“Le Stampanti 3D unite alla creatività artigiana sono la chiave per una rinascita italiana” afferma Franco Siddi, presidente dell’Osservatorio TuttiMedia. L’incontro di Venezia e il numero di Media Duemila dedicato a questa rivoluzione, che riguarda il manifatturiero, permettono di approfondire i dettagli di questa nuova trasformazione epocale.
Di mondo digitale che contamina il mondo fisico, e ne cambia le regole, parla Gian Paolo Balboni, responsabile del Telecom Italia Future Centre di Venezia dove si svolge l’incontro. “La prima Grande Mutazione quella della comunicazione e dei contenuti, si avviò negli anni ’90 – spiega Balboni – e proprio Media Duemila è stata fra i primi a raccontarle. Oggi il settore che approccia una trasformazione rivoluzionaria è quello della produzione di beni fisici. L’abbassamento dei costi delle stampanti 3D comincia nel 2005, alla scadenza di alcuni brevetti chiave. Dal successivo processo di perfezionamento collaborativo sono nate stampanti in grado di utilizzare componenti plastiche, resine, malte, argille, impasti alimentari di vario tipo, materiali conduttori. Gli scanner 3D a basso costo, che generano direttamente il modello digitale dell’oggetto fisico “misurato” con precisione dell’ordine di 1mm, sono l’ultimo fattore abilitante agli utilizzi di massa del 3D printing”.
Tre le tecnologie abilitanti della rivoluzione digitale del manufacturing (Industry 4.0) che già dal 2020, occuperà un ruolo di primo piano nell’industria mondiale con un impatto economico globale superiore ai 200 miliardi di dollari annui. Nella produzione di oggetti in piccola serie e nelle logiche di personalizzazione estrema (Mass Customization), svincolate dalle economie di scala, che l’AM (additive manifacturing) trova uno dei suoi impieghi ideali e può rappresentare un salto tecnologico fondamentale soprattutto per le imprese innovative, che fanno della flessibilità e della vicinanza al cliente uno dei loro punti di forza.
Le rivoluzioni continue dei nostri giorni sono una costante, Andrea Gumina (MISE) sottolinea infatti che solo pochi anni fa: “Uno studio californiano dichiarava il lavoro di tassista come insostituibile. Oggi abbiamo prototipi di macchine che si guidano da sole. Molti sono i lavori che demanderemo alla macchina, fortunatamente il valore aggiunto portato dal design e soprattutto dall’artigianalità non può essere sostituto dall’intelligenza artificiale”.
Le nuove professioni sono senz’altro influenzate dal questo nuovo mezzo, Milly Tucci (Istituto Piepoli) evidenzia: “Diventa urgente usare questi strumenti di ultima generazione per svecchiare la scuola e combattere gli abbandoni scolastici. In Italia nella popolazione tra 18 e 24 anni l’incidenza degli abbandoni scolastici è del 18,4% l’indicatore è pari al 15,7% per gli italiani, al 44,3% per gli stranieri”.
Le nuove generazioni diventano dei Neet: i Neet sono giovani che non studiano, non lavorano e non si formano (Non in education, employment or training). Secondo i dati ISTAT, la popolazione giovanile italiana (15-29 anni) si caratterizza per una quota di Neet molto elevata, pari al 22,1%, la Germania (10,7%), il Regno Unito e la Francia (14,6% entrambi), ed è più alta anche della Spagna che con il 20,4% si colloca al quintultimo posto dell’Unione Europea (Istat, 2012). L’Unione Europea studia le gravi conseguenze che tutto ciò può generare (Eurofound – NEETs 2012). La Commissione Europea ha previsto che nel 2020 potrebbero mancare 900 mila professionisti ICT, una quantità enorme di competenze che i paesi europei devono riuscire ad acquisire rapidamente per poter rendere l’Europa competitiva a livello mondiale.

Maria Pia Rossignaud