di LUCA PROTETTI –

Il “cloud” non è una moda, ma una realtà, un processo irreversibile in grado di cambiare il ruolo della pubblica amministrazione e dare nuovo slancio alle imprese. E’ la fotografia dell’attuale percezione degli operatori sulla “nuvola” che è emersa dal convegno “Cloud computing & PA: opportunità o rischio?”, tenutosi a Roma. Un confronto aperto tra manager pubblici e privati che ha trovato tutti concordi nell’indicare il cloud computing come elemento essenziale per fornire servizi innovativi e rendere le imprese più competitive anche in termini di risparmio. Senza dimenticare però le possibili criticità che riguardano temi come la sicurezza, la trasparenza e la gestione dei dati. La nuvola consentirà alla pubblica amministrazione di erogare prestazioni in modo più veloce ed efficace, ma al tempo stesso cambierà il modo di fruizione dei servizi da parte di cittadini e imprese: un approccio proattivo nel rapporto tra PA e utenti.

Giorgio Dori, presidente del Club dirigenti tecnologie informatiche, ha evidenziato come “PA, enti, associazioni e imprese guardino già con interesse a questa tecnologia. Non solo per i benefici economici che è in grado di apportare, ma soprattutto ai risultati in termini di efficienza, flessibilità, agilità e trasparenza”. Una tecnologia in forte crescita soprattutto negli Stati Uniti dove l’amministrazione Obama ha già pubblicato una “Federal Cloud Computing Strategy” che può essere considerata come “un punto di non ritorno per lo sviluppo della nuvola”.

Renzo Turatto, capo Dipartimento Digitalizzazione e Innovazione tecnologica, ha confermato che il cloud cambierà il volto della PA italiana “portando innegabili risparmi per tutte le pubbliche amministrazioni, specialmente quelle locali. La migrazione al cloud – ha spiegato – determina anche un aumento dell’efficienza, rendendo la gestione del dato interoperabile e standardizzata. Gli enti più grandi possono così svincolarsi dall’adozione di costose piattaforme, mentre i più piccoli possono dotarsi di una tecnologia all’avanguardia senza dover affrontare pesanti investimenti in infrastrutture. Inoltre il cloud offre la possibilità di aumentare la trasparenza: agevolando le strategie di open data, rendendo più interattiva la comunicazione tra PA e utenti”. Nella stessa giornata il governo italiano ha annunciato la sua strategia in materia di “Open Data” per rendere i dati delle agenzie pubbliche accessibili a tutti sul web, in formato aperto, al fine di rendere l’amministrazione trasparente, migliorare la qualità della vita dei cittadini e dare impulso all’economia dell’immateriale.

Delle strategie “istituzionali” ha parlato anche Francesco Beltrame, presidente di DigitPA. “Il cloud è strumento tecnologico di portata strategica rilevante nella transizione all’amministrazione 2.0 che punta alla multicanalità per raggiungere il maggior numero possibile di cittadini, entrando direttamente nelle loro case”. Ovviamente per la PA, ancor più che per le imprese, i problemi legati alla sicurezza sono ancora più evidenti. Per questo la DigitPA, con il supporto dell’Enisa (l’agenzia europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione), ha creato “un gruppo di lavoro che ha il compito di varare le linee guida sull’adozione del cloud nella PA”. L’ente finora ha investito finora, 5 milioni di euro per il progetto “M@eCloud” lanciato in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri.

Un esempio tangibile dell’utilizzo della nuvola nel comparto pubblico è arrivata da Mauro Fioroni, responsabile dei servizi informatici del Senato, che ha spiegato come la virtualizzazione del data center iniziata nel 2004 a Palazzo Madama abbia già prodotto benefici in termini di risparmio energetico, di razionalizzazione dei tempi e degli spazi, oltre a facilitare la migrazione e la standardizzazione dei processi gestionali.

Luca Protettì

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