L’opera artistica che ho visto a Roma ,in questi giorni, mi ha colpito a tutti i livelli:  il primo scientifico perché riflette attraverso suoni e disegni sui dati raccolti; il secondo pedagogico, perché permette anche agli scienziati di capire meglio i dati molto preziosi e difficili da cogliere; terzo artistico perché è senz’altro una struttura che non ha paragoni. Devo dire che la considero fra gli esempio più diretti e convincenti della collaborazione arte-scienza.

Installazione espressione del dialogo tra arte e scienza

CLUSTER. Symphony of Data, è, infatti, un’installazione espressione del dialogo tra arte e scienza. Sono stato all’evento che si è svolto presso il Rettorato dell’Università Roma Tre, nell’ambito del progetto europeo EAR – Enacting Artistic Research, finanziato da Next Generation EU, che ha coinvolto l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare insieme all’Accademia di Belle Arti di Roma.

La Fisica incontra la città

L’opera è stata svelata per la prima volta durante la manifestazione La Fisica incontra la città, iniziativa che da anni si propone di avvicinare la fisica a un pubblico ampio e non specialistico. In questo contesto, CLUSTER rappresenta un salto qualitativo significativo: non si è limitata a spiegare, ma ha trasformato i dati in esperienza.

Informazioni scientifiche e linguaggi sensoriali

Inserita nello spazio progettato da Mario Cucinella, l’installazione ha mostrato come sia possibile leggere, interpretare e restituire informazioni scientifiche complesse attraverso linguaggi sensoriali. Al centro del progetto  i dati sperimentali del bosone di Higgs, provenienti dall’esperimento Atlas del Large Hadron Collider del CERN di Ginevra.

Il lavoro, firmato dal fisico Biagio Di Micco insieme a Cristian Rizzuti, Riccardo Torresi e agli studenti di Roma Tre e dell’Accademia di Belle Arti, ha reso questi dati accessibili attraverso un sistema di traduzione in tempo reale. Laser, video proiezioni e suoni generativi hanno trasformato eventi e valori numerici in una composizione visivo-sonora di grande impatto.

Fedeltà scientifica e libertà interpretativa dell’arte

Ciò che ho trovato particolarmente significativo è stata la capacità dell’opera di mantenere un equilibrio raro. Infatti da un lato  c’è la fedeltà scientifica, e dall’altro la libertà interpretativa dell’arte. Le collisioni subatomiche  arrivano  dal bosone di Higgs  e poi  rappresentate su uno schermo che richiama una sezione dell’esperimento Atlas. Questo insieme  genera una vera e propria coreografia di luce, forma e suono.

Ordine e caos

Lo spettatore viene coinvolto in un racconto audiovisivo che oscillava tra ordine e caos, tra la precisione dei dati e la loro traduzione sensoriale. In questo senso, CLUSTER si configurava come un laboratorio aperto. Un ambiente in cui arte e scienza non solo dialogavano, ma collaboravano attivamente. IL fine è  la costruzione di nuovi modi di comprendere il reale.

Presentazione pubblica del progetto

Nel corso della stessa giornata, ho seguito anche la presentazione pubblica del progetto, durante la quale il team ha illustrato gli aspetti scientifici legati al bosone di Higgs . In più ha descritto il percorso creativo che ha condotto alla sua restituzione artistica. È stato un momento importante per comprendere la profondità del lavoro e la qualità della collaborazione interdisciplinare.

Linguaggi per la complessità

Questo primo appuntamento sarà seguito da una nuova presentazione a maggio, presso il nuovo spazio espositivo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, in occasione della Notte dei Musei. Sarà un’ulteriore occasione per riflettere su un punto che ritengo centrale: la necessità di sviluppare linguaggi capaci di rendere percepibile la complessità.

CLUSTER. Symphony of Data dimostra che i dati non sono soltanto numeri da analizzare, ma possono diventare forme da vedere, suoni da ascoltare, esperienze da vivere. Ed è forse proprio in questa trasformazione che si apre uno degli orizzonti più interessanti della cultura contemporanea.

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Derrick de Kerckhove
Direttore scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia. Visiting professor al Politecnico di Milano. Ha diretto dal 1983 al 2008 il McLuhan Program in Culture & Technology dell'Università di Toronto. È autore di "La pelle della cultura e dell'intelligenza connessa" ("The Skin of Culture and Connected Intelligence"). Già docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II dove è stato titolare degli insegnamenti di "Sociologia della cultura digitale" e di "Marketing e nuovi media".