L’ appello alle Istituzioni Europee e ai Primi Ministri degli stati membri della Eisenhower Fellowship è stato lanciato la scorsa settimana da Media Duemila  proprio in occasione della giornata della liberazione, lo commenta Antonio Colombo, membro del Global Network Council della EF, ideatore e promotore dell’appello.

La fondazione Eisenhower Fellowshipè nata nel 1953 per iniziativa di un gruppo di imprenditori americani che, tramite un programma di scambi fra Stati Uniti e il resto del mondo, intendevano creare uno strumento in più di cooperazione internazionale nel segno dei valori che avevano animato la rinascita delle relazioni tra stati dopo la II Guerra Mondiale. La fondazione, che ad oggi conta membri in cento Paesi del mondo tra politici, imprenditori, ricercatori, studiosi, scienziati e alti dirigenti, ha la sua sede centrale a Philadelphia e alcune sedi distaccate nei territori in cui è più attiva.

Da cosa è nata l’idea di preparare quest’appello?

Crediamo che i valori su cui si fonda la EF, tra cui l’abbattimento delle barriere al libero scambio, la cooperazione, le intese sovra-nazionali e anche le collaborazioni tra singoli stati su temi specifici, oggi più che mai siano fondamentali per l’Europa. Stiamo attraversando un momento di difficoltà evidente e drammatica e c’è estremo bisogno di collaborazione interna. L’Unione deve dimostrarsi forte e coesa, deve andare al di là della logica degli aiuti finanziari a breve termine e delle forniture medico/sanitarie. C’è bisogno di un’intesa strategica di lungo termine tra i Paesi membri. La crisi in atto può offrirci un’occasione di rifondazione e di rilancio dell’economia europea, ma bisogna ragionare con una progettualità scevra dall’emergenza, dall’hic et nunc. Ovviamente serve agire anche nel presente, scambiandoci risorse e mettendole a disposizione per un rilancio immediato; a tale proposito in queste settimane ho spesso sentito parlare di “Piano Marshall” e il paragone mi sembra improprio. Durante il “Piano Marshall” c’era un agente esterno, gli USA, che inviava denaro e sostegno, oggi abbiamo bisogno di trovare queste forze all’interno dei nostri confini continentali.

Sembra che però il clima non sia proprio questo.

Il punto è che chi crede nell’Europa non può che essere ottimista, altrimenti non si sarebbe neanche iniziato questo grande sogno. Credo che al di là delle necessità di compiacere una parte della propria opinione pubblica, le classi dirigenti europee siano consapevoli della necessità di restare uniti. Abbiamo bisogno di sognatori e pragmatici: di chi fa un passo alla volta senza dimenticare mai il grande progetto all’orizzonte. Se ci si è riusciti in passato, ci si può riuscire senz’altro oggi. Su questo sono molto fiducioso.

Anche i rapporti tra EU e USA sembrano un po’ deteriorati negli ultimi tempi, non è questo un ulteriore ostacolo a quella comunanza d’intenti di cui parlava prima?

Sicuramente c’è un clima molto diverso rispetto a quello a cui siamo stati abituati. Anche in questo caso, però, bisogna risalire ai valori fondanti. Non c’è dubbio che l’Occidente sia fondato su dei valori comuni che non possono venire meno da un giorno all’altro né da un governo all’altro. Questi valori fondanti resistono e sono proprio loro a ispirare la vicinanza dei Paesi Occidentali e quindi la solidarietà tra Europa e Stati Uniti. Al di là dei momenti di crisi, questa vicinanza è nel DNA delle nostre nazioni.

Il vostro appello ha trovato da subito terreno fertile?

Gli Eisenhower Fellows sono presenti in 17 dei 27 Paesi europei. Di questi 12 hanno aderito da subito e stupirà sapere che proprio gli stati al cui interno il dibattito sulla solidarietà europea è più acceso (ovvero Germania e Olanda), sono stati i primi firmatari. Ciò a dimostrazione del fatto che c’è sempre chi riesce a guardare oltre gli interessi di parte e la contingenza.

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Laureato in “letteratura europea” presso l’università “La Sapienza”di Roma è giornalista freelance e traduttore editoriale, ha collaborato a diversi progetti culturali e artistici come autore e scrittore. Attualmente collabora con Lonely Planet come autore e con Elliot edizioni.