Bolsonaro, campione di tutte le nefandezze ambientali in Amazzonia -.

Ai leader del Mondo, chiamati da Biden a discutere il cambiamento climatico, Greta Thunberg, però, le canta chiare: “Servono cambiamenti drastici… Stiamo ancora a parlare dei sussidi all’industria dei combustibili fossili: significa che non abbiamo capito l’emergenza climatica”. Greta, 18 anni, lo dice a un’audizione al Congresso Usa: “La mia generazione non mollerà sul clima senza battersi”.

Pure l’attivista indigena messicana Xiye Bastida, 19 anni, lancia un appello: “E’ tempo di cambiare il mondo. Noi giovani non possiamo essere vittime della vostra ostinazione e del vostro pessimismo … I più colpiti dai cambiamenti climatici sono quelli che non sono qui rappresentati … Chiediamo di fermare lo sfruttamento delle terre delle popolazioni indigene … L’era dei combustibili fossili è finita…”.

Per gli ambientalisti, lo show orchestrato dal presidente Usa nella Giornata della Terra non basta: scaricano da carriole rosa un mucchio di letame nei pressi della Casa Bianca, scandendo lo slogan “no more bullshit” e chiedendo “Dichiarate subito l’emergenza climatica”.

Meno negativo, più incoraggiante, Papa Francesco, che vede nel vertice “una iniziativa felice, che mette in cammino, tutta l’umanità attraverso i suoi leader”. Il pontefice indica l’obiettivo di “avere cura della natura, un dono che abbiamo ricevuto e che dobbiamo rispettare” e abbina le sfide dell’ambiente e della pandemia: “Non è ancora finita, ma dobbiamo guardare avanti: da una crisi, non si esce come prima, se ne esce o migliori o peggiori”.

La risposta di Biden, che ha l’Ue al suo fianco, è un piano per finanziare la transizione energetica dei Paesi in via di sviluppo, raddoppiando gli aiuti. E il Fondo monetario internazionale introduce un mix di scelte energetiche e ambientali che inneschino un aumento dello 0,7% del Pil mondiale ogni anno nei prossimi 15 anni.

L’appuntamento virtuale segna il ritorno degli Usa sulla scena della lotta al cambiamento climatico, dopo i quattro anni di sbandamenti negazionisti dell’Amministrazione Trump. Biden raddoppia pure gli impegni nazionali e intende tagliare di oltre il 50% le emissioni del 2025 entro il 2030.

Gli altri leader, che rappresentano tutti i maggiori inquinatori del Pianeta, sciorinano ognuno a gara obiettivi ambiziosi: l’Europa è pronta ad agire, dice la von der Leyen; Draghi annuncia una riunione ad hoc del G20, che l’Italia presiede; Macron, la Merkel, Johnson usano formule ad effetto; Xi promette emissioni zero entro il 2060 (ma fino al 2030 la Cina inquinerà di più). Chi sta più sulle sue è Putin, protagonista d’un glitch tecnologico: la sua immagine compare sugli schermi mentre parla Macron, la cui connessione salta. Momenti d’imbarazzo, poi la parola va al presidente russo, mentre i tecnici s’affannano a ripristinare il collegamento del francese.

USA

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È attualmente consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali; collabora con vari media (periodici, quotidiani, radio, tv) e con l’Unione europea; gestisce il sito GpNewsUsa2016.eu; tiene corsi in Università e scuole di giornalismo. Inizia l’attività giornalistica a “La Provincia Pavese” nel 1972. Dal 1976 al ’79 è alla “Gazzetta del Popolo” di Torino, per la quale nel 1979 apre l’ufficio di corrispondenza a Bruxelles. Nel 1980 passa all’Ufficio dell’Ansa di Bruxelles di cui diventa responsabile nel 1984. Segue per dieci anni la Cee e la Nato. Nel 1989 è a Roma: caporedattore Esteri, caporedattore centrale Esteri, vide-direttore. Nel 1992 è tra i fondatori dello European Press Club, di cui è tuttora segretario generale. Nel 1999 va a guidare l’ufficio Ansa di Parigi e nel 2000 diviene responsabile dell’ufficio di Washington e del Nord America. Dal dicembre 2006 al giugno 2009 dirige l’Ansa. Dopo è successivamente direttore de l'AgenceEurope, di EurActiv.it e vice-direttore de La Presse.